Illegali ma non cancellati, perché per il momento i dazi di Trump restano in vigore
di Filippo SantelliROMA – E ora che succede? È la domanda che si pongono governi e imprese di tutto il mondo dopo le sentenze che hanno giudicato illegittimi gran parte dei dazi di Trump. I giudici hanno dato dieci giorni all’amministrazione per smettere di raccoglierli, ma la Casa Bianca ha già fatto ricorso e ottenuto dalla corte d’appello uno stop all’ingiunzione. Si annuncia una lunga battaglia legale dall’esito tutt’altro che scontato e che potrebbe arrivare davanti alla Corte Suprema, aggiungendo ulteriore incertezza a un quadro già caotico. Per ora i dazi restano, per quanto buona parte di quelli annunciati siano stati sospesi dallo stesso Trump per negoziare (è il caso dell’Europa). C’è però un effetto politico: la sentenza indebolisce alla base la sua strategia della guerra commerciale. Potrebbe quindi dare forza a chi negli Stati Uniti si oppone al suo protezionismo. E spingere gli altri Paesi a temporeggiare o resistere con più decisione.
ROMA – E ora che succede? È la domanda che si pongono governi e imprese di tutto il mondo dopo le sentenze che hanno giudicato illegittimi gran parte dei dazi di Trump. I giudici hanno dato dieci giorni all’amministrazione per smettere di raccoglierli, ma la Casa Bianca ha già fatto ricorso e ottenuto dalla corte d’appello uno stop all’ingiunzione. Si annuncia una lunga battaglia legale dall’esito tutt’altro che scontato e che potrebbe arrivare davanti alla Corte Suprema, aggiungendo ulteriore incertezza a un quadro già caotico. Per ora i dazi restano, per quanto buona parte di quelli annunciati siano stati sospesi dallo stesso Trump per negoziare (è il caso dell’Europa). C’è però un effetto politico: la sentenza indebolisce alla base la sua strategia della guerra commerciale. Potrebbe quindi dare forza a chi negli Stati Uniti si oppone al suo protezionismo. E spingere gli altri Paesi a temporeggiare o resistere con più decisione.
Che cosa ha stabilito la sentenza della Corte per il commercio internazionale?
Che l’oscura legge del 1977 sui poteri d’emergenza evocata da Trump non gli dava diritto a introdurre i dazi. Il deficit commerciale americano sarà pure enorme, ma non è un’emergenza. Con i suoi ordini esecutivi Trump ha quindi sconfinato nelle prerogative del Congresso, a cui competono i temi fiscali (tariffe comprese).
Tutti i dazi imposti da Trump negli ultimi mesi sono quindi illegittimi?
No, solo una parte. Sono illegali le “tariffe reciproche” fino al 50% (e del 20% per l’Europa) introdotte il 2 aprile contro decine di Paesi, al momento limitate al 10% e messe in pausa per tre mesi per dare spazio ai negoziati. Illegali anche quelle applicate in precedenza contro Canada, Messico e Cina, giustificate con la mancata collaborazione nel contrasto a immigrazione clandestina e traffico di droga.
Quali dazi invece non vengono toccati dalla sentenza?
Quelli basati su norme differenti. È il caso dei dazi settoriali al 25% sull’acciaio o le automobili, motivati con il pericolo alla sicurezza nazionale della cosiddetta “Sezione 232”. L’amministrazione ne sta preparando di analoghi anche su farmaceutica ed elettronica. Restano anche quelli introdotti durante il Trump 1 e rafforzati da Biden contro la Cina per le pratiche commerciali scorrette, la “Sezione 301”. Questi processi sono più lunghi e complessi: il presidente non può agire da solo, serve un’indagine che coinvolge vari organi del governo.
Che succede ora alle dogane? I dazi illegittimi sono cancellati?
La Corte aveva dato dieci giorni all’amministrazione per smettere di raccoglierli, ma la Casa Bianca ha fatto ricorso e la Corte d’appello ha deciso di sospendere l’ingiunzione, lasciandoli per il momento in vigore. Rivaluterà dopo aver sentito le parti. L’ultima parola potrebbe essere della Corte suprema: se l’illegittimità alla fine fosse confermata le somme andrebbero restituite con gli interessi.
Questo significa che in attesa del responso definitivo potrebbe anche non cambiare nulla?
Cambiano comunque gli equilibri: la sentenza rende più fragile la strategia di Trump fatta di poteri speciali ed ordini esecutivi. Potrebbe dare forza a chi negli Stati Uniti si oppone al protezionismo, le aziende, i repubblicani moderati al Congresso, ma anche gli esponenti meno “falchi” del governo.
E i negoziati che sono in corso con gli altri Paesi continueranno o si bloccheranno?
Potrebbero continuare, ma con un enorme asterisco legato all’esito del processo. Gli altri governi potrebbero rallentare le trattative in attesa del responso, di certo saranno meno propensi a fare concessioni. Ma anche per questo è probabile che Trump rilanci.
Che cosa potrebbe fare?
La cosa più probabile è che, oltre a fare ricorso, cerchi di reintrodurre i dazi con diverse basi giuridiche. Come detto è una strada più lunga e complessa, ma il “conto” per gli altri Paesi potrebbe essere simile. In definitiva, almeno nel breve periodo, questa sentenza non sembra ridurre l’incertezza, il vero dazio che il mondo sta pagando.