"Troppa concorrenza": da Starbucks alle auto, in Cina crollano i prezzi. E il governo: "Alzateli"
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Cinque yuan in meno in media su decine di bevande ghiacciate, quelle non a base di caffè e il Frappuccino. Che al cambio fanno 61 centesimi di euro. La concorrenza degli altri marchi sempre più forte e pure un contesto economico più debole, con i cinesi molto più cauti a mettere mano al portafogli: questi i motivi della decisione di Starbucks (anche se ufficialmente la catena americana parla di scelta per andare incontro alle “esigenze diversificate dei clienti”) di abbassare i prezzi in tutti i negozi sparsi ai quattro angoli della Cina. In un Paese in cui i prezzi al consumo scivolano in territorio deflazionistico per il quarto mese consecutivo.
Ora alcune delle bevande di Starbucks avranno un prezzo minimo di 2…
PECHINO - Cinque yuan in meno in media su decine di bevande ghiacciate, quelle non a base di caffè e il Frappuccino. Che al cambio fanno 61 centesimi di euro. La concorrenza degli altri marchi sempre più forte e pure un contesto economico più debole, con i cinesi molto più cauti a mettere mano al portafogli: questi i motivi della decisione di Starbucks (anche se ufficialmente la catena americana parla di scelta per andare incontro alle “esigenze diversificate dei clienti”) di abbassare i prezzi in tutti i negozi sparsi ai quattro angoli della Cina. In un Paese in cui i prezzi al consumo scivolano in territorio deflazionistico per il quarto mese consecutivo.
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Ora alcune delle bevande di Starbucks avranno un prezzo minimo di 23 yuan. I rivali cinesi come Luckin Coffee e Cotti hanno fissato il prezzo di alcune loro bevande a 9,9 o addirittura 8,8 yuan. Una “guerra dei prezzi” che va dal settore alimentare a quello automobilistico. Con le aziende sotto pressione per stare al passo. Una “guerra” che preoccupa il Partito.
I trucchetti del mercato auto cinese
Dopo il taglio dei prezzi di fine maggio da parte di Byd (con riduzioni in alcuni casi anche del 34%), le autorità hanno convocato a Pechino la settimana scorsa i dirigenti di diverse case automobilistiche cinesi di veicoli elettrici, invitandoli ad “autoregolarsi”, a non vendere auto sottocosto o offrire sconti irragionevoli, e a mettere un freno a scappatoie come quella delle macchine a “chilometraggio zero” (distribuire veicoli nuovi ai concessionari di auto usate, che vengono poi venduti come auto “a km zero”, consentendo ai produttori di registrarli come vendite: un giochino per mascherare il calo di queste ultime).
Pechino si presenta al nuovo round di colloqui con gli americani, a Londra, con un’economia ancora alle prese con pressioni deflazionistiche e con un dato per quanto riguarda l’export che è il più basso degli ultimi tre mesi a causa dell’impatto dei dazi. I prezzi al consumo in Cina hanno registrato un calo a maggio, per il quarto mese consecutivo: l’indice è sceso dello 0,1% su base annua. Mentre l'indice dei prezzi alla produzione è sceso del 3,3% lo scorso mese rispetto all'anno precedente, segnando la contrazione più forte degli ultimi 22 mesi.
Export e deflazione spingono Pechino a trattare
La crescita delle vendite al dettaglio ha subito un rallentamento lo scorso mese (un esempio: la vendita di auto segna un +13,9% su base annua, ma in calo rispetto all'aumento del 14,8% di aprile). “La minaccia di una deflazione radicata in Cina continuerà probabilmente a persistere nei prossimi mesi, con i consumatori che restano sulla difensiva e le aziende impantanate in una guerra dei prezzi”, scrivono gli analisti di Bloomberg. L’export è aumentato meno del previsto: +4,8% a maggio, contro l’8,1% di aprile.
Nonostante il rallentamento, le spedizioni record registrate finora quest'anno hanno fornito alla Cina un sostegno indispensabile a un'economia alle prese con malanni interni. Le esportazioni verso gli Stati Uniti sono diminuite però del 34,4%, il calo più significativo dal febbraio 2020. Ecco perché Pechino deve sedersi a trattare