Si riaccende il fronte Usa-Ue nella guerra commerciale che ha vissuto un nuovo sussulto con l’annuncio di Donald Trump del raddoppio dal 25 al 50% dei dazi su alluminio e acciaio, dal 4 giugno. Una decisione che «mina gli sforzi per una soluzione negoziata», ha fatto sapere ieri una portavoce della Commissione europea «deplorandola profondamente». E che porta «ulteriore incertezza all’economia globale». Poi l’allusione al calendario, arma negoziale: «Se non si troverà una soluzione accettabile, le contromisure entreranno automaticamente in vigore il 14 luglio», ha spiegato, per poi aggiungere: «O anche prima se le circostanze lo richiederanno».
Cosa attendersi dunque? Tra le date cerchiate in rosso ci sono quelle della ministeriale O…
Si riaccende il fronte Usa-Ue nella guerra commerciale che ha vissuto un nuovo sussulto con l’annuncio di Donald Trump del raddoppio dal 25 al 50% dei dazi su alluminio e acciaio, dal 4 giugno. Una decisione che «mina gli sforzi per una soluzione negoziata», ha fatto sapere ieri una portavoce della Commissione europea «deplorandola profondamente». E che porta «ulteriore incertezza all’economia globale». Poi l’allusione al calendario, arma negoziale: «Se non si troverà una soluzione accettabile, le contromisure entreranno automaticamente in vigore il 14 luglio», ha spiegato, per poi aggiungere: «O anche prima se le circostanze lo richiederanno».
Cosa attendersi dunque? Tra le date cerchiate in rosso ci sono quelle della ministeriale Ocse (3-4 giugno), antipasto del G7 di Kananaskis (dal 15 al 17) in cui si aspettano contatti tra il commissario Ue, Maros Sefcovic, e l’omologo americano Howard Lutnick. Di sicuro Sefcovic vedrà il ministro cinese, Wang Wentao, per raffreddare le tensioni sul versante delle auto elettriche. Solo Tokyo, ora come ora, assicura che «le discussioni» con Washington «per raggiungere un accordo sono progredite». Ma le sponde atlantiche, a una settimana dalla telefonata Trump-von der Leyen, si sono allontanate di nuovo dopo il nulla di fatto sull’opzione “dazi zero” per l’industria e le promesse di comprare più gnl e soia. Il tempo stringe, tra qui e l’entrata in vigore dei dazi reciproci Usa (9 luglio) e quelli in risposta dalla Ue. Il 5 giugno, mentre il presidente Usa riceverà il cancelliere Merz, novità potrebbero arrivare dal fronte giudiziario: è il termine perché i ricorrenti rispondano alla Corte d’Appello, che ha bloccato l’ingiunzione della Corte del commercio internazionale che a sua volta aveva dichiarato illegittimi i dazi reciproci. Il mondo guarda, per capire se ci sarà un appiglio per risolvere la guerra commerciale senza troppe vittime. Difficile però che si arrivi a un punto, anche perché la Corte ha dato tempo fino al 9 all’amministrazione per portare le sue argomentazioni. Probabile un approdo alla Corte Suprema che - ironia della sorte - potrebbe dover stoppare Trump per le stesse ragioni che censurarono la cancellazione dei debiti studenteschi proposta da Biden: questioni troppo grandi da non investire il Congresso. Forse, ancora una volta, saranno mercati ed economia reale a metter pepe al presidente.
Gli Usa sono il più grande importatore di acciaio al mondo, esclusa l’Ue: dai dadi ai bulloni, si teme un boom dei costi per industria e consumatori. L’import di aprile è crollato, mentre da Wall Street Jamie Dimon di JP Morgan ammonisce su un possibile «crack» obbligazionario, per l’eccesso di debito. E gli investitori scoprono con preoccupazione che nel budget di Trump c’è un inasprimento della tassazione sugli investitori esteri: non proprio un bel biglietto da visita per chi ha bisogno di loro per finanziarsi.