PECHINO - La fragile tregua commerciale tra Cina e Stati Uniti raggiunta a Ginevra agli inizi di maggio rischia già di sgretolarsi? Dopo che lo scorso venerdì il presidente statunitense Donald Trump ha sostenuto che Pechino ha violato gli accordi, questa mattina è stato il Ministero del Commercio cinese a rispondere duramente affermando che sono gli Usa, invece, ad aver introdotto “una serie di restrizioni discriminatorie” che danneggiano “i diritti e gli interessi legittimi della Cina”.
"Pronti a misure forti per salvaguardare i nostri diritti”
Tali restrizioni - vengono citati i controlli sulle esportazioni di chip per l’intelligenza artificiale, il blocco delle vendite di software per la progettazione di chip alla Cina e…
PECHINO - La fragile tregua commerciale tra Cina e Stati Uniti raggiunta a Ginevra agli inizi di maggio rischia già di sgretolarsi? Dopo che lo scorso venerdì il presidente statunitense Donald Trump ha sostenuto che Pechino ha violato gli accordi, questa mattina è stato il Ministero del Commercio cinese a rispondere duramente affermando che sono gli Usa, invece, ad aver introdotto “una serie di restrizioni discriminatorie” che danneggiano “i diritti e gli interessi legittimi della Cina”.
"Pronti a misure forti per salvaguardare i nostri diritti”
Tali restrizioni - vengono citati i controlli sulle esportazioni di chip per l’intelligenza artificiale, il blocco delle vendite di software per la progettazione di chip alla Cina e l'annuncio della revoca dei visti per gli studenti cinesi - “minano seriamente il consenso già raggiunto nei colloqui economici e commerciali”, sostiene Pechino. “Gli Stati Uniti hanno continuamente provocato nuove tensioni commerciali, esacerbando l'incertezza e l'instabilità nelle relazioni economiche e commerciali bilaterali. Invece di riflettere sulle proprie azioni, attribuiscono ingiustamente la colpa alla Cina, accusandola senza fondamento di violare il consenso, il che si discosta notevolmente dalla realtà. La Cina respinge con fermezza queste accuse infondate”. Il portavoce del Ministero conclude “esortando gli Stati Uniti a venire incontro alla Cina, a correggere immediatamente le proprie azioni errate e a sostenere congiuntamente il consenso raggiunto durante i colloqui economici e commerciali di Ginevra per promuovere lo sviluppo sano, stabile e sostenibile delle relazioni commerciali tra Cina e Stati Uniti”, aggiungendo che se, invece, “gli Stati Uniti persisteranno nel loro approccio unilaterale e continueranno a danneggiare gli interessi della Cina, quest'ultima adotterà con determinazione misure forti per salvaguardare i propri diritti”.
La fragile tregua
Dopo i colloqui a Ginevra, in Svizzera, del 10 e 11 maggio tra il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent e il vicepremier cinese He Lifeng, Stati Uniti e Cina avevano deciso di abbassare drasticamente i dazi reciproci per i prossimi 90 giorni. Washington ha portato le tariffe sui prodotti cinesi dal 145% al 30% e Pechino quelle sulle importazioni statunitensi dal 125% al 10%.
Venerdì scorso l’amministrazione Trump ha dichiarato di sperare di risolvere la controversia in una telefonata con il leader cinese Xi Jinping, un'idea che il tycoon ha avanzato più volte negli ultimi mesi, ma che non si è ancora concretizzata.
“Dal punto di vista della Cina, le ulteriori modifiche ai controlli sulle esportazioni intraprese dagli Stati Uniti nelle ultime tre settimane sono in contrasto con lo ‘spirito’ dei negoziati di Ginevra e sottolineano la mancanza di sincerità degli Stati Uniti nel trovare una tregua duratura”, sostiene Andrew Polk, analista e co-fondatore di Trivium China. “Da parte statunitense, il governo ritiene che la Cina non stia riducendo i propri controlli sulle esportazioni di elementi rari in modo sufficientemente rapido o completo da poter essere considerati in linea con l'accordo di Ginevra. Sebbene i colloqui non siano completamente interrotti e la fragile distensione rimanga per ora in vigore, il botta e risposta evidenzia quanto rapidamente la situazione possa degenerare e quanto facilmente possa riprendere l’escalation".