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Northvolt annuncia la chiusura: produrrà batterie fino al 30 giugno

(reuters)

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Il colosso svedese aveva aperto il fallimento a metà marzo, continuando però l’attività nello stabilimento di Skelleftea in attesa di un acquirente
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ROMA – Il colosso svedese delle batterie per auto elettriche si arrende. Dopo aver aperto istanza di fallimento lo scorso 12 marzo, Northvolt cesserà del tutto la produzione il prossimo 30 giugno. L’azienda, che rappresentava la speranza dell’Europa di recuperare terreno in quel segmento di mercato rispetto all’Asia, non ha retto alla crisi del settore. E neanche ai troppi errori manageriali, che hanno reso la già difficile sfida impossibile da affrontare.

Non sono bastati i 15 miliardi di dollari di investimenti che l’azienda, con ambizioni di diventare leader nella produzione europea ed ecologica di batterie, ha attirato dal 2016 a fine 2024. Negli ultimi mesi Northvolt, ormai in bancarotta, ha tagliato il personale e ridotto la produzione per soddisfare il suo ultimo cliente rimasto, i costruttori d’auto…

ROMA – Il colosso svedese delle batterie per auto elettriche si arrende. Dopo aver aperto istanza di fallimento lo scorso 12 marzo, Northvolt cesserà del tutto la produzione il prossimo 30 giugno. L’azienda, che rappresentava la speranza dell’Europa di recuperare terreno in quel segmento di mercato rispetto all’Asia, non ha retto alla crisi del settore. E neanche ai troppi errori manageriali, che hanno reso la già difficile sfida impossibile da affrontare.

Non sono bastati i 15 miliardi di dollari di investimenti che l’azienda, con ambizioni di diventare leader nella produzione europea ed ecologica di batterie, ha attirato dal 2016 a fine 2024. Negli ultimi mesi Northvolt, ormai in bancarotta, ha tagliato il personale e ridotto la produzione per soddisfare il suo ultimo cliente rimasto, i costruttori d’auto svedesi Scania. Nel frattempo sperava di trovare un acquirente, per salvare almeno in parte le attività. Ma la dipendenza dagli ordini di un unico compratore è diventata insostenibile, come ha ammesso il curatore fallimentare Mikael Kubu, che sta gestendo la procedura.

"Grazie al supporto della clientela esistente, il destinatario è stato in grado di continuare la produzione di celle per batterie con un numero limitato di dipendenti – si legge nella nota in cui viene annunciata la chiusura – questa soluzione non è sostenibile a lungo termine né per nessuna delle parti interessate, né per il curatore fallimentare". In questi ultimi 40 giorni verrà ridotta progressivamente la realizzazione di celle per batterie, fino all’interruzione totale il 30 giugno.

Il lavoro ora era concentrato nella sede principale a Skelleftea, nel nord della Svezia, quasi 800 chilometri sopra Stoccolma. Con l’aumentare dei debiti e il tagli agli ordini, Kubu aveva deciso la riduzione del personale da 5 mila a 1.700 dipendenti circa. "Gli sforzi per identificare un acquirente continuano", ha aggiunto.

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