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Salgono i conti Lucky Strike, l’Iss: “Danni e tumori anche dalle sigarette senza fumo”

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Parla Simona Pichini, dirigente del Centro dipendenze e doping dell’Istituto superiore di Sanità. Circa un ragazzo su cinque tra 11 e 13 anni dichiara che i propri genitori lo sanno, percentuale che sale a quasi uno su due tra i ragazzi di 14-17 anni
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MILANO – Ci sono quelle che sembrano pennarelli colorati ricaricabili, le usa e getta e le sigarette a tabacco riscaldato, che piacciono a un pubblico di giovani adulti e si distinguono per un design raffinato e per politiche commerciali aggressive. Tutte, però, hanno una cosa in comune. Fanno male. Perché – come spiega Simona Pichini, che dirige il Centro dipendenze e doping dell’Istituto superiore di Sanità – le tossicità sono diverse ma tutte serie.

L’alibi di molti giovani è che non essendoci combustione queste sigarette fanno meno male: è vero?

“Non c’è pirolisi a 600 gradi ma il danno c’è comunque. Distinguiamole, però: le sigarette che sembrano pennarelli hanno un liquido al glicerolo con aromi che in genere sono quelli usati nell’industria alimentare, e che vengono inalati dando tossicità …

MILANO – Ci sono quelle che sembrano pennarelli colorati ricaricabili, le usa e getta e le sigarette a tabacco riscaldato, che piacciono a un pubblico di giovani adulti e si distinguono per un design raffinato e per politiche commerciali aggressive. Tutte, però, hanno una cosa in comune. Fanno male. Perché – come spiega Simona Pichini, che dirige il Centro dipendenze e doping dell’Istituto superiore di Sanità – le tossicità sono diverse ma tutte serie.

L’alibi di molti giovani è che non essendoci combustione queste sigarette fanno meno male: è vero?

“Non c’è pirolisi a 600 gradi ma il danno c’è comunque. Distinguiamole, però: le sigarette che sembrano pennarelli hanno un liquido al glicerolo con aromi che in genere sono quelli usati nell’industria alimentare, e che vengono inalati dando tossicità polmonare. Spesso c’è anche nicotina. Secondo i dati diffusi qualche giorno fa in occasione del No tobacco day dell’Iss, fuma o svapa il 7,5% dei bambini delle medie tra 11 e 13 anni e il 37,4% dei ragazzi tra 14 e 17 anni delle scuole secondarie. Il 70% di chi ha dichiarato di fumare è poi un policonsumatore, cioè fuma indistintamente qualunque cosa sia disponibile, anche le sigarette tradizionali”.

Le sigarette a tabacco riscaldato invece come funzionano?

“Il tabacco non si brucia per combustione ma si riscalda a circa 350 gradi, producendo comunque sostanze tossiche. E pur essendo prodotti relativamente nuovi cominciano ad arrivare studi che dimostrano il legame con la Bpco, la broncopneumopatia cronica ostruttiva, o alcuni tipi di tumore”.

I policonsumatori, quelli che fumano praticamente qualunque cosa contenga nicotina, rischiano di più?

“Decisamente, quando fumi prodotti di diverso tipo hai un carico di nicotina molto elevato, con una richiesta continua da parte del cervello. La nicotina arriva al cervello in pochi secondi, soddisfa la “fame” dei recettori e induce calma. Ma altera la funzione degli impulsi nervosi e quindi la calma dura poco e la richiesta di nicotina riparte subito. Con un meccanismo di compulsività: ha presente quelli che si nascondono per svapare, o mettono una mano davanti alla bocca per farlo dove non si può? Perché l’astinenza si instaura subito”.

Negli adolescenti è peggio?

“Il cervello in costruzione è più sensibile al meccanismo della ricompensa, utilizzare una sostanza esterna che scatena questo meccanismo vuol dire non riuscire più a farne a meno. Con il rischio poi che la nicotina diventi una strada per altre sostanze di abuso”.

Si comincia a svapare o fumare a 11 anni: i genitori se ne accorgono?

“Circa un ragazzo su cinque tra 11 e 13 anni dichiara che i propri genitori lo sanno, percentuale che sale a quasi uno su due tra i ragazzi di 14-17 anni. Questa precocità ci deve spingere a pensare a interventi di prevenzione mirati per queste fasce d’età”.

Quando sono comparsi questi nuovi prodotti sono stati presentati come strumenti di riduzione del danno, spingendo a smettere di fumare le sigarette tradizionali: possiamo dirlo?

“Semmai è il contrario. Non solo non aiutano a smettere ma spingono verso le sigarette tradizionali. Per quelle c’è voluto quasi un secolo, era il 1988, perché si arrivasse a dire che provocano il 30% dei tumori. Ma quel gioco non si può ripetere più anche con questi prodotti”.

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