La battaglia legale sui dazi, ira di Trump contro i tribunali: “Ricorso alla Corte Suprema”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – I dazi di Trump sono illegali. Non tutti, ma quasi. Non siamo ancora alla fine della strategia delle tariffe, perché la Corte d’Appello ha già sospeso la sentenza che le boccia. Però il colpo inferto dai giudici al capo della Casa Bianca è duro, perché lo obbliga ad un braccio di ferro nei tribunali dall’esito incerto, con tutte le conseguenze del caso sui negoziati in corso con i paesi colpiti, a cominciare dalla Ue. Perciò i mercati festeggiano con prudenza lo stop, che aggiunge caos al caos.
Mercoledì la U.S. Court of International Trade di New York ha bloccato il piano del presidente di imporre dazi pesanti sulle importazioni da quasi tutti i Paesi del mondo. Un collegio di tre giudici, Timothy Reif nominato dallo stesso Trump, Gary Katzmann da Obama e Jane Restani da Reagan, ha stabilito che ha «abusato della sua autorità», quando ha invocato l’International Emergency Economic Powers Act del 1977 per dichiarare lo stato di emergenza nazionale e giustificare le tariffe…
NEW YORK – I dazi di Trump sono illegali. Non tutti, ma quasi. Non siamo ancora alla fine della strategia delle tariffe, perché la Corte d’Appello ha già sospeso la sentenza che le boccia. Però il colpo inferto dai giudici al capo della Casa Bianca è duro, perché lo obbliga ad un braccio di ferro nei tribunali dall’esito incerto, con tutte le conseguenze del caso sui negoziati in corso con i paesi colpiti, a cominciare dalla Ue. Perciò i mercati festeggiano con prudenza lo stop, che aggiunge caos al caos.
Mercoledì la U.S. Court of International Trade di New York ha bloccato il piano del presidente di imporre dazi pesanti sulle importazioni da quasi tutti i Paesi del mondo. Un collegio di tre giudici, Timothy Reif nominato dallo stesso Trump, Gary Katzmann da Obama e Jane Restani da Reagan, ha stabilito che ha «abusato della sua autorità», quando ha invocato l’International Emergency Economic Powers Act del 1977 per dichiarare lo stato di emergenza nazionale e giustificare le tariffe. Poco dopo anche un secondo tribunale, la D.C. District Court, ha emesso una sentenza analoga attraverso il magistrato Rudolph Contreras.
Dazi Usa, la battaglia nei tribunali
La Casa Bianca ha risposto che «alcuni giudici non eletti non possono decidere le emergenze nazionali», e il consigliere Miller ha denunciato un “colpo di Stato” dei tribunali. Ha chiesto alla corte di New York di bloccare la sentenza, che dà al governo dieci giorni di tempo per interrompere la raccolta dei dazi. La sua teoria è che così i magistrati deragliano i negoziati in corso con i Paesi presi di mira. Quindi ha fatto ricorso e ieri sera la Corte d’Appello di Washington ha «temporaneamente sospeso» il provvedimento, lasciando in vigore le tariffe mentre esamina il caso, che potrebbe arrivare alla Corte Suprema.
I dazi hanno ribaltato decenni di politica commerciale americana, scosso i mercati finanziari, aumentato il rischio di inflazione e recessione negli Usa e nel mondo, per ottenere concessioni ancora poco chiare. La Court of International Trade ha giurisdizione sui casi civili relativi ai commerci e ha stabilito che il presidente è andato oltre la propria autorità perché queste decisioni competono al Congresso.
La decisione della Corte sui dazi
I dazi sono stati contestati in almeno sette cause legali, tra cui quella presentata da Victor Schwartz, titolare della Vos Selections di New York, che importa vini italiani. Messo davanti al rischio di fallire dagli aumenti dei prezzi, si è rivolto ai giudici. Nella sentenza il tribunale ha unificato due casi: quello presentato da cinque piccole imprese, e l’altro da 12 Stati. La decisione contesta l’uso dell’Ieepa e quindi blocca le tariffe imposte da Trump il 2 aprile contro quasi tutti i partner commerciali degli Usa, e quelle già decretate in precedenza contro Cina, Messico e Canada. Lascia invece in vigore i dazi su acciaio, alluminio e automobili, perché basati su una legge diversa. La Casa Bianca ha fatto ricorso e il direttore del National Economic Council Director, Kevin Hassett, si è detto sicuro di vincere. Per ilconsigliere Peter Navarro, architetto dei dazi «nulla è cambiato: li imporremo anche se perdiamo».
Sentenza contro i dazi, cosa può fare Trump
In attesa delle decisioni dei giudici, l’amministrazione può usare alcune scappatoie per tenere in vigore le tariffe. Secondo gli analisti di Goldman Sachs citati dal Wall Street Journal, il presidente può imporre dazi fino al 15% per 150 giorni, allo scopo di rimediare al deficit nella bilancia dei pagamenti, in base alla Section 122 del Trade Act del 1974. Dopo di che, il Congresso dovrebbe intervenire per estendere i provvedimenti. La seconda opzione sarebbe la Section 301 dello stesso Act, che consente di imporre dazi illimitati, ma solo dopo un’inchiesta che richiederebbe mesi. Le tariffe stabilite invece sulla base della Section 232 del Trade Expansion Act del 1962, come quelle su acciaio, alluminio e auto, potrebbero essere allargate ad altri settori, tipo quello farmaceutico. Infine, in base alla Section 338 del Trade Act del 1930, Trump potrebbe imporre dazi fino al 50% ai Paesi che discriminano contro gli Usa nei commerci, senza un’indagine per giustificare i provvedimenti.
Il presidente non ha alcuna intenzione di mollare e ieri ha visto il capo della Federal Reserve Powell per discutere le prospettive dell’economia, davanti alla frenata del Pil dello 0,2%. Da tempo chiede di abbassare i tassi. Nel frattempo però l’intera strategia dei dazi rischia la sconfessione. I giudici confermano di essere il principale baluardo per la difesa dello stato di diritto, in attesa che l’opposizione dem si svegli, senza aspettare solo le elezioni midterm.