"L'AI di Google è un furto", così gli editori Usa danno battaglia
Alessandro LongoROMA – Google annuncia che userà sempre più l’intelligenza artificiale, cambiando il modo in cui il mondo cerca sul web, e gli editori hanno perso la pazienza. “È un furto”, afferma la News Media Alliance, che raccoglie alcuni dei principali editori americani, interpretando un pensiero di molti (tra editori ed esperti di copyright). E ora invoca l’intervento delle autorità.
L’annuncio di Google
Mercoledì “Google ha annunciato una nuova funzionalità chiamata modalità AI, che consentirà agli utenti di interagire con il suo motore di ricerca come se fosse un chatbot dotato di intelligenza artificiale”, scrive sul proprio sito l’associazione. “Questa nuova funzionalità offrirebbe agli utenti informazioni e risposte alle loro domande senza la serie di link offerti dalla tradizionale ricerca Google, privando ulteriormente gli editori di contenuti originali sia del traffico che delle entrate”. “I link erano l'ultima qualità positiva della ricerca che garantiva traffico e introiti agli editori”, aggiunge Danielle Coffey, presidente e amministratore delegato della News Media Alliance.
I contenuti presi con la forza
“Ora Google si appropria dei contenuti con la forza e li utilizza senza alcun ritorno, il che è la definizione stessa di furto. Le misure correttive del Dipartimento di Giustizia devono affrontare questo problema per impedire il dominio continuato di Internet da parte di una sola azienda”. Già ora, da marzo anche in Italia, Google risponde ad alcune ricerche dell’utente con AI Overviews, una risposta fatta con l’AI. Google però ora dice che farà il passo successivo: integrare un’intelligenza artificiale chatbot direttamente nel motore di ricerca, chiamata AI Mode. Lo fa già con gli utenti Usa e si appresta a farlo anche da noi. Il problema: l’AI di Google risponde sintetizzando e mettendo assieme contenuti degli stessi editori web, a cui ruba però il traffico.
Molti studi lo confermano
Secondo uno studio di Digital Content Next, il tasso di clic per il primo risultato organico su Google (tolta quindi la pubblicità) è passato dal 7,3% nel marzo 2024 al 2,6% nel marzo 2025 quando è presente un'AI Overview. Un calo del 34,5%.
Un'analisi di Advanced Web Ranking ha rilevato che le AI Overviews sono apparse nel 42,5% dei risultati di ricerca nel quarto trimestre del 2024, con una conseguente diminuzione dei clic per le ricerche informative, appunto quelle che riguardano i giornali. Ahrefs, analizzando 300.000 parole chiave, ha riscontrato una diminuzione del 34,5% dei clic Google per la prima posizione nei risultati di ricerca quando è presente un'AI Overview. Il danno è maggiore per le ricerche informative Amsive in uno studio su 700.000 parole chiave, ha osservato una riduzione media del 15,49% dei clic. Infine, un rapporto di Enders Analysis ha evidenziato che circa la metà degli editori ha registrato una riduzione del traffico di ricerca, con gli utenti che si affidano sempre più ai riassunti generati dall'IA, riducendo la necessità di cliccare sui link originali.
Google va dritta per la sua strada
Elizabeth Reid, responsabile di Google Search, continua però a dire che va tutto bene. “Vediamo che i clic sono di qualità superiore, perché gli utenti non cliccano su una pagina web per poi abbandonarla immediatamente. Trascorrono più tempo su quei siti e vediamo una maggiore diversità di siti web che emergono”, dice in una recente intervista. Ha inoltre affermato che le AI Overviews possono incoraggiare ricerche più approfondite e offrire nuove opportunità per editori e creatori di contenuti. Google va dritta per la sua strada. Per di più, non lascia alternative reali. Questa settimana, un documento interno divulgato nell'ambito del processo antitrust contro Google per il suo dominio nel settore della ricerca ha rivelato che l'azienda ha deciso di non chiedere agli editori il permesso di includere i loro lavori nelle sue funzionalità di ricerca basate sull'intelligenza artificiale, come riportato da Bloomberg. Gli editori che non desiderano che i loro contenuti siano inclusi nelle funzionalità basate sull'intelligenza artificiale dovranno invece rinunciare completamente ai risultati di ricerca. Gli editori sembrano quindi sempre più intenzionati a dare battaglia. E dato che Google non pare volere scendere a compromessi, la risposta arriverà – probabilmente – dalle corti di giustizia, per la presunta violazione del copyright.