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Dazi, Bruxelles non arretra: basta minacce inutili. Risposta uguale e contraria

Palazzo Berlaymont, sede della Commissione Ue a Bruxelles 

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Sefcovic: “Siamo pronti a difendere i nostri interessicrediamo nel dialogo”. Bessent punta dividere il fronte dei Ventisette
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BRUXELLES – “Noi continuiamo a dialogare e a negoziare ma se Trump insiste porremo dazi nella stessa misura. Uguali e contrari”. Questa volta l’Unione europea non se lo aspettava. La convinzione generale era che si potesse trovare un’intesa entro giugno. L’annuncio del presidente americano ha invece messo il tavolo a soqquadro e il messaggio della Commissione è quello delle settimane scorse: risponderemo con le stesse misure. E sul tavolo c’è già la lista di controdazi preparata a inizio di maggio per un valore di 100 miliardi di euro. E per di più si potrà ricorrere a tutti i possibili provvedimenti contro le Big Tech.

Il commissario al Commercio, Maros Sefcovic, ieri ha parlato con i due negoziatori americani, Jamieson Greer e Howard Lutinick, ribadendo che «l’Ue è pienamente coinvolta, decisa a garntire un…

BRUXELLES – “Noi continuiamo a dialogare e a negoziare ma se Trump insiste porremo dazi nella stessa misura. Uguali e contrari”. Questa volta l’Unione europea non se lo aspettava. La convinzione generale era che si potesse trovare un’intesa entro giugno. L’annuncio del presidente americano ha invece messo il tavolo a soqquadro e il messaggio della Commissione è quello delle settimane scorse: risponderemo con le stesse misure. E sul tavolo c’è già la lista di controdazi preparata a inizio di maggio per un valore di 100 miliardi di euro. E per di più si potrà ricorrere a tutti i possibili provvedimenti contro le Big Tech.

Il commissario al Commercio, Maros Sefcovic, ieri ha parlato con i due negoziatori americani, Jamieson Greer e Howard Lutinick, ribadendo che «l’Ue è pienamente coinvolta, decisa a garntire un accordo che vada bene a entrambi, La Commissione è pronta a lavorare in buona fede. Le relazioni commerciali Ue-Usa sono ineguagliabili e devono essere guidate dal rispetto reciproco, non dalle minacce. Siamo pronti a difendere i nostri interessi».

Secondo Palazzo Berlaymont, inoltre, i dati diffusi dalla Casa Bianca non sono veri. I 250 miliardi di dollari di deficit commerciale denunati dal tycoon non sono reali. Nel 2023 ammontava a 48 miliardi e nel 2024 è intorno ai 90. Considerando tra l’altro che nel settore dei servizi, ossia quelli ad alto contenuto tecnologico forniti proprio dalle Big Tech, il surplus americano è superiore ai 100 miliardi.

La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha chiamato diversi leader dell’Unione, compresa la premier italiana Giorgia Meloni. La quale ha invitato l’inquilina di Palazzo Berlaymont a gestire il dossier in prima persona. Anche per condividere le difficoltà provocate dalla mossa di Washington che ha depotenziato il vertice a Palazzo Chigi con il vicepresidente americano Vance e la stessa von der Leyen.

Il ruolo italiano di “mediazione” non sembra infatti aver sortito effetti.«Sapevamo – ha detto il polacco Michal Baranowski, della presidenza di turno dell’Ue - che si sarebbe trattato di una situazione dinamica. Dinanzi alle montagne russe rimaniamo uniti. Non credo che ci sia nulla di definitivo». Per il commissario alla difesa, Kubilius, si tratta solo di «tattiche negoziali diverse».

Anche la Francia chiede di abbassare i toni. «In un periodo di negoziati tra Ue e Usa le nuove minacce di aumento dei dazi di Donald Trump non portano alcun aiuto», scrive il ministro per il Commercio estero, Laurent Saint-Martin. Ma avverte: «Siamo pronti a rispondere». Una posizione comune con la Germania. «I dazi di Trump non aiutano nessuno – ha sottolineato il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul - non fanno altro che danneggiare lo sviluppo economico di entrambi i mercati. Continuiamo a portare avanti i negoziati e a sostenere la Commissione Europea. Vogliamo difendere l’Europa e il mercato europeo, esercitando allo stesso tempo il nostro potere di persuasione in America».

La Commissione e i governi europei puntano allora in primo luogo a mantenere l’unità. Le parole del segretario statunitense al Tesoro, Scott Bessent, hanno generato un po di nervosismo. «L’Ue – sono state le sue parole - ha un problema di azione collettiva. Ha 27 Paesi, ma sono rappresentati da questo unico gruppo a Bruxelles. Quindi, alcuni dei feedback che ho ricevuto sono che i Paesi sottostanti non sanno nemmeno cosa l’Ue stia negoziando per loro conto».

Il sospetto di Bruxelles, dunque, è che sia in corso nuovamente il tentativo di dividere i membri dell’Unione. Anche perché sia il commissario Sefcovic, sia diversi funzionari dell’esecutivo europeo si sono trovati più volte a discutere con interlocutori senza un mandato chiaro. L’altro aspetto riguarda i motivi per i quali il capo Usa ha deciso di infrangere la tregua che sarebbe terminata a luglio. Molti “negoziatori” europei temono che la guerra in Ucraina e il prossimo vertice Nato in Olanda siano alla base delle intemperanze trumpiane. Un modo per alzare la tensione e far capire agli alleati europei che non possono insistere nella linea intransigente in difesa di Kiev e che devono offrire rapidamente garanzie sull’aumento dei contributi a favore dell’Alleanza Atlantica. La soglia del 2 per cento del Pil appartiene ormai al passato.

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