Economia

Il freno tirato della Cina all’export delle terre rare rischia di bloccare la filiera auto Usa e Ue

Il freno tirato della Cina all’export delle terre rare rischia di bloccare la filiera auto Usa e Ue

Scelta di Pechino per indurre gli States a negoziare sui dazi. I produttori stanno correndo ai ripari adottando anche le soluzioni post pandemia. Ford ha interrotto una produzione

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ROMA – Il problema ha già investito le case automobilistiche degli Usa, ma presto potrebbe toccare anche quelle europee. Negli States i produttori stanno cercando soluzioni alternative alle restrizioni imposte dalla Cina sulle esportazioni di magneti in terre rare, indispensabili per i motori delle vetture elettriche, tra cui lo spostamento della produzione nel Paese del Dragone. La possibile soluzione viene indicata dal Wall Street Journal che cita fonti bene informate.

Una questione che non riguarda solo le quattro ruote. Gran parte della tecnologia mondiale, dagli smartphone ai caccia F-35, si basa su questi magneti. E ad aprile Pechino ha imposto alle aziende di chiedere l'autorizzazione per poter esportare i magneti realizzati con terre rare, tra cui disprosio e terbio. La Cina controlla circa il 90% della fornitura mondiale di questi elementi, che consentono ai magneti di funzionare ad alte temperature. Il Dragone avrebbe dovuto ammorbidire i vincoli sulle esportazioni dei magneti nell'ambito della tregua di 90 giorni con la Casa Bianca, ma di fatto Pechino ha rallentato le autorizzazioni. Trump ha accusato la Cina di aver violato l'accordo, ma il gigante asiatico ha respinto le accuse, stigmatizzando le "misure discriminatorie e restrittive" adottate da Washington, tra cui il blocco sulle esportazioni Usa di chip per l'IA. I magneti realizzati con le terre rare si sono trasformati in una delle leve su cui Pechino agisce per negoziare con gli Usa i dazi.

Molte case automobilistiche, non solo negli Usa, temendo la chiusura delle linee di assemblaggio e il blocco della produzione nel giro di poche settimane. Una situazione simile a quella che si è verificata dopo la pandemia Covid, quando c’è stato un rimbalzo della produzione in tutti i settori e i livelli di produzione di terre rare non era sufficiente ad accontentare il fabbisogno. Preoccupate anche le associazioni dell’indotto da una parte e dall’altra dell’Atlantico perchè gli effetti si potrebbero prima verificare nelle imprese della catena di fornitura e poi tra chi assembla.

Aver già vissuto il problema con la pandemia potrebbe permettere alle case di attutire l’impatto. C’è chi sta valutando di tornare a tecnologie più obsolete o di rimuovere alcune funzionalità. La Ford, ad esempio, ha già interrotto la produzione dell'Explorer nell'impianto di Chicago, proprio a causa della carenza di terre rare. Tra le idee al vaglio delle aziende vi è la produzione di motori elettrici negli impianti cinesi oppure la spedizione in Cina di motori made in America pre assemblati per installare i magneti. Gli altri Paesi asiatici e l’Europa potrebbero compensare la produzione cinese, nessuna di queste fonti alternative, però, fornirebbe magneti sufficienti a soddisfare la domanda dell'industria automobilistica.

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