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Lancette infuocate in casa Swatch: gli eredi del fondatore sotto tiro per il calo delle vendite

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Gli altri soci contestano ai vertici una gestione troppo famigliare dell’azienda, alle prese con un drastico calo dell’utile nel 2024
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Il 2024 è stato un anno problematico per l’industria orologiera svizzera, contrassegnato da un calo complessivo delle esportazioni del 3%. La contrazione delle vendite sul mercato cinese è la causa principale di questa situazione. Paradossalmente, tuttavia, come fa notare il quotidiano Le Temps di Ginevra, che fa un salto indietro di un quarto di secolo, all’anno 2000, allora si vendettero 29,6 milioni di orologi svizzeri, contro i 16,9 milioni dello scorso anno.

Nonostante ciò, 25 anni dopo, a fronte di un calo di poco meno della metà delle vendite, è quasi triplicato il valore degli orologi venduti: dai 9,2 miliardi di franchi del 2000 ai 25,5 miliardi del 2024. A tenere in piedi la baracca, sono i prodotti di lusso, i cui prezzi sono il più delle volte a molti zeri. Parliamo, in particolare, di Rolex, Patek Philippe e Audemars Piguet “per i quali- scrive Le Temps -il franco forte non costituisce un freno all’acquisto da parte dei clienti danarosi”.

Il 2024 è stato un anno problematico per l’industria orologiera svizzera, contrassegnato da un calo complessivo delle esportazioni del 3%. La contrazione delle vendite sul mercato cinese è la causa principale di questa situazione. Paradossalmente, tuttavia, come fa notare il quotidiano Le Temps di Ginevra, che fa un salto indietro di un quarto di secolo, all’anno 2000, allora si vendettero 29,6 milioni di orologi svizzeri, contro i 16,9 milioni dello scorso anno.

Nonostante ciò, 25 anni dopo, a fronte di un calo di poco meno della metà delle vendite, è quasi triplicato il valore degli orologi venduti: dai 9,2 miliardi di franchi del 2000 ai 25,5 miliardi del 2024. A tenere in piedi la baracca, sono i prodotti di lusso, i cui prezzi sono il più delle volte a molti zeri. Parliamo, in particolare, di Rolex, Patek Philippe e Audemars Piguet “per i quali- scrive Le Temps -il franco forte non costituisce un freno all’acquisto da parte dei clienti danarosi”.

A soffrire, invece, sono quei marchi, come Swatch, la cui gamma di prodotti, nonostante la presenza di nomi storici dell’industria orologiera quali Omega, Tissot, Longines e Rado, accusano più pesantemente il calo delle vendite, in quanto il loro target è costretto a fare i conti con l’aumento dei prezzi, provocato dalla continua crescita del valore del franco. Oggi a Bienne, nel Canton Berna, si è svolta l’assemblea degli azionisti di quello che è, pur sempre, il principale gruppo orologiero svizzero, con 32 mila dipendenti in 50 Paesi.

Un’assemblea preceduta da polemiche e dalla contestazione della famiglia Hayek che dal 1983, quando venne fondata l’azienda, la tiene saldamente in pugno. Alla guida di Swatch c’è il 70 enne Nick Hayek, figlio del fondatore e suo omonimo, il geniale imprenditore di origine libanese che, all’inizio degli anni ’80, inventando gi orologi in plastica da 50 franchi, diventati in fretta molto trendy, costituì un argine all’assalto della concorrenza giapponese.

Lineamenti tirati, sigaro Havana perennemente acceso, capigliatura alla Gordon Gekko, il finanziere senza scrupoli del film “Wall Street” di Oliver Stone, Nik Hayek jr ha un passato da cineasta, avendo prodotto e diretto, nel ’92, “Family Express”, pellicola di scarso successo interpretata da un Peter Fonda al tramonto.

Se quando era un figlio di papà non gli andò bene con il cinema, oggi il boss di Swatch sta passando i suoi guai come imprenditore. Lo scorso anno il gruppo da lui diretto insieme alla sorella, la 74 enne Nayla, ha registrato un calo dei ricavi del 14,6%, mentre l’utile netto è sceso dagli 890 milioni di franchi del 2023, a 219 milioni. A sottolineare la crisi c’è anche la flessione del 24%, accusata negli ultimi 12 mesi, dall’azione di Swatch, alla borsa di Zurigo.

La famiglia sotto tiro

Questi numeri impietosi sono in parte dovuti alla contrazione del mercato cinese. In parte perche, alcuni analisti ed investitori, come ha potuto constatare il Financial Times, accusano gli Hayek di guidare un gruppo che fattura quasi 7 miliardi di franchi come se fosse un’azienda famigliare. Il finanziere statunitense Steven Wood, che possiede lo 0,5% delle azioni di Swatch e che vorrebbe entrare a far parte del consiglio di amministrazione, portando idee nuova, è stato stoppato dai fratelli Hayek, che non lo vogliono perché, in quanto americano, non ha legami con la Svizzera. Inoltre, per escluderlo, è stato evocato il fatto che Wood è membro del Cda di Leonardo, azienda che produce anche armamenti che rischierebbe di proiettare un’immagine negativa su Swatch. ll risultato è che Wood non è entrato nel board, al cui interno debutterà invece il figlio di Nayla Hayek, Marc.

Insomma, gli Hayek vanno avanti da soli, credono in una ripresa del marcato e per questo, contrariamente ad altri gruppi hanno evitato tagli del personale e chiusure dei siti di produzione. Dietro la nuvola di fumo del suo sigaro Nick Hayek ha ammesso il crollo delle vendite sul mercato cinese ma ha rifiutato di parlare di crisi. “Ci rifaremo negli Stati Uniti e in India”, ha detto.

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