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La Perla, vincono le operaie: un miliardario americano per il marchio di lingerie

Il tavolo La Perla con il ministro Adolfo Urso a Bologna

 

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Un ex manager di una società di software statunitense ha rilevato la società emiliana. La presentazione il 10 giugno al Mimit
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BOLOGNA – Nella sala Arci alla periferia bolognese dove le lavoratrici si riuniscono in assemblea, le sindacaliste che hanno seguito passo passo la crisi dell’azienda esultano: «Ce l’abbiamo fatta». Ed è veramente un sollievo per La Perla, azienda storica dell’intimo di lusso che ne ha passate tante e ora può guardare, pur con tutta la prudenza necessaria, con più fiducia al futuro. Ad annunciare la svolta è stato ieri il ministro delle Imprese Adolfo Urso, presentandosi di prima mattina nella fabbrica di Bologna per incontrare istituzioni locali e sindacati. «La Perla è salva — spiega — abbiamo individuato una soluzione industriale per una delle crisi più emblematiche del settore moda, tra le più complesse affrontate dal ministero, con un soggetto che ha manifestato il proprio interesse per marchio, sito produttivo e lavoratori».

BOLOGNA – Nella sala Arci alla periferia bolognese dove le lavoratrici si riuniscono in assemblea, le sindacaliste che hanno seguito passo passo la crisi dell’azienda esultano: «Ce l’abbiamo fatta». Ed è veramente un sollievo per La Perla, azienda storica dell’intimo di lusso che ne ha passate tante e ora può guardare, pur con tutta la prudenza necessaria, con più fiducia al futuro. Ad annunciare la svolta è stato ieri il ministro delle Imprese Adolfo Urso, presentandosi di prima mattina nella fabbrica di Bologna per incontrare istituzioni locali e sindacati. «La Perla è salva — spiega — abbiamo individuato una soluzione industriale per una delle crisi più emblematiche del settore moda, tra le più complesse affrontate dal ministero, con un soggetto che ha manifestato il proprio interesse per marchio, sito produttivo e lavoratori».

Il nuovo imprenditore verrà presentato al ministero il 10 giugno, al termine degli ultimi passaggi formali necessari. Il piano industriale prevede l’assunzione dei 210 dipendenti, soprattutto donne rimaste aggrappate con tenacia al proprio posto di lavoro, cui si aggiungeranno anche 40 nuove assunzioni. Il nome del compratore non viene fatto, ma si tratterebbe di un miliardario americano, ex manager di una società di software statunitense, che ha anche una casa in Italia.Per le lavoratrici si tratta della fine di un’odissea durata anni.

La Perla viene fondata nel 1954 dalla sartina Ada Masotti e la famiglia controlla il marchio fino al 2008 quando lo cede al fondo statunitense Jh Partners, che dopo cinque anni di alti e bassi porta l’azienda all’asta in tribunale dove viene acquistata da Silvio Scaglia a suon di rilanci contro mister Calzedonia, Sandro Veronesi. Scaglia riporta modelle e speranza nell’azienda, ma la cede nel 2018 al fondo Sapinda (poi Tennor Holding) del discusso finanziere tedesco Lars Windhorst, che non investe quanto promesso: nel 2023 la messa in liquidazione della società inglese che detiene il marchio, poi di quella italiana che controlla i negozi e l’amministrazione straordinaria (chiesta da sindacati e operaie) della società che controlla la fabbrica in Italia.

«Oggi è una bella giornata», dice la Regione. «Merito del governo», esulta FdI. «Merito delle lavoratrici», sottolinea la segretaria Pd Elly Schlein, che si presenta in assemblea.

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