✕

Dazi, Trump raddoppia al 50% quelli su acciaio e alluminio. Ma con l’Europa riparte il dialogo

Una nave portacontainer nello scalo di Los Angeles

 
La Casa Bianca contro Pechino: “Haviolato una grande parte del nostro accordo”. Per trattare con Bruxelles si attende il vertice Nato di fine giugno in Olanda
2 minuti di lettura

BRUXELLES – «Soluzioni lungimiranti». Nella formula utilizzata ieri dal commissario Ue al Commercio, Maros Sefcovic, durante la telefonata con il “collega” americano, Howard Lutnick, c’è l’essenza degli obiettivi che l’Europa si è prefissata per raggiungere un’intesa sui dazi. Un accordo di lungo periodo che tenga conto dei possibili sviluppi della situazione, a cominciare dalla battaglia giudiziaria in corso negli Usa proprio su questo punto. E per la quale lo stesso presidente Usa, Donald Trump, ha ammesso che se dovesse far approvare dal Congresso i suoi provvedimenti «ci vorrebbero mesi». Ma nell’alternanza dei giudizi trumpiani, mentre rimane aperto il dialogo con l’Unione, il tycoon striglia la Cina: «Ha violato una grande parte dell’accordo sui dazi» ma «sono sicuro che parlerò con il presidente Xi Jinping e speriamo di risolvere». E poi, visitando la fabbrica principale della Us Steel a Pittsburgh, annuncia il raddoppio dei dazi su acciaio e alluminio: saranno portati al 50% …

BRUXELLES – «Soluzioni lungimiranti». Nella formula utilizzata ieri dal commissario Ue al Commercio, Maros Sefcovic, durante la telefonata con il “collega” americano, Howard Lutnick, c’è l’essenza degli obiettivi che l’Europa si è prefissata per raggiungere un’intesa sui dazi. Un accordo di lungo periodo che tenga conto dei possibili sviluppi della situazione, a cominciare dalla battaglia giudiziaria in corso negli Usa proprio su questo punto. E per la quale lo stesso presidente Usa, Donald Trump, ha ammesso che se dovesse far approvare dal Congresso i suoi provvedimenti «ci vorrebbero mesi». Ma nell’alternanza dei giudizi trumpiani, mentre rimane aperto il dialogo con l’Unione, il tycoon striglia la Cina: «Ha violato una grande parte dell’accordo sui dazi» ma «sono sicuro che parlerò con il presidente Xi Jinping e speriamo di risolvere». E poi, visitando la fabbrica principale della Us Steel a Pittsburgh, annuncia il raddoppio dei dazi su acciaio e alluminio: saranno portati al 50% dal 4 giugno.

Il fattore tempo e quello della variabilità a stelle strisce è ben presente a Bruxelles. Nei Palazzi dell’Unione sono tutti convinti che una soluzione sia possibile ma non nel brevissimo periodo. Ossia, è difficile stringere un patto con Washington prima del vertice Nato di fine giugno in Olanda. Quella sarà anche l’occasione che i leader europei avranno per discutere direttamente con Trump.

«Abbiamo investito pienamente tempo e sforzi – ha infatti ribadito ieri Sefcovic –poiché fornire soluzioni lungimiranti rimane una priorità assoluta dell’Ue». L’Unione spera in un compromesso che eviti i dazi del 50 per cento ma senza cedere su alcuni punti di principio: la gestione autonoma dell’Iva, gli standard di sicurezza per le auto, le regole antitrust. Poi, per andare incontro al presidente statunitense, il Vecchio Continente è pronto ad aumentare l’import di gas liquido e di armi, senza però creare una nuova dipendenza energetica dagli States.

Per questo, la stessa presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ripete quotidianamente che l’Unione deve guardare anche a nuovi mercati. «È importante rimanere aperti al mondo – ha detto ieri il commissario agli Affari economici, Valdis Dombrovskis – sviluppare partnership, rafforzare quelle esistenti e trovare nuovi partner».

La missione dell’Ue in Cina, fissata per il prossimo luglio, è stata per questo confermata e l’obiettivo di Palazzo Berlaymont è proprio quello di ricostruire le relazioni commerciali con Pechino. L’Europa, da questo punto di vista, può giocare una carta che gli Stati Uniti hanno ormai dissipato negli ultimi mesi: la stabilità e l’affidabilità. E il ricordo del fallito negoziato con Washington sul Ttip, il Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti, è ancora vivo a Bruxelles.

C’è però un’esigenza che accomuna le due sponde dell’Atlantico: l’economia. Bloccare troppo a lungo i rapporti commerciali o imporre tariffe non concordate equivale a fare crollare il Pil e quindi i redditi dei cittadini. «I dazi – ha avvertito la direttrice del Fondo monetario internazionale, Kristalina Georgieva – possono creare uno choc dell’offerta nei Paesi che li impongono, come gli Usa, con l’offerta di beni che si riduce ed esercita una pressione sui prezzi al rialzo. Oppure può esserci uno choc della domanda: questa è la situazione per l’Ue dove i Paesi si trovano in una posizione più difficile».

La prossima settimana a Parigi, durante la riunione dell’Ocse, ci sarà un nuovo round tra Sefcovic e Lutnick. Almeno per preparare la strada ai colloqui diretti di fine mese.

Leggi i commenti