Milano – L’Ops di Unicredit su Banco Bpm sta mettendo a nudo tutti i limiti della disciplina sul Golden power. Cioè di quell’insieme di leggi e decreti che assegnano al governo poteri speciali per salvaguardare la sicurezza nazionale nei settori strategici dell’economia. La confusione è tale che, come ha rilevato un recente studio di Assonime, negli ultimi anni si è assistito a una proliferazione di notifiche “prudenziali” alla Presidenza del Consiglio dei ministri (Pcm) che, una volta vagliate, sono state ritenute non dovute in quanto non rientranti nell’ambito di applicazione della normativa. Erano ben il 55% delle notifiche ricevute nel 2023 e il 46% nel 2024.
Assonime propone dunque «un riordino della disciplina in un Testo Unico che realizzi il coordinamento con le normative di settore e uniformi, ove possibile, le definizioni della disciplina nazionale con quelle del quadro Ue». Da realizzare attraverso lo strumento del decreto legislativo. Ma la volontà politica di andare in …
Milano – L’Ops di Unicredit su Banco Bpm sta mettendo a nudo tutti i limiti della disciplina sul Golden power. Cioè di quell’insieme di leggi e decreti che assegnano al governo poteri speciali per salvaguardare la sicurezza nazionale nei settori strategici dell’economia. La confusione è tale che, come ha rilevato un recente studio di Assonime, negli ultimi anni si è assistito a una proliferazione di notifiche “prudenziali” alla Presidenza del Consiglio dei ministri (Pcm) che, una volta vagliate, sono state ritenute non dovute in quanto non rientranti nell’ambito di applicazione della normativa. Erano ben il 55% delle notifiche ricevute nel 2023 e il 46% nel 2024.
Assonime propone dunque «un riordino della disciplina in un Testo Unico che realizzi il coordinamento con le normative di settore e uniformi, ove possibile, le definizioni della disciplina nazionale con quelle del quadro Ue». Da realizzare attraverso lo strumento del decreto legislativo. Ma la volontà politica di andare in tale direzione è molto flebile, in questo momento.
Così si procede a tentoni. Il governo ha emesso il 18 aprile scorso un Dpcm che pone paletti molto limitanti a Unicredit nel caso riuscisse a integrare Banco Bpm. Secondo molti giuristi sconfinando dall’ambito della sicurezza nazionale e senza pareri espliciti da parte di Banca d’Italia e Consob. Poi il governo ha negato, finora, una trattativa a Unicredit per cercare una soluzione più morbida. Quindi, temendo che la Ue nell’ambito della procedura sulla Concorrenza in corso possa intervenire in base all’art. 21, 4 comma del regolamento europeo, ha chiesto che la pratica sia avocata dall’autorità nazionale (Agcm). Infine la Consob ha concesso un mese in più a Unicredit per chiarire se il Golden power bloccherà la sua offerta, visto che i risparmiatori devono essere informati prima di aderire all’Ops.
Ora sarà interessante vedere se il 4 giugno la Ue farà sapere qualcosa sull’eccedenza di filiali da vendere in caso di fusione Unicredit-Bpm. Se sì, scatteranno altri 14 giorni per una autorizzazione finale in cui la DgComp potrà esprimersi anche in merito al Golden power. Se non lo farà vuol dire che restituirà il fascicolo in mano all’Agcm e dovrà dirlo entro il 19 giugno. Una giungla fotografata così da Assonime: «Nelle ipotesi in cui si instaurino rapporti di specialità tecnica tra Golden power e le discipline di settore, con conseguente poliscrutinio amministrativo da parte della Pcm e di altre autorità nazionali competenti, si possono ravvisare alcune criticità pratiche relative ai termini da rispettare, agli eventi rilevanti che determinano l’obbligo di notifica e ai rimedi imposti nell’ambito dei procedimenti, specie se tra di loro confliggenti». Una matassa molto difficile da sbrogliare.