Roma - La revisione del Pnrr colpisce le infrastrutture. Piccole e grandi. Tutte strategiche.
Il conto da pagare prende forma nelle 260 pagine della proposta di rimodulazione che il governo italiano ha inviato alla Commissione europea. La traccia: obiettivi ridimensionati e tempi più lunghi. Come per le colonnine elettriche, ridotte da 21.355 a 12 mila. E quindi 9.355 punti di ricarica in meno rispetto agli impegni presi nel 2021.
L’installazione nelle città e sulle strade extra-urbane sarà completata entro il 30 giugno 2026, sei mesi più tardi rispetto alla tabella di marcia iniziale. Non sono bastati tre avvisi pubblici e - sottolinea l’esecutivo - “l’accoglimento di molte richieste degli operatori”: la partecipazione è stata “scarsa”. Per questo il taglio dell’investimento, che potrà contare solo su 144 milioni rispetto ai 741,3 milioni iniziali.
Roma - La revisione del Pnrr colpisce le infrastrutture. Piccole e grandi. Tutte strategiche.
Il conto da pagare prende forma nelle 260 pagine della proposta di rimodulazione che il governo italiano ha inviato alla Commissione europea. La traccia: obiettivi ridimensionati e tempi più lunghi. Come per le colonnine elettriche, ridotte da 21.355 a 12 mila. E quindi 9.355 punti di ricarica in meno rispetto agli impegni presi nel 2021.
L’installazione nelle città e sulle strade extra-urbane sarà completata entro il 30 giugno 2026, sei mesi più tardi rispetto alla tabella di marcia iniziale. Non sono bastati tre avvisi pubblici e - sottolinea l’esecutivo - “l’accoglimento di molte richieste degli operatori”: la partecipazione è stata “scarsa”. Per questo il taglio dell’investimento, che potrà contare solo su 144 milioni rispetto ai 741,3 milioni iniziali.
La scure colpisce anche le infrastrutture energetiche. Il progetto di interconnessione elettrica Zaule (Italia)-Dekani (Slovenia) finisce fuori dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Per l’operatore “non ha una redditività accettabile” e il governo prende atto che è venuto meno “il presupposto di finanziabilità dell’investimento sia da parte pubblica che da parte privata”. Più risorse, invece, per i progetti Somplago-Würmlach (Austria) e Redipuglia -Vrtojba (Slovenia): le opere, però, avranno bisogno di più tempo per essere realizzate.
Difficoltà anche per l’utilizzo dell’idrogeno verde, a emissioni zero, nei settori industriali più inquinanti e difficili da riconvertire. Il documento dell’esecutivo parla di “chiaro fallimento del mercato”: le risorse scenderanno da 1 miliardo a 360 milioni.
Altre infrastrutture saranno completate entro la scadenza del 30 giugno 2026, ma a quella data l’Italia non potrà più assicurare la loro entrata in funzione. Ecco perché ha chiesto all’Ue di legare il raggiungimento dell’obiettivo alla conclusione dei lavori. È il caso di tre telescopi “ad alte prestazioni in grado di identificare oggetti spaziali” e dell’elettrificazione delle banchine nei porti.