ROMA – L’Ocse è l’ultima delle grandi organizzazioni internazionali a ribadire ciò che è ovvio, ma non a Donald Trump: i dazi fanno male a tutti, e ancora di più agli Stati Uniti. Quanto male? Ieri l’istituto con sede a Parigi ha ritoccato le sue stime economiche, rispetto alle precedenti che risalivano allo scorso marzo. Le attese sulla crescita globale scendono al 2,9% sia per quest’anno che per il prossimo, limate rispettivamente di due e un decimo. Era dal 2020, anno orribile del Covid, che il mondo non scendeva sotto la soglia del 3%. Tre quarti delle maggiori economie vedono ridotto lo sviluppo atteso, compresa l’Italia che scende a +0,6 per il 2025 (meno un decimo) e a +0,7 per il 2026 (meno due), in linea con le magre aspettative degli altri previsori. Nessuno si salva, sintetizza l’Oganizzazione, ma gli Stati Uniti pagano il prezzo più salato: crescita tagliata all’1,5% per quest’anno, con un’inflazione che potrebbe impennarsi al 4 rendendo impossibili ulteriori tagli dei tas…
ROMA – L’Ocse è l’ultima delle grandi organizzazioni internazionali a ribadire ciò che è ovvio, ma non a Donald Trump: i dazi fanno male a tutti, e ancora di più agli Stati Uniti. Quanto male? Ieri l’istituto con sede a Parigi ha ritoccato le sue stime economiche, rispetto alle precedenti che risalivano allo scorso marzo. Le attese sulla crescita globale scendono al 2,9% sia per quest’anno che per il prossimo, limate rispettivamente di due e un decimo. Era dal 2020, anno orribile del Covid, che il mondo non scendeva sotto la soglia del 3%. Tre quarti delle maggiori economie vedono ridotto lo sviluppo atteso, compresa l’Italia che scende a +0,6 per il 2025 (meno un decimo) e a +0,7 per il 2026 (meno due), in linea con le magre aspettative degli altri previsori. Nessuno si salva, sintetizza l’Oganizzazione, ma gli Stati Uniti pagano il prezzo più salato: crescita tagliata all’1,5% per quest’anno, con un’inflazione che potrebbe impennarsi al 4 rendendo impossibili ulteriori tagli dei tassi della Fed.
Servono gli accordi
Va detto che rispetto alle previsioni più funeste lo scenario dipinto dall’Ocse appare tutto sommato gestibile. E anche per l’America lontano dallo spettro della recessione. Ma qui bisogna specificare l’assunto base, cioè che il livello finale delle tariffe sia in linea con quello dell’attuale tregua, cioè 30% verso la Cina e 10% per il resto del mondo, oltre a quelle settoriali al 25% (auto, acciaio, in prospettiva farmaci ed elettronica). Ad ogni scatto verso l’alto l’impatto aumenterebbe, e per tutti – anche per l’Italia – predominano decisamente i rischi al ribasso. Il messaggio: arrivare a degli accordi è l’unico modo per evitare il peggio, ristabilire un grado minimo di fiducia e far ripartire gli investimenti congelati dall’incertezza.
Nuovo round tra Europa e Stati Uniti
Il problema: di accordi finora neanche l’ombra, se si esclude quello molto vago con il Regno Unito. Ed è con queste premesse che oggi a Parigi, a margine del lavori dell’Ocse, si incontreranno il commissario europeo al Commercio Maros Sefcovic e l’omologo americano Jamieson Greer. Un faccia a faccia atteso, vicino al giro di boa della tregua di tre mesi, per capire se lo stallo negoziale si può sbloccare. La Commissione continua a parlare di «accelerazione», aggiungendo – senza dettagli - che il primo giorno di incontri tecnici in corso in parallelo a Washington è stato «molto costruttivo».
Sulle trattative irrompe il nuovo affondo americano, cioè l’aumento dal 25 al 50% dei dazi su acciaio e alluminio che scatterà per tutti oggi: Trump firmerà l’ordine esecutivo. Gli Stati Uniti sono impegnati in negoziati paralleli con decine di Paesi colpiti dalle tariffe “reciproche”, di cui i più tesi sono senza dubbio quelli con la Cina. Ieri l’amministrazione ha confermato, come anticipato da Reuters, di aver inviato una lettera a tutti i partner, un modo «amichevole» per ricordare «che le scadenze stanno arrivando». Il 9 luglio termina la tregua e la missiva chiederebbe ai vari Paesi di formalizzare entro oggi la loro migliore offerta, che poi Washington valuterà.
Europa e Cina si parlano
Intanto a Parigi il commissario Sefcovic ha incontrato il ministro del Commercio cinese Wang Wentao, in vista del vertice bilaterale che si dovrebbe tenere a luglio nella Repubblica popolare. «Stiamo lavorando sodo per compiere progressi su un’ampia gamma di questioni urgenti», ha detto Bruxelles. Europa e Cina sono state riavvicinate dall’offensiva trumpiana, ma i punti critici restano molti, a cominciare dall’eccesso di capacità produttiva che l’economia del Dragone riversa all’estero.