MILANO – Pechino punta sulle sue terre rare per sbloccare l’impasse dei dazi. Ieri il governo cinese ha informato che nei colloqui tenuti martedì a Parigi tra il ministro cinese del Commercio Wang Wentao e il commissario europeo per il Commercio Maros Sefcovic, il governo di Pechino ha espresso la sua intenzione di creare un «canale preferenziale» destinato a «rendere più rapido il processo di approvazione» per esportare determinati minerali verso l’Europa.
Il tema delle terre rare, di cui la Cina è leader assoluto, con il 70% delle capacità estrattive nel mondo e oltre il 90% dei prodotti raffinati, è cruciale per molte industrie occidentali, in primo luogo quella automobilistica, ma tocca da vicino anche settori come l’elettro…
MILANO – Pechino punta sulle sue terre rare per sbloccare l’impasse dei dazi. Ieri il governo cinese ha informato che nei colloqui tenuti martedì a Parigi tra il ministro cinese del Commercio Wang Wentao e il commissario europeo per il Commercio Maros Sefcovic, il governo di Pechino ha espresso la sua intenzione di creare un «canale preferenziale» destinato a «rendere più rapido il processo di approvazione» per esportare determinati minerali verso l’Europa.
Il tema delle terre rare, di cui la Cina è leader assoluto, con il 70% delle capacità estrattive nel mondo e oltre il 90% dei prodotti raffinati, è cruciale per molte industrie occidentali, in primo luogo quella automobilistica, ma tocca da vicino anche settori come l’elettronica e la difesa. In aprile, reagendo alla stretta sui dazi di Donald Trump, Pechino ha imposto nuove regole su sette di questi minerali, stabilendo che ogni singola spedizione fuori dal paese debba essere autorizzata e che sia precisato in dettaglio l’utilizzo che verrà fatto delle terre rare. Adesso, nonostante la tregua commerciale di 90 giorni con gli Usa, Pechino sembra restia a togliere i controlli sulle esportazioni.
Un grosso problema per le imprese negli Usa e in Europa, che sostengono di avere un’autonomia di circa tre mesi prima di dover bloccare la produzione. Lo stesso Sefcovic, subito dopo l’incontro a Parigi con il ministro cinese, aveva spiegato che per l’Ue si tratta di «una situazione allarmante per l’industria nel suo complesso.
Nel negoziato tra Ue e Cina pesano anche altri temi, a cominciare dai dazi che già alla fine dello scorso anno Bruxelles aveva imposto sulle importazioni di auto elettriche cinesi. Una mossa a cui Pechino ha reagito tra l’altro tassando il brandy francese: adesso, mentre sulle auto elettriche si studia la possibilità di sostituire i dazi europei con un prezzo minimo da praticare nell’Ue, la Cina ha fatto sapere che entro il 5 luglio deciderà sulle tariffe per i liquori europei.
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Le terre rare sono anche al centro dei tentativi di dialogo tra Pechino e Washington. Dopo la lunga telefonata di Donald Trump a Xi Jinping di giovedì scorso, la prova dei fatti sarà domani a Londra, quando una delegazione Usa di altissimo livello - il segretario al Tesoro Scott Bessent, quello al Commercio Howard Lutnick e il rappresentante per il Commercio Jamieson Greer - si incontrerà con la controparte cinese. Pechino, in quella che si può considerare una mossa distensiva, venerdì ha garantito licenze provvisorie di esportazione di terre rare, ai tre grandi produttori di auto Usa.