Panetta: “Con i dazi a rischio 1% Pil globale. Le fusioni bancarie puntino solo a creare valore"
di Filippo SantelliROMA – Il sistema economico e politico globale “in crisi profonda”, con un protezionismo che rischia di “compromettere prosperità e pace”. Un’Europa “fragile”, che deve “urgentemente ripensare il suo modello di sviluppo” con un patto per la produttività, anche con la spinta di un nuovo strumento di debito comune. Un’Italia che manda “segnali di vitalità da non sprecare”, ma che deve mettere l’innovazione al centro. E’ un quadro estrema incertezza, quello che il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta descrive nelle sue considerazioni finali, cercando di descrivere una rotta per l’Europa e per l’Italia per navigare in queste acque.
Ma entrando anche, con un grande equilibrio attorno al quale si scatenerà l’esegesi degli addetti ai lav…
ROMA – Il sistema economico e politico globale “in crisi profonda”, con un protezionismo che rischia di “compromettere prosperità e pace”. Un’Europa “fragile”, che deve “urgentemente ripensare il suo modello di sviluppo” con un patto per la produttività, anche con la spinta di un nuovo strumento di debito comune. Un’Italia che manda “segnali di vitalità da non sprecare”, ma che deve mettere l’innovazione al centro. E’ un quadro estrema incertezza, quello che il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta descrive nelle sue considerazioni finali, cercando di descrivere una rotta per l’Europa e per l’Italia per navigare in queste acque.
Ma entrando anche, con un grande equilibrio attorno al quale si scatenerà l’esegesi degli addetti ai lavori, sul tema caldissimo del risiko bancario: “E’ necessario che le aggregazioni siano ben concepite e volte unicamente alla creazione di valore”.
Con i dazi a rischio prosperità e pace
L’analisi non può che partire dai dazi. Ma lo fa spiegando che il protezionismo di Trump non è espressione di un malessere temporaneo, ma il sintomo di una “disillusione nei confronti della globalizzazione”, di una crisi profonda del sistema politico ed economico multilaterale. Le tariffe del presidente Usa accelerano questa tendenza, aprendo interrogativi perfino sul “ruolo centrale del dollaro come valuta di riserva”, come dimostrano le vendite su biglietto verde e titoli di Stato americani. .
Panetta stima che le possano sottrarre un punto di Pil alla crescita globale nei prossimi due anni, e il doppio a quella americana. Ma il rischio è ben più radicale: “Il protezionismo spinge l’economia mondiale su una traiettoria pericolosa”, dice il governatore: indebolire la cooperazione potrebbe “compromettere i presupporti della prosperità condivisa", ma anche “mettere a repentaglio la pace”.
Un titolo di debito europeo
In queste acque l’Europa mostra secondo Panetta “fragilità strutturali evidenti”: non tiene il passo di produttività e innovazione, mostra pericolose dipendenze dall’estero, specie dalla Cina, nei suoi approvvigionamenti. “E’ necessario ripensare il modello di sviluppo che ha sostenuto il continente per decenni con interventi rapidi e strutturali”, un vero e proprio “patto per la produttività”. Questi interventi, aggiunge il governatore, devono essere sostenuti da “risorse adeguate”, un nodo che nella sua nuova bussola per lo sviluppo Bruxelles non ha sciolto. E’ qui che Panetta torna a ribadire la necessità di un titolo pubblico europeo, che da un lato finanzierebbe la componente pubblica degli investimenti e dall’altro aiuterebbe a integrare un mercato degli investimenti. Le analisi di Bankitalia stimano che in questo modo l’Europa potrebbe mobilitare 150 miliardi di euro l’anno di investimenti aggiuntivi, con un impatto sul Pil che potrebbe arrivare a 4,5 punti, se questi fossero indirizzati in progetti ad alta tecnologia.
Diversa la direzione in cui va la proposta della Commissione sulla difesa comune, spiega Panetta, che si basa su fondi nazionali e prestiti anzichè su risorse comuni: “Rischia di accrescere le diseguaglianze tra Paesi e ridurre l’efficacia della spesa”.
L’Italia metta al centro la ricerca
Più Europa è anche la soluzione per l’Italia, i cui problemi – su produttività e innovazione – sono simili ma superiori. Panetta sottolinea i “segnali di vitalità” che negli ultimi anni ha mandato la nostra economia, con imprese più grandi, più solide e più digitalizzate. “Fa bene sperare, ma è solo un primo passo”, spiega: oltre al costo dell’energia, su cui “è urgente intervenire”, e a una prosecuzione del percorso di rientro del debito, il governatore spiega che le politiche pubbliche devono sostenere l’innovazione, “con un deciso rafforzamento degli investimenti in ricerca e sviluppo”. Basterebbero per esempio risorse contenute per colmare il gap sulla spesa per l’università, in Italia all’1% contro l’1,3 medio europeo.
Sul futuro del nostro Paese incombono i trend della demografia: l’invecchiamento che potrebbe ridurre dell’8% il reddito pro capite. Bisogna incoraggiare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, spiega il governatore, ma non basta: “L’immigrazione regolare può fornire un apporto rilevante”, e potrebbe farlo anche nelle attività ad alto valore aggiunto se l’Italia riuscisse ad attirare profili più qualificati, dove oggi sconta un grave ritardo. Ricerca e innovazione significano anche provare a riportare in Italia i 700mila italiani che negli ultimi dieci anni sono emigrati, “un quinto dei laureati”.
Le aggregazioni bancarie creino valore
Molte attenzioni si concentreranno sulla parte delle considerazioni in cui Panetta parla di banche, soffermandosi per la prima volta in modo articolato sul risiko che coinvolge i maggiori istituti finanziari italiani, i cui protagonisti erano tutti o quasi presenti in sala ad ascoltarlo. Lo fa, ovviamente, con un misuratissimo equilibrio. Le aggregazioni “ridurrebbero la frammentazione del mercato creditizio italiano, avvicinando il grado di concentrazione a quello degli altri Paesi”, dice. Sono un “momento di discontinuità”, che deve servire a rafforzare le banche, quindi “è necessario che siano ben concepite e volte unicamente alla creazione di valore”. In quell’avverbio, unicamente, qualcuno potrà leggere un paletto contro eventuali ingerenze della politica. Anche se subito dopo, articolando in cosa questo valore consista, a fianco a “finanziamenti adeguati per famiglie e imprese” e “strumenti di impiego del risparmio efficaci”, Panetta cita “servizi qualificati e innovativi coerenti con le esigenze del Paese”. Possibile che si provi a tirare il governatore per la giacchetta. In realtà le sua parole ribadiscono i confini e i criteri dell’azione della vigilanza, che Bankitalia conduce insieme a Bce e Ivass: “Fermi questi criteri, il giudizio su ciascuna offerta spetta alle dinamiche di mercato e alle scelte degli azionisti”.
Disinflazione quasi completa
Breve il riferimento alla politica monetaria, visto che i governatori europei sono entrati nel periodo di silenzio che precede le riunioni della Bce. Panetta si limita a rilevare che “i timori espressi in passato rispetto al processo di disinflazione si sono rivelati infondati” e che ora è “vicino al completamento”. La Bce dovrà mantenere un approccio “pragmatico e flessibile”: lo spazio per altre riduzioni dei tassi si è ristretto, d’altra parte il quadro economico resta debole.