Dazi, Urso: “Alle aziende più colpite dalla guerra commerciale 25 miliardi dai fondi Pnrr”
dal nostro inviato Giuseppe ColomboTRENTO - “Il rischio di un’escalation esiste, va scongiurato». Il ministro delle Imprese Adolfo Urso, sui dazi americani al 50%, afferma: «Ci vogliono cautela, responsabilità, unità di intenti». Urso guarda soprattutto ai «danni irreparabili che subirebbero i sistemi economici dei due continenti» in caso di fallimento dei negoziati Usa-Ue. «Ma - sottolinea - la guerra commerciale arrecherebbe anche gravi conseguenze politiche, in prima istanza sulla difesa comune, mentre perdura la guerra in Europa».
Qual è la linea del governo?
“Ci vuole un’intesa politica, prima ancora che commerciale. Non è solo una questione di dazi, ovviamente, come dimostrano gli altri negoziati in corso. Occorre parlare lo stesso linguaggio, condividere gli stessi obiettivi, avere chiara qual è la scala delle priorità. Il negoziato è innanzitutto politico, poi vengono le formule, le tabelle e i numeri”.
La premier Meloni rivendica un filo diretto con Trump. Serve anche una trattativa bilaterale Italia-Usa?
“Il …
TRENTO - “Il rischio di un’escalation esiste, va scongiurato». Il ministro delle Imprese Adolfo Urso, sui dazi americani al 50%, afferma: «Ci vogliono cautela, responsabilità, unità di intenti». Urso guarda soprattutto ai «danni irreparabili che subirebbero i sistemi economici dei due continenti» in caso di fallimento dei negoziati Usa-Ue. «Ma - sottolinea - la guerra commerciale arrecherebbe anche gravi conseguenze politiche, in prima istanza sulla difesa comune, mentre perdura la guerra in Europa».
Qual è la linea del governo?
“Ci vuole un’intesa politica, prima ancora che commerciale. Non è solo una questione di dazi, ovviamente, come dimostrano gli altri negoziati in corso. Occorre parlare lo stesso linguaggio, condividere gli stessi obiettivi, avere chiara qual è la scala delle priorità. Il negoziato è innanzitutto politico, poi vengono le formule, le tabelle e i numeri”.
La premier Meloni rivendica un filo diretto con Trump. Serve anche una trattativa bilaterale Italia-Usa?
“Il negoziato è compito della Commissione, alla quale va il nostro supporto affinché si percorra la strada giusta. L’azione bilaterale può contribuire a facilitarlo, come ha ben fatto sinora proprio Giorgia Meloni, anche grazie al rapporto personale con Trump”.
Un accordo con i dazi al 10% può essere un buon compromesso per l’Italia?
“È quanto già raggiunto dalla Gran Bretagna nel loro negoziato bilaterale: un’indicazione sulla via da percorrere. Ma i termini sono più ampi e non possono ridursi a una quota. Ci sono ben altre questioni in campo: dagli aspetti regolatori a quelli della sicurezza, alle catene di approvvigionamento, fino alla stessa politica industriale europea, che dovremo comunque rivedere, subito e senza infingimenti. Sono d’accordo con Orsini: occorre eliminare i “dazi interni” che il Green Deal ci ha imposto. Occorre uno shock di semplificazione o saremo stritolati”.
I satelliti di Musk devono finire sul tavolo della trattativa per alleggerire il conto per l’Italia o le partite vanno tenute separate?
“La politica spaziale non è competenza della Commissione, anche se sarà necessaria una legge spaziale europea, come proprio noi, con la Germania, abbiamo chiesto in uno specifico documento di indirizzo. Oggi ne parlerò a Roma con il vicepresidente Kubilius, durante la visita ai nostri siti spaziali e poi nella sua audizione in Parlamento”.
Starlink è pronta ad arrivare sui treni italiani. Sarà coinvolta anche in altri progetti in Italia?
“L’Italia è aperta - come gli altri Paesi europei - alle attività dei privati, che sono regolate dalla legge. Prioritario è sempre garantire la sicurezza nel controllo dei dati e delle informazioni”.
A pagare il conto dei dazi sono le imprese. A quali misure state pensando per aiutarle?
“Abbiamo già previsto la riprogrammazione dei fondi Pnrr e di Coesione e stiamo indirizzando in tal senso anche le risorse del Fondo sociale per il clima. Pensiamo di giungere a 25 miliardi in più per le imprese. Quando poi avremo contezza di quali saranno effettivamente i dazi nei singoli settori, potremo sviluppare un’azione compensativa mirata e quindi efficace”.
Per Salvini bisogna mettere in conto la nazionalizzazione dell’ex Ilva di Taranto. È d’accordo?
“Il problema non è la natura del capitale, ma le condizioni della produzione. È necessaria un’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale ndr) che sia economicamente sostenibile e quindi fondata su un Accordo di programma con Regione ed enti locali che preveda una nave rigassificatrice al porto di Taranto, al fine di consentire la piena decarbonizzazione del sito siderurgico con la realizzazione graduale di tre forni elettrici alimentati da altrettanti DRI. E questo va fatto a prescindere di qualunque sia la natura del capitale e il colore degli azionisti. Senza gas non c’è acciaio green, pubblico o privato che sia”.
Quanto tempo è disposto a concedere il governo al negoziato in corso con gli azeri di Baku Steel?
“Ci sono tre condizioni che dobbiamo garantire a qualunque interlocutore: la certezza del gas, un’Aia economicamente sostenibile e il mantenimento della produzione nella fase di transizione per non perdere quote di mercato. Se riusciremo a garantire queste condizioni, preliminari per qualunque investitore, il negoziato potrà concludersi anche a luglio. Poi saranno necessari altri tre mesi per ottenere il via libera dell’Antitrust europeo ed esaminare il dossier sotto il profilo del golden power, l’unico strumento che garantisce appieno la sicurezza nazionale e quindi lo Stato”.