Anna Fiscale e la second life dei tessuti pregiati: “Dagli scarti 50 mila nuovi capi all’anno”
di Patrizia CapuaLa parola è ‘rigenerare’, dare nuova vita a tessuti e persone. L’obiettivo ambizioso è avere entro il 2030 un distretto che possa coinvolgere mille persone, per lo più fragili. Oggi sono 160, l’82 per cento donne, di 23 nazionalità diverse, in condizioni di vulnerabilità o a rischio esclusione. “È vero anche che dieci anni fa eravamo a zero dipendenti”. Un bel salto. Anna Fiscale, con l’accento sulla i, classe 1985, è cresciuta ad Avesa, piccolo borgo a nord di Verona. Presidente di Progetto Quid, impresa sociale cooperativa da lei fondata nel 2013, ha fatto della sostenibilità e dell’inclusione il cuore del proprio modello imprenditoriale. Riutilizza scarti e avanzi di tessuti pregiati da fine serie e eccedenze dell’industria della moda, e li trasforma in collezioni di abiti e accessori.
Quid nel 2024 ha fatturato otto milioni di euro.Dopo la laurea triennale in Economia a Verona e la magistrale alla Bocconi, Anna Fiscale ha seguito un percorso accademico e professionale compreso un m…
La parola è ‘rigenerare’, dare nuova vita a tessuti e persone. L’obiettivo ambizioso è avere entro il 2030 un distretto che possa coinvolgere mille persone, per lo più fragili. Oggi sono 160, l’82 per cento donne, di 23 nazionalità diverse, in condizioni di vulnerabilità o a rischio esclusione. “È vero anche che dieci anni fa eravamo a zero dipendenti”. Un bel salto. Anna Fiscale, con l’accento sulla i, classe 1985, è cresciuta ad Avesa, piccolo borgo a nord di Verona. Presidente di Progetto Quid, impresa sociale cooperativa da lei fondata nel 2013, ha fatto della sostenibilità e dell’inclusione il cuore del proprio modello imprenditoriale. Riutilizza scarti e avanzi di tessuti pregiati da fine serie e eccedenze dell’industria della moda, e li trasforma in collezioni di abiti e accessori.
Quid nel 2024 ha fatturato otto milioni di euro.Dopo la laurea triennale in Economia a Verona e la magistrale alla Bocconi, Anna Fiscale ha seguito un percorso accademico e professionale compreso un master in Scienze politiche a Sciences Po, l’istituto universitario di studi politici di Parigi, che l’ha portata in India, Haiti e Bruxelles per studiare e sviluppare progetti di empowerment femminile. Nel tempo ha ricevuto premi come il Women value company della Fondazione Marisa Bellisario e l’European social innovation Award. Alla base della sua impresa c’è l’idea di trasformare la fragilità in valore. Quando ha fondato la cooperativa aveva 25 anni, una lunga militanza negli scout e ormai messa da parte l’idea di diventare un medico, ha scelto di offrire opportunità di lavoro a persone in situazione di vulnerabilità, in particolare donne con alle spalle storie di violenza o marginalità. “Il 90 per cento dei 160 dipendenti ha un contratto a tempo indeterminato, il 70 per cento ha vissuti di disabilità evidenti o nascoste, l’82 per cento sono donne vittime di violenza, di sfruttamento della prostituzione, di dipendenze”.
Numeri importanti e complessi da gestire. Ventidue persone, 12 uomini e 10 donne, sono detenuti che operano nel carcere veronese di Montorio, con due laboratori dedicati a formazione e attività e in prospettiva potrebbero essere impiegate nel laboratorio esterno di Quid a Verona. “Da poco abbiamo aperto un altro atelier a Padova con quattro persone, con la prospettiva di arrivare a 15”. Il team è strutturato come azienda a tutti gli effetti: produzione, logistica, ufficio prodotto, risorse umane e welfare, l’ufficio raccolta fondi e quello per la comunicazione. Lo stabilimento con 120 macchine da cucire, esegue tutte le fasi di produzione tessile. “Avanzi e scarti che altrimenti verrebbero rivenduti a stockisti, o inceneriti, noi li riutilizziamo per le nostre creazioni. Realizziamo 800 mila accessori all’anno e 50 mila capi di abbigliamento. In due magazzini raccogliamo le rimanenze tessili che i vari brand, anche quelli del lusso, ci mettono a disposizione: Dolce e Gabbana, Ferragamo, Vivienne Westwood, Marras, L'Oréal, Unilever, Ikea, NaturaSì, solo per citare alcune di quelle che ci hanno scelto come partner etico produttivo. Nel tempo si sono aggiunte tante persone: Elena Miroglio, suo il marchio Elena Mirò, che è nel nostro cda, così anche Roberto Zanoni ex direttore generale di NaturaSì, e altre figure che pian piano si affezionano al mondo di Quid e danno disponibilità. È molto difficile avere la loro fiducia dato che sono abituati a standard molto alti, ma una volta ottenuta si crea un volano positivo”. Complessità di piccola e media impresa e dinamiche di tipo sociale. “Ci sono esperienze simili in Italia, ma con numeri più bassi”.
Anna Fiscale sin da subito ha avviato un dialogo con Sandro Veronesi, creatore di Calzedonia, il primo imprenditore che ha creduto in Quid. Per lei un vero e proprio mentore. “Siamo partiti con i 15 mila euro della sua fondazione ‘San Zeno’ e le rimanenze di cui ci ha dotato su un modello di business retail con alcuni negozi diretti monomarca. Poi abbiamo virato sulla relazione con le grandi aziende e l’online. Ora collaboriamo con più di 120 imprese italiane e internazionali”. Per Ikea ha da poco realizzato 50 mila copricuscini, per Guess ha sviluppato una capsule collection con 12 mila capi nei negozi di tutta Italia, t-shirt per griffe del lusso che vanno in negozi di prima linea, e prodotti di merchandising per marchi come Aia o Negroni da offrire come gadget ai negozi e ai distributori. “Capiamo quali sono i loro bisogni e produciamo ad hoc”. Per Fiscale è benedetto l’articolo 14 per l’assunzione dei disabili, che prevede l’affidamento da parte di qualunque azienda sopra i 50 dipendenti, di una commessa di lavoro a una cooperativa sociale di tipo B, del valore equivalente al costo della remunerazione del disabile da assumere. “Ogni azienda sopra i 50 dipendenti deve assumere una quota del sette per cento di categorie protette. Di questo sette fino al 30 per cento lo può delegare a cooperative sociali del territorio a fronte di un ordinativo. Quid assorbe persone disabili in cambio di un ordine di produzione con importo definito in un rapporto di collaborazione continuativa”. A lungo negli scout, gruppo Verona 20, un fratello di 12 anni più grande, papà ingegnere meccanico in una cartiera specializzata in riciclo.
Una famiglia sempre attenta agli sprechi e a riutilizzare, la mamma molto attiva nel volontariato di quartiere. “Sin da piccola la seguivo. Ho cercato di traslare questa esperienza nel mio percorso di studi. Durante l’Erasmus a Londra andavo in una mensa per senza tetto, subito dopo in India, in Uttar Pradesh ero in una ong locale che si occupava di women empowerment, e poi a Milano, alla Bocconi per un corso no profit sull’impatto non solo economico ma anche sociale. Un anno a Parigi mi ha portata in Commissione europea e ad Haiti dove ho trascorso quattro mesi con la ong Coopi nel periodo post-terremoto. Esperienze di qualche mese ciascuna che mi hanno permesso di capire come le dinamiche femminili possono essere motore di cambiamento e di redistribuzione del reddito. Mi sono detta: provo con questo progetto a vedere come va, e in ogni caso avrò imparato qualcosa”.
Anna Fiscale ha raggruppato un gruppo di amici con competenze diverse, fra cui Ludovico Mantoan che è stato amministratore delegato, e ha costruito il primo business plan poi presentato a Veronesi. “Me ne andavo per i negozi di Verona con la valigetta a vendere le prime creazioni”. Si è aperta la possibilità di un temporary store a Forte dei Marmi e di produrre per Carrera jeans. L’embrione ha preso forma fino ad arrivare a 60 dipendenti nel 2018. È arrivato persino un riconoscimento istituzionale: la nomina a cavaliere al merito della Repubblica, nel 2020, e poi la Mela d’oro del premio Bellisario. “Abbiamo avuto la forza durante il Covid di metterci a fabbricare le mascherine sanitarie. Il nostro motto è i limiti sono punti di partenza. Nella difficoltà c’è l’opportunità di inventare qualcosa di nuovo. E le persone ai margini rifioriscono perché trovano in Quid il posto giusto. Per il welfare non basta far accedere le persone a un contratto di lavoro ma le dobbiamo accompagnare nel loro inserimento sociale: trovare casa, aprire un conto in banca, iscrivere bambini alla scuola materna o al nido. Lo stiamo facendo con un ufficio welfare, aiutati dalla pedagogista Maria Antonietta Bergamasco e da un’educatrice, Laura Vinco”. Altro claim dell’imprenditrice è fare advocacy, progetto che abbraccia nuove sfide e nuovi obiettivi. Un ramo dei ricavi di Quid deriva da attività di raccolta fondi e di donazioni in denaro a sostegno dell’impatto sociale: a fronte dell’inserimento lavorativo viene chiesto supporto a istituzioni e aziende per fare formazione. Lo stesso per l’acquisto di macchine da cucire e scaffali. Tre figli: Maddalena 7 anni, Maria Chiara 4 ed Emanuele uno. “Per me è un equilibrio riuscire a essere madre. Negli anni si è costruito un team di supporto: mio marito Daniele, osteopata pediatrico, libero professionista, è un aiuto importante. Ci suddividiamo carico e bellezza della cura dei figli e poi ci sono i nonni”.
La visione del futuro di Fiscale è la rete di tante coop sociali in altre parti del territorio italiano che lavorino su commesse di Quid e facciano formazione al lavoro. Per ora sono cinque e l’impatto che generano è l’inserimento di una cinquantina di persone. “Nei nostri uffici ci sono forti competenze e tanta motivazione per partecipare a questo progetto atipico. Gente abituata a operare in aziende molto strutturate che si adatta ai nostri standard. Oggi abbiamo un direttore generale che segue la parte amministrativa, io quella commerciale, welfare, risorse umane, raccolta fondi. Il mio ruolo è anche tessere relazioni di fiducia e stima con le realtà che ci scelgono”. Il fatto di essere cattolica è un valore aggiunto. “Sentire che sono accompagnata e che si sono aperte porte in modo inaspettato, farmi delle domande, avere una spiritualità, confrontarmi con il carisma francescano, mi aiuta a fare il mio lavoro meglio”.Nel tempo libero Anna Fiscale ama correre o camminare all’aria aperta. La passione comune della famiglia per il windsurf sul lago di Garda o in Sardegna a Porto Pollo. Legge volentieri libri come ‘Fuorimoda!’ di Matteo Ward e ‘Green heroes’ di Alessandro Gassman che parla anche di lei. O storie di vita vissuta. ‘Il mio nome non è Wendy’ di Wendy Uba, è quella di una ragazza vittima della tratta delle schiave del sesso che ora collabora con Quid. “La mia motivazione quotidiana è vedere nel nostro laboratorio persone che lavorano con il sorriso”.