La Ue pronta a trattare su Cina e bond Usa. “Ma non cederemo sulle tariffe al 10%”
dalla nostra inviata Rosaria AmatoBrando Benifei, presidente della delegazione per i rapporti con gli Stati Uniti del Parlamento Europeo
TRENTO – L’Europa «deve mantenere il sangue freddo, e far capire che non si farà bullizzare». Brando Benifei (Pd), eurodeputato alla terza legislatura, è il presidente della delegazione per i rapporti con gli Stati Uniti del Parlamento Europeo, ed è anche l’unico italiano che fa parte della delegazione Ue che domani andrà a Washington a trattare con il governo Usa.
Prima di ripartire da Trento, dove ha partecipato come relatore al Festival dell’Economia, approfondisce con Repubblica i temi sul tavolo, a cominciare dalla minaccia di dazi al 50% per l’Europa: «È un bluff — assicura Benifei quando ancora non sa che qualche ora dopo Trump annuncerà di avere accettato la richiesta di proroga al 9 luglio della sospensione — perché il presidente Usa non si può permettere che l’Europa in risposta tassi la pubblicità e limiti la vendita dei servizi finanziari e digitali dei colossi americani, che in Europa hanno in diversi casi guadagni più ampi che negli Stati Uniti».
TRENTO – L’Europa «deve mantenere il sangue freddo, e far capire che non si farà bullizzare». Brando Benifei (Pd), eurodeputato alla terza legislatura, è il presidente della delegazione per i rapporti con gli Stati Uniti del Parlamento Europeo, ed è anche l’unico italiano che fa parte della delegazione Ue che domani andrà a Washington a trattare con il governo Usa.
Prima di ripartire da Trento, dove ha partecipato come relatore al Festival dell’Economia, approfondisce con Repubblica i temi sul tavolo, a cominciare dalla minaccia di dazi al 50% per l’Europa: «È un bluff — assicura Benifei quando ancora non sa che qualche ora dopo Trump annuncerà di avere accettato la richiesta di proroga al 9 luglio della sospensione — perché il presidente Usa non si può permettere che l’Europa in risposta tassi la pubblicità e limiti la vendita dei servizi finanziari e digitali dei colossi americani, che in Europa hanno in diversi casi guadagni più ampi che negli Stati Uniti».
Non solo una tecnica negoziale però: «Il presidente deve chiudere nel giro di pochi mesi. Ho parlato con diversi esponenti repubblicani del Congresso, che non sono disposti a dare credito illimitato a Trump: temono l’impatto sulle elezioni di Midterm».
Sotto la spada di Damocle, Trump sta provando una tattica nuova, spiega Benifei: «Il suo sembra più un tentativo di dividere i Paesi Ue. Non perché speri in trattative singole, ormai ha capito che a trattare è Bruxelles. Ma conta sulle pressioni che alcuni Paesi, dall’Italia all’Ungheria, possono esercitare sulla Commissione cercando di ammorbidirla». «È la ragione per cui, quando durante le trattative esprimo la posizione Ue, qualcuno si spazientisce e mi dice “fortunatamente non tutti gli italiani la pensano come lei”», confessa.
Ma cosa fa davvero spazientire gli americani? «Noi non intendiamo cedere sui dazi al 10%, che metterebbero in crisi una parte importante del nostro export — ribadisce l’eurodeputato – . E non faremo alcun passo indietro sulle leggi a tutela dei consumatori europei». Maggiori aperture, invece, possono esserci «su accordi a tutela della sicurezza delle filiere di approvvigionamento di prodotti come i semiconduttori, che isolino la Cina».
E non si esclude neanche la possibilità di acquistare una certa quantità di buoni del Tesoro Usa, perché «la sostenibilità del debito americano sta diventando una delle questioni in gioco», rileva Benifei. Concludendo che «possiamo trattare ancora due mesi, ma va chiarito che siamo pronti a imporre dazi importanti. Siamo alleati, non siamo disposti ad accettare il tipo di minacce che di solito vengono riservate agli avversari».