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Acea Energia nel mirino di Eni, operazione da 600 milioni

La sede romana dell'Acea

 
L’azienda romana fisserà un cda per valutare la proposta. Dopo la vendita si concentrerà su acqua, gas e distribuzione elettrica
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MILANO – Dopo le banche, anche le utility italiane entrano in una nuova stagione di rinnovata competizione sul mercato e in cui si fa sempre più pressante la necessità degli operatori di ampliare i propri orizzonti, integrando parte della filiera o ampliando la base clienti.

La seconda via è quella scelta da Plenitude (società di Eni per la produzione e la vendita di energia sul mercato libero) che ieri ha inviato ad Acea un’offerta vincolante per l’intero capitale di Acea Energia, il braccio retail della società romana quotata a Piazza Affari. Sul piatto ci sono 1,4 milioni di clienti e una cifra che, stando ad alcune indiscrezioni, dovrebbe aggirarsi intorno ai 600 milioni di euro, nella parte alta della forchetta di partenza (400-600 milioni). Il prossimo passaggio certo sarà un cda di Acea per analizzare l’offerta, verosimilmente già la prossima settimana, per arrivare poi al closing non prima del 2026. Proprio quando verranno meno gli ultimi residui dei servizi a maggior tutel…

MILANO – Dopo le banche, anche le utility italiane entrano in una nuova stagione di rinnovata competizione sul mercato e in cui si fa sempre più pressante la necessità degli operatori di ampliare i propri orizzonti, integrando parte della filiera o ampliando la base clienti.

La seconda via è quella scelta da Plenitude (società di Eni per la produzione e la vendita di energia sul mercato libero) che ieri ha inviato ad Acea un’offerta vincolante per l’intero capitale di Acea Energia, il braccio retail della società romana quotata a Piazza Affari. Sul piatto ci sono 1,4 milioni di clienti e una cifra che, stando ad alcune indiscrezioni, dovrebbe aggirarsi intorno ai 600 milioni di euro, nella parte alta della forchetta di partenza (400-600 milioni). Il prossimo passaggio certo sarà un cda di Acea per analizzare l’offerta, verosimilmente già la prossima settimana, per arrivare poi al closing non prima del 2026. Proprio quando verranno meno gli ultimi residui dei servizi a maggior tutela e quando, per navigare nel mercato della vendita di energia al cliente finale, serviranno le spalle larghe.

L’offerta annunciata soddisfa le ambizioni di entrambe le parti. Per Acea, che vende, è l’occasione per concentrarsi sui business regolati come acqua, reti elettriche e gas. Un obiettivo già espresso nel piano quinquennale approvato nel 2024, dove la società punta per il 2028 a un margine operativo lordo (Mol) di 1,8 miliardi (di cui il 90% da attività regolate), pari al 43% dei ricavi, e una Rab (Regulatory Asset Base, ovvero il valore del capitale investito negli asset regolati) di 10,5 miliardi, in aumento del 42% rispetto al 2023. I fondi raccolti con la cessione delle attività retail potranno essere reinvestiti proprio nelle infrastrutture dedicate alle attività regolate, attraverso la stipula di nuovi contratti e, perché no, nuove acquisizioni. Nell’idrico, ad esempio, Acea è già il primo operatore italiano e prevede di investire altri 4,7 miliardi entro fine piano.

Dall’altro lato del tavolo, l’operazione permette a Plenitude, che compra, di raggiungere e superare in un colpo solo il target di 11 milioni di clienti fissato al 2028, partendo da una base di oltre 10 milioni. Per quella data, il management aspira a raddoppiare il Mol fino a 1,9 miliardi, forte di una capacità installata di energia rinnovabile che dovrebbe quadruplicare entro il 2030, raggiungendo i 15 gigawatt.

Numeri rilevanti anche nell’ambito dell’altro deal su cui lavora la controllata di Eni dedicata alle rinnovabili, ovvero la potenziale cessione del 20% del capitale al fondo Ares Alternative Credit Management, che diventerebbe così primo azionista di minoranza davanti a Eip (10%). Si tratta della strategia dei satelliti adottata negli ultimi anni dal Cane a sei zampe, in grado così di raccogliere capitali freschi da investire nelle nuove tecnologie, pur mantenendo il controllo sulle attività chiave. Ne sono un esempio Enilive, nel campo della mobilità sostenibile, ma anche l’accordo firmato di recente con Global Infrastructure Partners del gruppo BlackRock per avviare una nuova esperienza simile nella cattura, stoccaggio e utilizzo dell’anidride carbonica.

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