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Dazi, incontri Usa-Ue per sbloccare lo stallo. E Trump sentirà Xi

Un vecchio incontro del 2017 tra il presidente degli Stati Uniti Trump, al suo primo mandato, e il leader cinese Xi

 
Washington e Pechino si accusano reciprocamente di aver violato l’intesa raggiunta a Ginevra, ma la Casa Bianca parla di un’imminente telefonata tra i leader
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ROMA – Un incontro tecnico a Washington. Uno politico a Parigi. Arrivano due appuntamenti chiave nel negoziato commerciale tra Europa e Stati Uniti, che quasi a metà della tregua di tre mesi sui dazi non dà ancora segnali di schiarita. Anzi. Tre giorni fa Donald Trump è tornato ad alzare la posta, accusando Bruxelles di immobilismo e annunciando il raddoppio al 50% delle tariffe già in vigore su acciaio e alluminio, che scatterà domani. La decisione è stata criticata dalla Commissione, che però prova anche a rilanciare il dialogo: «I nostri tecnici sono in viaggio verso Washington – ha detto ieri un portavoce – e il commissario Ue per il Commercio Sefcovic incontrerà di persona mercoledì (domani, ndr) a Parigi il suo omologo statunitense Greer».

Le distanze che restano

La b…

ROMA – Un incontro tecnico a Washington. Uno politico a Parigi. Arrivano due appuntamenti chiave nel negoziato commerciale tra Europa e Stati Uniti, che quasi a metà della tregua di tre mesi sui dazi non dà ancora segnali di schiarita. Anzi. Tre giorni fa Donald Trump è tornato ad alzare la posta, accusando Bruxelles di immobilismo e annunciando il raddoppio al 50% delle tariffe già in vigore su acciaio e alluminio, che scatterà domani. La decisione è stata criticata dalla Commissione, che però prova anche a rilanciare il dialogo: «I nostri tecnici sono in viaggio verso Washington – ha detto ieri un portavoce – e il commissario Ue per il Commercio Sefcovic incontrerà di persona mercoledì (domani, ndr) a Parigi il suo omologo statunitense Greer».

Le distanze che restano

La base negoziale dell’Unione è sempre la stessa: riduzione o azzeramento delle tariffe bilaterali – quelle “reciproche” americane sono fissate al 20%, ma dimezzate fino al 14 luglio -, maggiori acquisti di merci Usa, un coordinamento nell’affrontare gli eccessi produttivi cinesi, la minaccia di ritorsioni uguali e contrarie, al momento congelate, in caso di mancato accordo. Gli Stati Uniti vorrebbero di più, una radicale revisione di leggi e regolamenti europei che – sostengono – penalizzano il loro export. Questo però Bruxelles non lo vuole concedere. A sentire la Ue non è chiaro neppure che cosa Trump voglia davvero.

Washington pressa gli altri Paesi

Un’ipotesi è che la sentenza che ha giudicato illegittimi i suoi dazi reciproci, pur lasciandoli in vigore, abbia indebolito la posizione della Casa Bianca. Ieri Reuters ha letto la bozza di una lettera preparata dall’ufficio dello stesso Greer in cui chiede agli altri Paesi di presentare entro domani la loro “migliore proposta” negoziale, riservandosi di valutarla. Il messaggio segnalerebbe l’urgenza americana di accelerare le trattative aperte con decine di Paesi, anche se non è noto a chi sia stato effettivamente recapitato. Al momento l’unico accordo siglato è quello con Londra, ma anche quello vago e tutto da implementare.

Traballa la tregua con la Cina

Se il negoziato con la Ue non avanza, la fragile tregua con la Cina siglata il 12 maggio a Ginevra traballa. Negli ultimi giorni le due superpotenze si sono reciprocamente accusate di aver violato l’intesa. Ha iniziato Trump, arrabbiato per la lentezza con cui Pechino sta riavviando le esportazioni di terre rare, minerali fondamentali per le industrie hi-tech di cui controlla la produzione. Ieri invece è stata la volta della Cina, dopo la serie di provvedimenti a suo dire «discriminatori» varati dall’amministrazione americana: minacce di sanzioni per i Paesi che comprano i chip Huawei, lo stop alle esportazioni di software per progettare i semiconduttori, il blocco ai visti per studenti cinesi legati al Partito comunista o attivi in settori strategici.

La telefonata Trump – Xi

Queste schermaglie rendono evidente come l’intesa raggiunta a Ginevra, per quanto sorprendente, sia precaria e parziale: ha consentito una distensione sul fronte delle tariffarie, ma lasciato irrisolte tante questioni esplosive della contesa bilaterale, a cominciare dalla battaglia per il primato tecnologico. Tutti questi temi potrebbero essere affrontati in una telefonata tra Trump e Xi Jinping, che la Casa Bianca descrive come imminente. Negli ultimi mesi però di questo colloquio si è parlato varie volte, senza che poi avvenisse. Ora che la tregua è appesa a un filo i due leader si parleranno?

Sfiducia verso gli Usa

Le tensioni pesano sulle borse mondiali. I listini europei hanno chiuso deboli (Milano -0,26%), con vendite decise sulle aziende più esposte alle perturbazioni commerciali come Stellantis (-4,96%), Campari (-2,58%) e St (-1,9%). Sulla parità gli indici americani. Una rilevazione globale della società Morning Consult mostra che le opinioni favorevoli sulla Cina hanno superato quelle sugli Stati Uniti, in costante discesa dal ritorno di Trump e precipitate dopo il varo dei dazi reciproci.

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