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L’euro digitale alla svolta dell’ultimo miglio

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Sale il pressing sulle istituzioni Ue per passare dai test alla definizione del regolamento. Accelerazione necessaria per battere gli stablecoin. Le banche chiedono di preservare la loro liquidità, un ruolo alle Poste per avvicinare i cittadini
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La presidente Bce, Christine Lagarde, ha assicurato che la macchina può esser già pronta a entrare in una fase di test dal prossimo ottobre. Piero Cipollone, membro del comitato esecutivo, ha indicato la metà del 2028 come orizzonte plausibile per le prime transazioni. L’euro digitale sta veramente scaldando i motori? «Una forte accelerazione è sotto gli occhi di tutti, forse sarebbe dovuta partire prima», dice Anna Omarini, ricercatrice del dipartimento di Finanza della Bocconi. Quel che manca è la spinta definitiva della politica Ue, chiamata ad approvare il regolamento per passare dai test alla realtà.

L’attesa per il regolamento

Se il Consiglio pare ormai compatto, con la Commissione dietro, nel fare presto, gli astri si devono ancora allineare al Parlamento, dove le spinte della industry e dei singoli Paesi hanno più forza a entrare. Ma anche qui, viste la minaccia delle stablecoin spinte da Trump e la consapevolezza che i due terzi dei pagamenti retail europei passano su circuit…

La presidente Bce, Christine Lagarde, ha assicurato che la macchina può esser già pronta a entrare in una fase di test dal prossimo ottobre. Piero Cipollone, membro del comitato esecutivo, ha indicato la metà del 2028 come orizzonte plausibile per le prime transazioni. L’euro digitale sta veramente scaldando i motori? «Una forte accelerazione è sotto gli occhi di tutti, forse sarebbe dovuta partire prima», dice Anna Omarini, ricercatrice del dipartimento di Finanza della Bocconi. Quel che manca è la spinta definitiva della politica Ue, chiamata ad approvare il regolamento per passare dai test alla realtà.

L’attesa per il regolamento

Se il Consiglio pare ormai compatto, con la Commissione dietro, nel fare presto, gli astri si devono ancora allineare al Parlamento, dove le spinte della industry e dei singoli Paesi hanno più forza a entrare. Ma anche qui, viste la minaccia delle stablecoin spinte da Trump e la consapevolezza che i due terzi dei pagamenti retail europei passano su circuiti Usa, in un momento in cui la Casa Bianca esprime un’amministrazione disinvolta nell’usare armi negoziali “non convenzionali”, pare che l’urgenza sia divenuta senso comune. E allora ecco che prende spazio il ragionamento su come costruire questo euro digitale. «I pagamenti sono sempre stati una ‘Cenerentola’ dei servizi bancari ma ora è emersa la loro centralità per una ragione semplice: sono l’elemento che stabilizza i depositi bancari e quindi la funzione di intermediazione della banca», ragiona Omarini. E proprio alla salvaguardia della liquidità puntano le preoccupazioni degli istituti. Un paletto su cui è tornato nei giorni scorsi il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli: «Sono un sostenitore di tutte le innovazioni europee», ha detto. «A patto che non tolgano liquidità alle banche, fondamentale per fare prestiti e per la loro stabilità».

Come preservare la liquidità delle banche

Considerazione ben nota all’Eurosistema, che d’altra parte è il fornitore ultimo della liquidità agli istituti. E al centro del dialogo tecnico preparatorio di questa svolta epocale. Le leve per preservarla? La cosiddetta funzionalità “waterfall”, che connette wallet digitali e conti correnti, via preferita dagli istituti rispetto a un pre-funding del nuovo strumento. Una cascata che in un senso sposta gli euro digitali in eccesso sul wallet verso il collegato c/c bancario, quando si incassa un pagamento; e nel senso opposto ‘ricarica’ dal c/c il wallet qualora sia necessario effettuare un pagamento oltre il “limite di detenzione”. Altro concetto delicato, quest’ultimo: quanti euro digitali potranno giacere su ciascun wallet? Il lavoro tecnico sul punto è vicino a uno snodo importante, la definizione della metodologia per fissarlo: il mercato se l’aspetta a breve. In gioco c’è il bilanciamento «tra l’esperienza ottimale dell’utente e la necessità di preservare la trasmissione della politica monetaria e la stabilità finanziaria», ricorda la stessa Bce nell’ultimo resoconto sull’avanzamento dei lavori. I consumatori spingono per un limite “alto” sennò l’uso ne sarebbe scoraggiato; le banche chiedono di non alzare troppo l’asticella per non incoraggiare deflussi che potrebbero impattare sulle riserve e sui coefficienti di copertura.

La competizione sui costi

Il rovescio della medaglia sono i costi: un limite basso impone uno sforzo tecnologico per abbassare i “tempi di ricarica” del wallet e la necessità, per gli istituti, di processare più pagamenti al secondo. Una ricognizione ancora parziale - di cui ha parlato su Mf il dg dell’Abi, Marco Elio Rottigni - sull’investimento iniziale necessario per gestire le attività di accesso, le transazioni e la liquidità è cifrato dall’Associazione in 880 milioni, per le banche operanti in Italia. «La partita con le stablecoin si gioca sia sul piano dell’efficienza tecnico-temporale, che per queste è alta, sia su quello dell’efficienza economica, laddove queste siano impegnate nei pagamenti. E in questo secondo aspetto pare che i loro costi siano ancora elevati», dice Omarini. «L’euro digitale deve dunque accelerare e sfruttare questo tempo per essere compreso dai futuri utilizzatori, entrare nei loro portafogli, abituarli al suo utilizzo così da sfruttare questo vantaggio che diversamente rischia di perdere».

Diventare un mezzo di pagamento “abituale” significa raggiunger più persone possibile. E di recente Cipollone ha spiegato (intervenendo al Festival dello Sviluppo sostenibile dell’Asvis) come l’Eurosistema «stia pensando a un ultimo miglio», a «partnership giuste in ogni Paese» per far sì che «tutti i cittadini possano avere accesso all’euro digitale». Ha speso il nome delle Poste come candidato naturale per l’Italia, «perché hanno milioni di clienti e possono facilmente dare supporto» per l’accesso. PostePay è in effetti tra i 70 partner Bce per la sperimentazione e la stessa proposta di regolamento sull’euro digitale invita gli Stati membri a delineare simili istituzioni per coinvolgere la clientela non bancarizzata e offrire servizi di sportello.

Se qualcuno può pensare a un nuovo fronte di concorrenza interno, ben più pressante è l’invito a far schiera comune per evitare che siano le grandi piattaforme made in Usa, con la casacca di prestatori di servizi di pagamento, a guadagnare spazio anche come distributori di euro digitale. Il paradosso, notano in molti, sarebbe ritrovarsi una presenza straniera ingombrante in un progetto che sta finalmente accelerando, proprio perché si è deciso di puntare sulla sovranità europea nei pagamenti.

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