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Poche risorse e nessun obbligo: la strategia europea sull’acqua è un bicchiere mezzo vuoto

Immagini della recente alluvione che ha colpito la Germania 

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La Commissione lancia un nuovo piano contro l’emergenza idrica, ma gli obiettivi di efficienza non sono vincolanti e mancano nuovi fondi. Gli ambientalisti: campanello d’allarme sul futuro delle politiche ambientali europee
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ROMA – I numeri descrivono una vera e propria emergenza. Ne citiamo tre, tra quelli forniti dalla stessa Commissione: il 34% del territorio dell’Unione vive una situazione di stress idrico; le perdite nelle reti variano tra l’8 e il 57% a seconda dei Paesi; solo il 27% delle acque superficiali ha un buono stato chimico. E’ per rispondere a questa –ennesima – crisi europea che Bruxelles ha preparato una nuova Strategia di resilienza idrica. A dispetto delle attese però il documento presentato ieri dalla commissaria all’Ambiente Jessika Roswall sembra molto debole. Il principale obiettivo inserito nel piano, un aumento dell’efficienza idrica del 10% entro il 2030, non è vincolante per i Paesi membri. Agricoltura e allevamento, responsabili di quasi il 60% del consumo di acqua, non sono destinatari di specifiche misure. Mentre le risorse stanziate, con l’appoggio della Bei, sembrano in gran parte un reimpacchettamento di fondi già esistenti.

ROMA – I numeri descrivono una vera e propria emergenza. Ne citiamo tre, tra quelli forniti dalla stessa Commissione: il 34% del territorio dell’Unione vive una situazione di stress idrico; le perdite nelle reti variano tra l’8 e il 57% a seconda dei Paesi; solo il 27% delle acque superficiali ha un buono stato chimico. E’ per rispondere a questa –ennesima – crisi europea che Bruxelles ha preparato una nuova Strategia di resilienza idrica. A dispetto delle attese però il documento presentato ieri dalla commissaria all’Ambiente Jessika Roswall sembra molto debole. Il principale obiettivo inserito nel piano, un aumento dell’efficienza idrica del 10% entro il 2030, non è vincolante per i Paesi membri. Agricoltura e allevamento, responsabili di quasi il 60% del consumo di acqua, non sono destinatari di specifiche misure. Mentre le risorse stanziate, con l’appoggio della Bei, sembrano in gran parte un reimpacchettamento di fondi già esistenti.

Nessun obiettivo vincolante

Questa impostazione ha una chiara ragione politica: un anno e mezzo fa, alla vigilia del voto europeo, il dossier fu congelato da Von der Leyen dopo le proteste di contadini e allevatori, i settori che più temono il peso di nuove regole e relativi maggiori costi. Roswall ha ereditato questa patata bollente e nella presentazione del piano ha messo in chiaro che la sua priorità è stata mostrare “un cambio di approccio”. Nel concreto “no a nuove leggi, ma focus sull’implementazione di quelle esistenti” e largamente inattuate come la Direttiva quadro sull’acqua del 2000. E no a obiettivi vincolanti, “perché la situazione è diversa nelle diverse regioni”. Il problema segnalato in coro dalle associazioni ambientaliste è – appunto – che finora quelle direttive non hanno prodotto i risultati sperati. E non è chiaro come il “dialogo con gli Stati membri” o la creazione di indicatori e cassette degli attrezzi a loro disposizione, possa davvero spingerli a fare ciò che finora non hanno fatto. Nessun target neppure sul riuso delle acque, che al momento in Europa è fermo al 2,4%.

Le risorse della Bei

Secondo le stime della Commissione per realizzare le legislazioni esistenti sull’acqua l’Europa avrebbe bisogno di 23 miliardi di euro l’anno di investimenti aggiuntivi, a cominciare da quelli per limitare le perdite delle infrastrutture. Per colmare almeno in parte questo gas la strategia, come tanti altri dossier europei, bussa alla porta della Banca europea per gli investimenti: dal 2025 al 2027 la Bei dovrebbe stanziare 15 miliardi di risorse aggiuntive. Ma non viene indicato quante di queste siano effettivamente nuove.

Data center e idrogeno

Degli interventi più radicali – e divisivi – discussi alla vigilia, come una scala di priorità negli utilizzi dell’acqua, il principio che “chi inquina paga”, il bando alle sostanze chimiche che non si disperdono, non c’è traccia. Come nessun vincolo concreto viene posto al bellicoso settore agricolo, se si esclude l’inclusione del principio dell’efficienza nella politica agricola comune. Su settori ad alto consumo e in grande sviluppo come i data center, le batterie o l’idrogeno, la Commissione metterà a punto dei benchmark, lasciando poi la palla agli Stati. Qualche settimana fa, commentando le indiscrezioni sulla strategia poi confermate nel testo finale, il Wwf riassumeva così i dubbi delle associazioni ambientaliste: “Il testo non contiene gli impegni vincolanti, le risorse dedicate e gli strumenti di governance necessari a creare un reale cambiamento”.

In omaggio al mantra della nuova Commissione Von der Leyen, meno burocrazia e più competitività, grande enfasi è posta sul supporto all’innovazione nel settore idrico, su cui l’Europa è in effetti alla frontiera. Ma mentre crescono le pressioni di governi e lobby industriali per rivedere gli obiettivi del Green Deal, e mentre si discutono i nuovi target sulle emissioni per il 2040, le 28 pagine della strategia sull’acqua alimentano il dubbio che dietro il “pragmatismo” di Bruxelles ci sia un passo indietro sul fronte della sostenibilità ambientale.

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