ROMA – Dalla mezzanotte – le 6 in Italia – del 4 giugno la guerra commerciale dichiarata da Donald Trump al resto del mondo ha raggiunto un nuovo livello. Sono infatti raddoppiati i dazi su acciaio e alluminio importati dall’estero, dal 25 al 50%. Potrebbe essere una mossa per ottenere qualcosa di più ai tavoli negoziali, o accelerare la firma degli accordi, ma a meno di sorprese le nuove tariffe andranno a impattare da subito gli scambi. A maggio le dogane Usa hanno festeggiato incassi record di 22,3 miliardi di dollari, dopo i 16,5 miliardi di dollari di aprile. Merito delle tariffe e degli aumenti delle accise, ma solo una goccia nel bilancio federale sempre più in rosso.
Acciaio e alluminio, l’import degli Stati Uniti
Gli Stati Uniti impo…
ROMA – Dalla mezzanotte – le 6 in Italia – del 4 giugno la guerra commerciale dichiarata da Donald Trump al resto del mondo ha raggiunto un nuovo livello. Sono infatti raddoppiati i dazi su acciaio e alluminio importati dall’estero, dal 25 al 50%. Potrebbe essere una mossa per ottenere qualcosa di più ai tavoli negoziali, o accelerare la firma degli accordi, ma a meno di sorprese le nuove tariffe andranno a impattare da subito gli scambi. A maggio le dogane Usa hanno festeggiato incassi record di 22,3 miliardi di dollari, dopo i 16,5 miliardi di dollari di aprile. Merito delle tariffe e degli aumenti delle accise, ma solo una goccia nel bilancio federale sempre più in rosso.
Acciaio e alluminio, l’import degli Stati Uniti
Gli Stati Uniti importano gran parte di queste materie prime dall’estero. Oltre un quarto di acciaio e più della metà dell’allumino di cui hanno bisogno. Lo fanno perché i costi di produzione domestici sono troppo elevati, e così anche con i dazi al 25% le aziende Usa preferivano importare dall’estero e assorbire i maggiori costi, rimanendo quei prodotti più competitivi. Con i dazi al 50% però non sarà più così. Gli Stati Uniti importano dal resto del mondo acciaio e alluminio per 110 miliardi di dollari. La metà dei beni acquistati viene da Canada, Cina e Messico, le prime “vittime” della guerra dei dazi di Trump non a caso. Poi, tra i principali partner in questa classifica c’è la Germania.
L’aumento repentino di questi metalli verrà scaricato sui prezzi finali, e quindi sui consumatori. Già durante il suo primo mandato il presidente imprenditore implementò misure protezionistiche, che portarono qualche posto di lavoro in più in alcune acciaierie provocando licenziamenti più numerosi nelle aziende dei settori collegati. E stavolta Bruxelles ha annunciato contro-dazi per beni di uguale valore, aumentando ulteriormente i costi per le imprese e le famiglie.
Dazi al 50%, l’impatto sull’Italia
Anche l’Italia, che insieme all’Ue verrà colpita dalla maggiorazione dei dazi, esporta questi metalli negli Stati Uniti. Ma già le prime tariffe del 2018 diedero una scossa al settore italiano, che fu spinto a cercare (e trovare) altri mercati che comprassero i loro prodotti. Tra materia prima, semilavorati e tubi l’Italia nel 2024 ha esportato 289 mila tonnellate di acciaio circa negli States. Nel 2022 erano 426 mila, nel 2018 oltre 700 mila. Ma finora quei volumi sono stati dirottati su altri Paesi.
Nel frattempo l’Italia è passata da settimo a quindicesimo Paese esportatore di acciaio negli Usa. Secondo dati elaborati dal centro studi Fiom, vendiamo agli Usa alluminio per un valore complessivo di 3,4 miliardi di dollari e acciaio per 2,2 miliardi. Su questi scambi andrebbero a gravare dazi per il 50% del loro valore. Cifre non esorbitanti, ma che potrebbero avere un effetto diretto e rapido per alcune aziende nostrane. Sempre che Trump non ci ripensi, ancora.