Bruxelles – Crescita modesta in Europa e in Italia con «previsioni significativamente al ribasso». Fortemente condizionata in particolare dalla “guerra dei dazi” e dall’instabilità internazionale relativa alle tensioni con la Russia. Le previsioni economiche di primavera della Commissione europea sono ancora sotto il segno dell’incertezza e assestano un bel taglio rispetto alle stime dello scorso autunno. In Italia, allora, il Pil si dovrebbe confermare di nuovo con una crescita decimale dello 0,7 per cento (pochi mesi fa era quotata all’1) per poi salire lievemente allo 0,9 nel 2026 (in autunno era invece prevista all’1,2). Ben al di sotto della media Ue che registrerà un più 1,1 nel 2025 e un più 1,5 il prossimo anno e dei target fissati dal governo. E con il macigno del debito pubblico che per il nostro Paese – anche a causa del bonus casa - è destinato a diventare ancora più pesante: passerà dal 135,3 per cento del Pil al 136,7 a fine dicembre e poi 138,2 nel 2026. Il deficit scenderà al 3,3 nel 2025 e al 2,9 nel 2026. Previsioni lievemente meno ottimistiche rispetto a quelle dell’esecutivo italiano ma che permetteranno – se rispettate – di uscire dalla procedura per deficit eccessivo tra diciotto mesi.
«Si prevede – si legge nel documento dell’Ue - che la crescita manterrà un ritmo modesto quest’anno e che dovrebbe aumentare nel 2026, nonostante l’aumento dell’incertezza politica globale e delle tensioni commerciali». Larga parte del pessimismo è determinato dalla battaglia commerciale di Trump al punto che il commissario agli affari economici, Valdis Dombrovskis, fa un paragone allarmante: «Le ragioni imprevedibili e apparentemente arbitrarie degli annunci Usa di dazi hanno portato l’economia globale e l’incertezza a livelli che non si erano più visti dal momento più duro della pandemia di Covid». Al momento, peraltro, la Commissione non vede spiragli concreti nel braccio di ferro con Washington.
La buona notizia viene dall’inflazione che in Europa dovrebbe rallentare dal 2,4% del 2024 al 2,1% nel 2025, fino all’1,7% nel 2026. Nel nostro Paese sarà invece all’1,8 quest’anno (nel 2024 era al 1,1) e all’1,5 il prossimo.
L’altra buona notizia riguarda l’occupazione che dovrebbe produrre in tutta l’Unione altri due milioni di posti di lavoro facendo scendere il tasso di disoccupazione al 5,7 nel 2026. In Italia la disoccupazione dovrebbe scendere al 5,9 per cento. Ma attenzione, osserva la Commissione, questo accade «in quanto la forza lavoro cresce meno dell’occupazione totale, nel contesto di un calo dell’età lavorativa» e si assiste ad un incremento dei contratti a tempo determinato. In più ci sarà un rallentamento nella crescita dei salari.
Il disavanzo europeo, in linea con l’Italia lieviterà al 3,3 % nel 2025. Un dato determinato dalla spesa per la difesa. Un altro aspetto, invece, è la pressione fiscale che nel nostro Paese «dovrebbe aumentare marginalmente, di 0,1 punti percentuali».
La Germania sembra uscire lentamente dalla fase recessiva. Il Pil passa dal meno 0,2 del 2024 allo 0 del 2025 al più 1,1 del 2026. La Francia avrà una performance peggiore quest’anno (il Prodotto interno lordo si dimezza allo 0,6 per poi raddoppiare all’1,3 nel 2026) e con un deficit ancora ai massimi del 5,6%. Tra i Paesi più in forma l’Irlanda con una crescita del 3,4% nel 2025 e la Spagna che mantiene un più 2,6.