Finita l’epoca dei “pendolari del pieno” dall’Italia: i benzinai svizzeri “in una crisi drammatica”
di Franco ZantonelliLUGANO – Una frontiera ormai non più conveniente. Dal punto di vista svizzero è quella che, a sud, confina con l’Italia. Il confine, quello tra Canton Ticino e Regione Lombardia, ha smesso di produrre affari lucrosi per l’economia elvetica. L’esempio più lampante lo forniscono i benzinai, che “Sono alla canna del gas”, titola un reportage del settimanale La Domenica, edito dal Corriere del Ticino di Lugano. Il riferimento è alle stazioni di servizio della regione di Mendrisio, a ridosso delle province di Como e Varese. Matteo Centonze e Lorenzo Baumgartne, rispettivavente alla guida di Ecsa Energy e del Gruppo Piccadilly, due tra i principali attori sul mercato dei carburanti del Canton Ticino, convergono nel ritenere l’attuale crisi “di proporzioni drammatiche”.
Volumi di vendita dimezzati
“I volumi di vendita- spiega Centonze, che presiede l’Associazione Ticinesi Stazioni di Servizio -stanno crollando a ritmi senza precedenti, mettendo in ginocchio un settore già provato da anni di …
LUGANO – Una frontiera ormai non più conveniente. Dal punto di vista svizzero è quella che, a sud, confina con l’Italia. Il confine, quello tra Canton Ticino e Regione Lombardia, ha smesso di produrre affari lucrosi per l’economia elvetica. L’esempio più lampante lo forniscono i benzinai, che “Sono alla canna del gas”, titola un reportage del settimanale La Domenica, edito dal Corriere del Ticino di Lugano. Il riferimento è alle stazioni di servizio della regione di Mendrisio, a ridosso delle province di Como e Varese. Matteo Centonze e Lorenzo Baumgartne, rispettivavente alla guida di Ecsa Energy e del Gruppo Piccadilly, due tra i principali attori sul mercato dei carburanti del Canton Ticino, convergono nel ritenere l’attuale crisi “di proporzioni drammatiche”.
Volumi di vendita dimezzati
“I volumi di vendita- spiega Centonze, che presiede l’Associazione Ticinesi Stazioni di Servizio -stanno crollando a ritmi senza precedenti, mettendo in ginocchio un settore già provato da anni di difficoltà e ora spinto verso un punto di non ritorno”. Basti pensare che, rispetto al 2019, quindi tornando indietro di appena 6 anni, il volume di benzina e gasolio venduti è calato del 50%. Da spartiacque ha fatto il Covid, durante il quale, complice il lockdown, di auto ne circolavano pochissime, praticamente nessuna proveniente dall’Italia per cui, per molti mesi, i benzinai hanno incassato una miseria. Successivamente, la ripresa è stata frenata da due fattori in particolare: il taglio delle accise sui carburanti deciso dal Governo italiano e la forza del franco svizzero. Con la conseguenza che, come concordano sia Matteo Centonze che Lorenzo Baumgartner “gli automobilisti italiani non si riforniscono più da noi”.
Il confronto tra Arcisate e Stabio: pesa la forza del franco
E ne hanno ben donde, come abbiamo potuto verificare confrontando i prezzi alla pompa della benzina con 95 ottani, ad Arcisate e a Stabio, due comuni situati a due passi l’uno dall’altro, il primo nel Varesotto il secondo in Ticino. Ad Arcisate si pagano sugli 1,83 centesimi di euro per litro, a Stabio più o meno la stessa cifra, però in franchi. Se consideriamo che un franco vale 1,07 euro, è ben chiaro come non ci sia più alcuna convenienza a fare il pieno in Svizzera, per gli automobilisti italiani.
I “pendolari” del pieno
E dire che, per buona parte del secondo dopoguerra, i distributori di benzina svizzeri hanno arricchito i loro proprietari, grazie al cosiddetto “pendolarismo del pieno”. “Quando ero ragazzo- spiega a Repubblica il figlio oggi 70 enne di un benzinaio di Chiasso che ha fatto i soldi con gli italiani negli anni ’60 e ‘70- durante le vacanze scolastiche rifornivo un’auto dietro l’altra, mentre mio padre stava alla cassa e mio fratello più grande gestiva la colonna di vetture in attesa di rifornirsi”. Di rifornirsi non solo di benzina ma, anche, di sigarette, di cioccolato, di zucchero o e di dadi da brodo. Tutti prodotti che, in Svizzera, costavano meno che in Italia. Erano i tempi in cui c’erano intere famiglie che, la domenica, partivano da Milano, per fare il pieno nel Canton Ticino. Poi, al ritorno, in dogana, c’era la rituale domanda “qualcosa da dichiarare?” da parte della Guardia di Finanza. E fioccavano le multe per una tavoletta di cioccolato o una stecca di sigarette di troppo.
Da un po’ di tempo i distributori rimasti hanno cambiato articoli e, accanto alle pompe di benzina, hanno aperto degli uffici cambi. Pare, comunque, che la loro discesa agli inferi sia lungi dall’essere conclusa. A causa, questa volta, delle vetture ibride, che consumano meno e, dunque, necessitano di minori soste per il pieno.