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Unicredit, il governo ora è pronto a rivedere il golden power. Dubbi su prestiti e Russia

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Il timore di un intervento dell’Antitrust Ue riapre la discussione. Contrario il Mef: “Il Dpcm resta quello approvato”
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Il governo riapre il dossier golden power. Sul tavolo finisce il decreto che il Consiglio dei ministri ha approvato il 18 aprile per fissare i paletti all’Ops lanciata da Unicredit per l’acquisizione di Banco Bpm. Nelle ultime ore, però, le convinzioni si sono fatte meno solide. Non quelle del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Fonti del Mef fanno sapere che “il Dpcm è quello già approvato e non sono all’ordine del giorno altri Dpcm”.

Le perplessità sull’assetto del provvedimento trapelano da fonti di Palazzo Chigi. Il timore è subire un forte richiamo dall’Europa. Se ne è parlato ieri sera alla riunione del comitato golden power allargata ai ministri competenti per materia. C’era anche il titolare della Farnesina, Antonio Tajani. Il tema principale è stato il dossier Pirelli: l’orientamento prevalente, secondo quanto riferito da fonti di maggioranza, è non prevedere nuove prescrizioni nei confronti dei soci cinesi.

Il governo riapre il dossier golden power. Sul tavolo finisce il decreto che il Consiglio dei ministri ha approvato il 18 aprile per fissare i paletti all’Ops lanciata da Unicredit per l’acquisizione di Banco Bpm. Nelle ultime ore, però, le convinzioni si sono fatte meno solide. Non quelle del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Fonti del Mef fanno sapere che “il Dpcm è quello già approvato e non sono all’ordine del giorno altri Dpcm”.

Le perplessità sull’assetto del provvedimento trapelano da fonti di Palazzo Chigi. Il timore è subire un forte richiamo dall’Europa. Se ne è parlato ieri sera alla riunione del comitato golden power allargata ai ministri competenti per materia. C’era anche il titolare della Farnesina, Antonio Tajani. Il tema principale è stato il dossier Pirelli: l’orientamento prevalente, secondo quanto riferito da fonti di maggioranza, è non prevedere nuove prescrizioni nei confronti dei soci cinesi.

I dubbi sono concentrati invece su Unicredit. “Una revisione" del Dpcm - spiegano fonti di governo - “è all’ordine del giorno, ma in ogni caso senza stravolgerlo”. La possibilità di rimettere mano ai paletti parte dalla considerazione che “alcune prescrizioni sono evidentemente incongrue”. In alcuni casi - aggiungono le stesse fonti - “ci sono condizioni controverse e difficilmente verificabili”. Il riferimento è all’articolo 1 del Dpcm, lì dove c’è scritto che la banca guidata da Andrea Orcel non può ridurre, per cinque anni, “il rapporto impieghi/depositi praticati” dal Banco e Unicredit in Italia “con l’obiettivo di incrementare gli impieghi verso famiglie e Pmi nazionali”.

L’idea allo studio punta a “chiarire” meglio questo aspetto, ammorbidendo la prescrizione. E per spiegare il possibile intervento si rimanda a un passaggio dell’intervento che ieri Orcel ha tenuto davanti al Consiglio nazionale della Fabi. Il passaggio: “Unicredit non presta alle piccole e medie imprese, dicono, ma noi prestiamo più degli altri”.

L’altra questione sensibile è la Russia. Dopo aver strappato in Cdm un allungamento dei tempi per la cessazione di tutte le attività di Unicredit, fino al 18 gennaio 2026, ora Forza Italia punta a un ulteriore ammorbidimento. Fonti di partito spiegano che ci sono “fino a duecento aziende” in protesta contro la maggioranza per i contraccolpi che subirebbero da un’accelerazione dell’uscita della banca.

E poi ci sono le questioni europee. Un indizio in questo senso deriva dal fatto che proprio ieri sono circolate voci su una presentazione da parte di Unicredit dei possibili “rimedi” nell’ambito del processo autorizzativo sulla concorrenza. In pratica la banca avrebbe fatto i conti sulla presenza degli sportelli delle due banche che si devono fondere, cioè Unicredit e Banco Bpm, per vedere in quale provincia superano la quota del 20%. Gli sportelli in eccedenza a questa percentuale devono essere ceduti, secondo le regole della concorrenza Ue.

La presentazione del piano di cessioni, se fosse confermata, avrebbe l’effetto di accelerare i tempi. Normalmente la direzione generale per la concorrenza della Commissione Ue effettua un test di circa 15 giorni presso tutte le autorità e organismi tecnici per capire se la proposta è accettabile oppure no. È possibile che anche prima del 19 giugno, termine prefissato per una chiusura del procedimento autorizzativo e della risposta all’autorità italiana sulla restituzione della pratica all’Italia, possa esservi un pronunciamento della DgComp.

Con la decisione sui “rimedi” e sul possibile trattenimento della pratica a Bruxelles in quanto Unicredit è una banca sistemica e ha il 65% delle proprie attività all’estero, potrebbe arrivare anche un giudizio sul Golden power. L’articolo 21 comma 4 del regolamento Ue prevede infatti che la DgComp valuti nel merito se le leggi nazionali rientrino o meno nell’ambito della sicurezza nazionale e se siano proporzionati.

Un secondo indizio dell’attivismo della Ue in campo bancario viene dalla Spagna. Il sito specializzato in affari europei Mlex ha scritto ieri che la Commissione Ue è preoccupata che il governo spagnolo voglia ostacolare l’acquisizione del Banco Sabadell da parte del Bbva nonostante l’operazione abbia già ricevuto il via libera dall’antitrust spagnolo e dalla Bce.

La DgComp guidata dalla spagnola Elena Ribeira, dello stesso partito di Pedro Sanchez, potrebbe intervenire con una procedura di infrazione se oggi il ministro dell’Economia dovesse decidere di rimandare al Consiglio dei ministri la fusione bancaria per un ulteriore scrutinio. E agli occhi italiani questa preoccupazione della Ribeira è stata interpretata come prodromica a un intervento speculare nel risiko italiano, con lo strumento più incisivo dell’articolo 21.

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