MILANO Unicredit «ha ritirato la richiesta di misure provvisorie per consentire un dialogo costruttivo con il Mef»: non chiede più al Tar del Lazio una sospensiva urgente sul decreto di Palazzo Chigi del 18 aprile scorso che stabiliva stretti - e probabilmente invalicabili - paletti per l’Ops della banca guidata da Andrea Orcel su Banco Bpm. Ottiene, invece, un esame nel merito da parte dello stesso Tar fissato per il 9 luglio. A Ops ancora aperta, quindi, i giudici amministrativi si pronunceranno sulla legittimità dell’esercizio dei poteri speciali da parte del governo. La banca spiega ancora che, dopo la lettera del Mef del 30 maggio scorso, che dettagliava il monitoraggio delle prescrizioni del golden power, «prende atto del tenore della risposta fornita » e «in cambio» decide questa mossa, in apparenza distensiva.
Ma l’obiettivo, più che una improbabile trattativa con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, sembra essere quello di offrire spazi di azione ad altri nella ma…
MILANO Unicredit «ha ritirato la richiesta di misure provvisorie per consentire un dialogo costruttivo con il Mef»: non chiede più al Tar del Lazio una sospensiva urgente sul decreto di Palazzo Chigi del 18 aprile scorso che stabiliva stretti - e probabilmente invalicabili - paletti per l’Ops della banca guidata da Andrea Orcel su Banco Bpm. Ottiene, invece, un esame nel merito da parte dello stesso Tar fissato per il 9 luglio. A Ops ancora aperta, quindi, i giudici amministrativi si pronunceranno sulla legittimità dell’esercizio dei poteri speciali da parte del governo. La banca spiega ancora che, dopo la lettera del Mef del 30 maggio scorso, che dettagliava il monitoraggio delle prescrizioni del golden power, «prende atto del tenore della risposta fornita » e «in cambio» decide questa mossa, in apparenza distensiva.
Ma l’obiettivo, più che una improbabile trattativa con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, sembra essere quello di offrire spazi di azione ad altri nella maggioranza. Ieri, alla mossa di Orcel ha risposto infatti Antonio Tajani, ministro degli Esteri e vicepremier in quota Forza Italia, che già aveva esplicitato la sua contrarietà al modo in cui era stato usato il golden power. «La via del dialogo è sempre la migliore per ottenere risultati - le sue parole - e credo che adesso si possa dialogare con Unicredit e risolvere il problema». Silenzio, invece, dal Mef, dove si procede solo con il monitoraggio delle misure decise da Palazzo Chigi, come previsto dalla legge. In via XX Settembre non si respira proprio aria di possibile trattativa e del resto appena qualche giorno fa Giorgetti ha evocato le dimissioni se il decreto dovesse cambiare.
All’attacco, poi, la “preda” Banco Bpm. L’ad Giuseppe Castagna lamenta «ancora una volta confusione e incertezza» e attacca Unicredit, perché mentre dice di voler trattare «ci risulta che ha richiesto al Tar l’annullamento della lettera di precisazioni del ministero». Da Unicredit nessuna smentita. Di fatto i legali di Orcel, di fronte alla lettera arrivata tre giorni prima dell’udienza al Tar hanno integrato il loro ricorso contro il decreto del 18 aprile, affermando che nonostante la lettera del Mef e i suoi toni che vengono letti come più concilianti, l’azione in giudizio rimane immutata.
Ieri Orcel ha avuto anche un via libera sull’Ops dall’Ue, ma si tratta solo di quello relativo ad eventuali sovvenzioni estere distorsive della concorrenza.