ROMA – Incertezza è la parola regina di questo 2025. È l’effetto dazi, da quelli annunciati a quelli imposti a quelli ritirati anche solo temporaneamente. Anche l’Istat, nelle sue prospettive economiche per l’anno in corso e il 2026 prevede una frenata della crescita. E conferma i numeri del Def dello scorso aprile. Il Pil nel 2025 crescerà dello 0,6% (meno di quanto stimato nei mesi precedenti) e dello 0,8% nel 2026 dopo essere aumentato dello 0,7% nei due anni precedenti.
Istat, l’impatto dei dazi di Trump sul Pil
L’Italia cresce, ma poco e sempre meno. E, per i prossimi due anni, lo farà solo grazie ai consumi e agli investimenti interni, mentre i dazi di Trump peseranno in negativo non poco sulla domanda estera netta. Secondo le previsioni dell…
ROMA – Incertezza è la parola regina di questo 2025. È l’effetto dazi, da quelli annunciati a quelli imposti a quelli ritirati anche solo temporaneamente. Anche l’Istat, nelle sue prospettive economiche per l’anno in corso e il 2026 prevede una frenata della crescita. E conferma i numeri del Def dello scorso aprile. Il Pil nel 2025 crescerà dello 0,6% (meno di quanto stimato nei mesi precedenti) e dello 0,8% nel 2026 dopo essere aumentato dello 0,7% nei due anni precedenti.
Istat, l’impatto dei dazi di Trump sul Pil
L’Italia cresce, ma poco e sempre meno. E, per i prossimi due anni, lo farà solo grazie ai consumi e agli investimenti interni, mentre i dazi di Trump peseranno in negativo non poco sulla domanda estera netta. Secondo le previsioni dell’istituto, “queste tensioni, benché in graduale ricomposizione nella seconda metà del 2025, continuerebbero ancora a condizionare in negativo l’evoluzione del ciclo economico, con ricadute più accentuate sugli investimenti e sul commercio estero e, in misura minore, sui consumi delle famiglie”.
L’effetto anticipo sulla crescita
Da quando Donald Trump ha dichiarato guerra commerciale al mondo, oltre alle fibrillazioni dei mercati, da Wall Street all’Europa, sono stati gli enti internazionali a certificare il rallentamento dell’economia globale. I dazi, su questo concordano praticamente all’unanimità gli analisti, fanno male all’economia. Dal Fondo monetario all’Ocse sono stati ritoccati al ribasso tutti gli indici di crescita. Il documento dell’Istat ipotizza quindi "un impatto negativo dei dazi sul commercio mondiale e sulle prospettive di crescita internazionali".
La fiducia dei consumatori e delle imprese è in calo a causa delle difficoltà a prevedere come evolverà la situazione. Nonostante questo il commercio con l’estero dell’Italia per ora ha retto. È l’effetto anticipo: oltre ai contratti già programmati nel settore della cantieristica navale, l’imminente imposizione di restrizioni tariffarie potrebbe aver accelerato le transazioni, sia in entrata sia in uscita, nel primo trimestre 2025 (+2,6% e +2,8% la variazione congiunturale rispettivamente per import ed export di beni e servizi).
Come cambierà l’inflazione
L’inflazione dovrebbe continuare a rallentare, dopo la risalita tra fine 2024 e inizio 2025, grazie al miglioramento dei prezzi dell’energia e all’indebolirsi delle prospettive di domande. “La variazione tendenziale dell'indice dei prezzi al consumo armonizzato Ipca – secondo il dato preliminare Istat – è stata pari in maggio a +1,9% (+2,0% nel mese precedente), in linea con la media dell'area euro. L'aumento del deflatore della spesa delle famiglie residenti nel 2025 sarebbe in linea con tali andamenti (+1,8%), con una nuova leggera riduzione nel 2026 (+1,6%)”. Nell'orizzonte di previsione, scrive l’istituto, “ci si attende una dinamica leggermente positiva”, dopo due anni di contrazione.