“Sempre meno auto con l’antenna radio”: il Garante dà l’allarme al governo
di Aldo FontanarosaROMA – Da sempre, ascoltiamo la radio nel traffico mentre torniamo a casa; o durante un lungo viaggio per lavoro, per una vacanza. Eppure la cosa forse più naturale del mondo, come l’ascolto della radio in auto, è una pratica che può incrinarsi, un’abitudine che rischia di perdere quota.
E il Garante delle Comunicazioni (l’AgCom) – custode del pluralismo, interessato alla massima circolazione delle idee anche attraverso la radio – è preoccupato. Per questo motivo, ha inviato una segnalazione al governo perché prenda coscienza dello scenario che si delinea. Uno scenario allarmante.
Scrive il Garante nella segnalazione che “alcuni recenti modelli di autovetture, anche di noti costruttori, non includono un sistema autoradio di serie”. Queste macchine di nuova generazione, semplicemente, mancano dell’antenna e del dispositivo ricevente. Sono le due cose che – da che mondo è mondo – permettono di ascoltare la radio a bordo.
I cinesi
Hanno iniziato i produttori cinesi (come chiunque può ded…
ROMA – Da sempre, ascoltiamo la radio nel traffico mentre torniamo a casa; o durante un lungo viaggio per lavoro, per una vacanza. Eppure la cosa forse più naturale del mondo, come l’ascolto della radio in auto, è una pratica che può incrinarsi, un’abitudine che rischia di perdere quota.
E il Garante delle Comunicazioni (l’AgCom) – custode del pluralismo, interessato alla massima circolazione delle idee anche attraverso la radio – è preoccupato. Per questo motivo, ha inviato una segnalazione al governo perché prenda coscienza dello scenario che si delinea. Uno scenario allarmante.
Scrive il Garante nella segnalazione che “alcuni recenti modelli di autovetture, anche di noti costruttori, non includono un sistema autoradio di serie”. Queste macchine di nuova generazione, semplicemente, mancano dell’antenna e del dispositivo ricevente. Sono le due cose che – da che mondo è mondo – permettono di ascoltare la radio a bordo.
I cinesi
Hanno iniziato i produttori cinesi (come chiunque può dedurre da una rapida ricognizione dei modelli proposti). A ruota, è il caso di dire, li hanno seguiti svariati produttori occidentali. La strada intrapresa è la stessa: abbassa la tua radio, per favore.
Il danno è duplice. Svariate vetture non permettono più di sentire le stazioni che trasmettono in modulazione di frequenza (l’FM) e neanche le stazioni che adottano già il segnale radiofonico digitale (il Dab+).
Su queste auto funziona “esclusivamente un sistema di infotainment” – cioè di intrattenimento – “integrato nel veicolo” e governato attraverso uno schermo.
Un sistema – scrive il Garante – “collegato tramite Bluetooth a uno smartphone che a sua volta usa una connessione a banda larga per la ricezione radiofonica”. L’ascolto della radio, dunque, è possibile soltanto via Internet.
La neutralità tecnologica
L’assetto attuale di tante vetture, dunque, lede uno dei principi cardine delle norme europee, quello della neutralità tecnologica. Le macchine aprono la porta – anzi, la portiera – ad una tecnologia come Internet, che è privilegiata, mentre la chiudono a un’altra (le onde radio).
Il Garante è arrabbiato anche perché ha fatto degli sforzi enormi per permettere le trasmissioni radiofoniche di ultima generazione, in tecnologia Dab+. Dopo anni di lavoro, ad esempio, nel 2022 ha varato una corretta pianificazione delle frequenze.
Il piano di assegnazione delle frequenze (in banda VHF-III) permette ormai agli editori, nazionali e locali, di adottare questa modalità di emissione. Oggi sono disponibili nel Paese 50 canali nazionali in Dab+. La stessa Rai propone 12 canali (di cui 4 generalisti).
Il pluralismo
A maggior ragione, dunque, è beffardo che alcune nuove vetture non accolgano il segnale in Fm (con potenziale danno per il pluralismo) e neanche quello in Dab+ (a danno anche del progresso tecnologico).
Che fare, dunque? Il Garante – custode del pluralismo – non può imporre ai costruttori di automobili l’installazione di un ricevitore per la radio. Il potere è semmai nelle mani del governo e del Parlamento, cui il Garante si appella perché vari una legge.
“La modifica normativa proposta – scrive ancora il Garante – consentirebbe non solo di dotare tutte le autovetture di un tuner per il DAB+, ma anche di imporre che tutte le autovetture siano dotate di autoradio”. Cioè “di un dispositivo in grado di ricevere le trasmissioni sonore in tutte le tecnologie analogiche e digitali AM, FM e Dab+”.