Milano – Il patto di Mediobanca, che riunisce l’11,8% del capitale, si è espresso a favore dell’offerta pubblica d’acquisto (Ops) su Banca Generali in vista dell’assemblea del 16 giugno che sarà chiamata ad approvarla o meno. «L’assemblea dei partecipanti ha apprezzato il forte razionale industriale e finanziario alla base dell’operazione», è il messaggio diffuso al termine della riunione tenutasi in Piazzetta Cuccia dove si è avuta anche notizia della scomparsa del presidente dell’accordo di consultazione, Angelo Casò.
All’incontro, durato meno di due ore, erano rappresentati tutti i soci, da Mediolanum al gruppo Pecci, per ascoltare l’ad, Alberto Nagel, illustrare il senso dell’Ops sulla controllata di Generali. L’operazione, come emerge anche dalla relazione del c…
Milano – Il patto di Mediobanca, che riunisce l’11,8% del capitale, si è espresso a favore dell’offerta pubblica d’acquisto (Ops) su Banca Generali in vista dell’assemblea del 16 giugno che sarà chiamata ad approvarla o meno. «L’assemblea dei partecipanti ha apprezzato il forte razionale industriale e finanziario alla base dell’operazione», è il messaggio diffuso al termine della riunione tenutasi in Piazzetta Cuccia dove si è avuta anche notizia della scomparsa del presidente dell’accordo di consultazione, Angelo Casò.
All’incontro, durato meno di due ore, erano rappresentati tutti i soci, da Mediolanum al gruppo Pecci, per ascoltare l’ad, Alberto Nagel, illustrare il senso dell’Ops sulla controllata di Generali. L’operazione, come emerge anche dalla relazione del cda all’assemblea, ha l’obbiettivo di creare un polo italiano nel segmento del wealth management, la fascia più alta della gestione del risparmio e dove si ottengono le commissioni più corpose. È un’operazione che normalmente sarebbe di competenza del cda ma essendo Mediobanca oggetto di un’Ops annunciata dal Monte dei Paschi di Siena, qualsiasi mossa deve essere passare al vaglio dell’assemblea. Che sostanzialmente deve autorizzare il management ad andare avanti oppure decretare uno stop. Il socio Francesco Gaetano Caltagirone, con più del 7%, ha già annunciato che chiederà all’assemblea un rinvio per poter assumere più informazioni riguardo le condizioni che riguardano anche Generali, come la stesura di accordi di distribuzione in esclusiva con la rete Mediobanca. Ma tali accordi non possono essere definiti se prima i soci non autorizzano il management di piazzetta Cuccia ad andare avanti nella discussione. E così il presidente Renato Pagliaro, che guiderà l’assemblea, avrà il potere discrezionale di accettare la richiesta di Caltagirone, oppure di ignorarla o di metterla ai voti.
L’assemblea si preannuncia molto partecipata, si attende oltre l’80% del capitale rispetto al 76% del 2023 quando era in discussione il rinnovo del cda. Ma l’esito appare ancora incerto. Mediobanca può contare su un 18-20% del capitale composto dall’11,8% del patto di consultazione, dal 2% di Unipol e da altri piccoli gruppi di azionisti che hanno sempre sostenuto il management. E poi può contare sul mercato degli investitori istituzionali che potrebbe essersi ristretto per i rastrellamenti di Borsa delle ultime settimane ma che comunque dispone almeno del 40% del capitale. Un socio contrario è sicuramente Caltagirone mentre la Delfin (finanziaria della famiglia Del Vecchio) con il 20% deciderà all’ultimo momento come votare, visto che sta aspettando qualche notizia in più dal fronte Generali, dove la finanziaria possiede un altro 10%.
Anche la famiglia Benetton, con il 2,2%, deciderà all’ultimo, così come ha fatto durante la scorsa assemblea Generali. L’incognita finale riguarda i pacchetti di azioni in possesso delle casse previdenziali, dall’Enpam a Enasarco, che potrebbero essere stati rafforzati. E il solito Andrea Orcel che da più parti viene indicato in possesso di poco meno del 3%, circostanza che finora ha sempre smentito.