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Orsini lancia l’allarme: “L’industria soffre, la priorità è abbassare i costi dell’energia”

Il presidente degli industriali Emanuele Orsini (ansa)

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Il presidente di Confindustria chiede un cambio di passo al governo: “Serve piano straordinario di investimenti da otto miliardi l’anno per i prossimi tre anni”
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ROMA – In mezzo alla guerra commerciale, e dopo 26 mesi consecutivi di produzione in calo, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini chiede un «cambio di passo», un piano industriale straordinario. Lo chiede, e non è una novità, prima di tutto all’Europa, che torna a criticare per le sue politiche ambientali ideologiche. Ma nella sua relazione all’assemblea nazionale dell’associazione, all’EuropAuditorium di Bologna, lo chiede anche al governo, alla premier Meloni che ascolta in prima fila e parlerà dal palco subito dopo. «L’industria italiana è in forte sofferenza», spiega. «Troppo spesso i successi delle imprese vengono scambiati come effetto di grandi strategie di sviluppo che, invece, non ci sono state».

Un piano di investi…

ROMA – In mezzo alla guerra commerciale, e dopo 26 mesi consecutivi di produzione in calo, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini chiede un «cambio di passo», un piano industriale straordinario. Lo chiede, e non è una novità, prima di tutto all’Europa, che torna a criticare per le sue politiche ambientali ideologiche. Ma nella sua relazione all’assemblea nazionale dell’associazione, all’EuropAuditorium di Bologna, lo chiede anche al governo, alla premier Meloni che ascolta in prima fila e parlerà dal palco subito dopo. «L’industria italiana è in forte sofferenza», spiega. «Troppo spesso i successi delle imprese vengono scambiati come effetto di grandi strategie di sviluppo che, invece, non ci sono state».

Un piano di investimenti

I toni sono sempre molto dialoganti, come da prassi confindustriale e attitudine del presidente. Ma rispetto allo scorso anno, quando la sintonia tra il neoeletto Orsini e Meloni era apparsa assoluta, stavolta nella sue parole filtrano i mal di pancia di una manifattura vittima di un’incertezza che gela gli investimenti e che negli ultimi mesi, stabilità politica e di bilancio a parte, non ha ottenuto il supporto sperato. «Serve un progetto di sviluppo e crescita di più ampio respiro, un sostegno agli investimenti di 8 miliardi l’anno per i prossimi tre anni», dice Orsini. «Ancora meglio, se avessimo un orizzonte di cinque anni».

Un’Europa più forte e unita

Anche l’analisi sull’Europa, in realtà, suona più articolata rispetto alle uscite passate. Vero, restano gli attacchi frontali al Green Deal, la «pazzia» europea di volersi «autoimporre» obiettivi ambientali «che il resto del mondo non condivide» e che rischiano di portare le aziende fuori mercato. Il primo riferimento è all’automotive, dove «la Commissione ha diluito le multe, quando avrebbe dovuto azzerarle, e lasciato immutata la data del 2035».

D’altra parte Orsini chiede anche (a Bruxelles ma indirettamente anche al governo) di lavorare a un’Europa «più unita e più forte»: un diverso Patto di stabilità che permetta investimenti, nazionali e comuni, nell’industria, non solo nella difesa; un mercato unico per gli investimenti e i risparmi; l’accelerazione sugli accordi di libero scambio a cui vari Paesi – Italia compresa – resistono. «Se le politiche rimangono solo nazionali continueremo con la frammentazione», dice il leader degli industriali, chiedendo a Meloni di farsi portatrice a Bruxelles di queste istanze, facendo leva sulla svolta pro-investimenti del cancelliere tedesco Merz per costruire «posizioni comuni». Non a caso all’assemblea degli industriali è stata invitata anche la presidente dell’Europarlamento, Roberta Metsola, che intervenendo (in italiano) subito dopo Orsini, e prima della presidente del Consiglio, assicura agli imprenditori: «Siamo dalla vostra parte».

Obiettivo 2% di crescita

In parallelo però è anche l’Italia che deve «ribaltare la prospettiva». Orsini rivendica i risultati positivi del dialogo con il governo, come sul piano casa o sul nucleare. Ma ricorda anche diversi dossier, altrettanto se non più pesanti, in cui gli industriali hanno ottenuto poco. Per alcuni, come l’Ires premiale, le risorse scarse hanno ridotto al lumicino la platea. Per altri, come le semplificazioni burocratiche a costo zero, la questione è stata «più di metodo». Da qui la richiesta del cambio di passo: «Dobbiamo darci un obiettivo di crescita ambizioso – dice – raggiungere almeno il 2% nel prossimo triennio investendo in spesa pubblica produttiva». A cominciare da una nuova versione degli incentivi di Industria 4.0, dopo il flop del 5.0. Gran parte degli 8 miliardi, spiega, può arrivare dalla revisione di Pnrr e Fondi di coesione, in cui il governo è impegnato in questo momento.

La battaglia sull’energia

La priorità del piano straordinario resta però ridurre i costi dell’energia, «un dramma insostenibile» su cui, dopo la delusione del decreto Bollette, gli industriali hanno ottenuto un primo impegno da Meloni. Orsini torna a pronunciare la parola “disaccoppiamento”, cioè separazione del prezzo delle rinnovabili, più economiche, dal gas, nonostante la faida che questa ipotesi ha provocato tra le imprese produttrici e quelle consumatrici di energia. Ieri le prime, riunite nella sigla Elettricità Futura, hanno aperto alla collaborazione. Ma la partita si annuncia lunga e complessa.

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