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Volpin (Sda Bocconi): “Il mercato dell’energia è un’aberrazione, sganciamo le rinnovabili dal gas”

Il docente dopo l’impegno di Meloni a una riforma del sistema: “Non ha senso remunerare idroelettrico e solare sulla base dei prezzi all’ingrosso. Si possono ottenere risparmi in tempi brevi”
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ROMA – «Oggi sul mercato dell’energia c’è un’aberrazione», dice Antonio Volpin, esperto del settore e docente alla Sda Bocconi. «Idroelettrico e altre rinnovabili vengono remunerate con un sistema dei prezzi ormai obsoleto».

Per questo in Italia l’energia costa così tanto?

«Il motivo principale è che la quota di energia prodotta da metano resta il 50%, la più alta d’Europa. Ma il sistema che allinea tutti i prezzi a quelli del gas impedisce che il beneficio delle rinnovabili, più economiche e sempre più diffuse, si trasferisca ai consumatori».

Meloni ha detto che intende rivedere il meccanismo. Può essere riformato?

«Deve esserlo, ma serve una riforma europea che richiede molto tempo».

Dunque?

«Ci sono altri modi. Prendiamo le centrali idroelettriche, …

ROMA – «Oggi sul mercato dell’energia c’è un’aberrazione», dice Antonio Volpin, esperto del settore e docente alla Sda Bocconi. «Idroelettrico e altre rinnovabili vengono remunerate con un sistema dei prezzi ormai obsoleto».

Per questo in Italia l’energia costa così tanto?

«Il motivo principale è che la quota di energia prodotta da metano resta il 50%, la più alta d’Europa. Ma il sistema che allinea tutti i prezzi a quelli del gas impedisce che il beneficio delle rinnovabili, più economiche e sempre più diffuse, si trasferisca ai consumatori».

Meloni ha detto che intende rivedere il meccanismo. Può essere riformato?

«Deve esserlo, ma serve una riforma europea che richiede molto tempo».

Dunque?

«Ci sono altri modi. Prendiamo le centrali idroelettriche, che hanno solo costi fissi: si potrebbero remunerare come le reti, garantendo un ritorno sull’investimento, anziché sulla base dei prezzi all’ingrosso. Il costo si dimezzerebbe e avremmo già tolto dal mercato energia pari al 15% della domanda italiana. Lo stesso si può fare con gli impianti rinnovabili arrivati a fine incentivazione o con l’energia importata, per lo più nucleare».

È il famoso disaccoppiamento chiesto dagli industriali?

«Non completo, ma sarebbe energia “sganciata” dal mercato. Consentirebbe grandi risparmi in tempi abbastanza brevi, senza cambiare le regole».

I produttori di energia si oppongono.

«Se scendono i prezzi loro e i distributori guadagneranno meno, ma gli investimenti sarebbero comunque garantiti in maniera equa. Aggiungerei un’altra cosa».

Cosa?

«Il governo dovrebbe aprire un’indagine anche sul mercato al dettaglio, come fece Londra dodici anni fa quando c’erano prezzi alti e le aziende facevano profitti record. Stabilì che il sistema garantiva rendite e introdusse un tetto ai prezzi».

Soluzione replicabile?

«Perché no, era il Regno Unito mica la Corea del Nord. Si potrebbero almeno studiare meccanismi che leghino più strettamente i prezzi ai costi».

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