Il mercato tricolore delle «fabbriche di dati» corre: la pipeline sfiora 1,2 GW di potenza It e gli impianti attivi di media-grande scala sono saliti a 150, di cui il 60% privati e il 40% commerciali, motore del 95% degli investimenti complessivi. Sono dati dell’ultimo rapporto dell’Osservatorio dell’Ida, l’Italian Datacenter Association che raccoglie costruttori e operatori di questi impianti chiave per l’economia contemporanea. Ma un altro documento, uno studio di I-Com, l’Istituto per la competitività, dedicato alle ricadute dell’IA sull’economia e sui territori, aggiunge un tassello decisivo: nelle regioni italiane esiste una correlazione prossima al 90% fra numero di data center e presenza di start-up IA. Dove crescono le infrastrutture, si moltiplicano dunque idee imprenditoriali e capitali di rischio, a conferma dell’effetto volano di queste strutture sul dinamismo del territorio.
Il mercato tricolore delle «fabbriche di dati» corre: la pipeline sfiora 1,2 GW di potenza It e gli impianti attivi di media-grande scala sono saliti a 150, di cui il 60% privati e il 40% commerciali, motore del 95% degli investimenti complessivi. Sono dati dell’ultimo rapporto dell’Osservatorio dell’Ida, l’Italian Datacenter Association che raccoglie costruttori e operatori di questi impianti chiave per l’economia contemporanea. Ma un altro documento, uno studio di I-Com, l’Istituto per la competitività, dedicato alle ricadute dell’IA sull’economia e sui territori, aggiunge un tassello decisivo: nelle regioni italiane esiste una correlazione prossima al 90% fra numero di data center e presenza di start-up IA. Dove crescono le infrastrutture, si moltiplicano dunque idee imprenditoriali e capitali di rischio, a conferma dell’effetto volano di queste strutture sul dinamismo del territorio.
La locomotiva del Nord
Il Nord è la locomotiva di questo settore e naturalmente Milano è hub europeo: il 70% degli impianti resta concentrato al Nord – con il capoluogo lombardo snodo strategico – contro il 20% del Centro e il 10% di Sud e Isole, secondo Ida. Se si allarga invece lo sguardo, come fa I-Com, a tutti i data center censiti, pubblici inclusi, se ne contano ben 12.277 in 16 regioni: la Lombardia da sola ospita il 40,2%, seguita da Lazio (12,4%) e Veneto (8,3%). Il balzo infrastrutturale è sostenuto da capitali record: 5 miliardi spesi tra 2023-24 e altri 10,1 programmati per il biennio 2025-26. La potenza IT installata ha già toccato 513 MW (+17% sul 2023) e potrebbe superare i 603 MW nel 2025, mentre la domanda energetica del settore, trainata da cloud e IA generativa, potrebbe oltrepassare i 12,6 GW al 2050. Massicci anche gli effetti economici e sul mercato del lavoro. Ogni euro speso in server, connessioni e raffreddamento genera filiere di fornitura ad alto valore aggiunto: uno shock di 10 miliardi di investimenti in nuovi campus può attivare quasi 6 miliardi di produzione aggiuntiva e 790 milioni di gettito fiscale, spiega I-Com, con benefici concentrati in elettronica, telecomunicazioni e servizi Ict.
penetrazione dei data center in Italia
Un anello che collega all’intelligenza artificiale
L’occupazione già vale 15mila addetti diretti e oltre 40mila nell’indotto, destinati a crescere a doppia cifra fino al 2030 grazie alla richiesta di tecnici, ingegneri, profili cloud e IA, dice Ida. La dote infrastrutturale, come abbiamo visto, attira fondi e talenti. «I data center sono un anello fondamentale della catena tecnologica dell’intelligenza artificiale, termine con il quale indichiamo l’insieme degli strumenti, framework, software e hardware utilizzati per sviluppare, implementare e gestire soluzioni basate sull’IA. Ma il nostro studio evidenzia altri due aspetti di cui si parla poco – dice Stefano da Empoli, presidente I-Com - In primo luogo la relazione positiva tra numero dei data center stessi e startup innovative attive nel campo dell’IA. Questo link, anche se non è possibile stabilire un nesso causale diretto, permette comunque di trarre delle considerazioni sul ruolo dei data center in qualità di promotori di dinamismo imprenditoriale nel campo delle tecnologie avanzate. E questo aspetto è destinato ad aumentare grazie a data center sempre più specializzati e potenti. Ma i benefici sono già significativi in fase di costruzione sia in termini di aumento della produzione nazionale che di maggiori imposte. Per questo è bene monitorare con attenzione le varie tipologie di impatto, incluse quelle energetiche e ambientali, ma senza far perdere all’Italia un treno che ora sta passando e che nei prossimi anni potrebbe non fermarsi più, o quantomeno senza le opportunità che può offrire oggi».
Dove si addensano le start-up
Regioni «dense» di data center come Lombardia ed Emilia-Romagna catalizzano in effetti la quota maggiore di start-up IA: la prima genera oltre un terzo delle nuove imprese del settore, mentre la seconda beneficia anche dell’hub HPC «Leonardo» di Bologna e della rete di università e altri centri.
Sul fronte sempre più critico della sostenibilità, il 30% degli impianti commerciali italiani utilizza già energia rinnovabile e, a livello europeo, il 60% degli hyperscale sarà carbon-neutral entro il 2025. Nel frattempo l’AI Act europeo avvia sandbox e incentivi per modelli IA affidabili, mentre il ddl IA in Parlamento delinea un quadro nazionale armonizzato con ambienti di sviluppo sicuri e tutele per Pmi. In definitiva, spiegano entrambi i rapporti, la capillarità delle infrastrutture è il carburante dell’innovazione: server localizzati riducono la latenza e abilitano applicazioni IA e servizi cloud che, a loro volta, alimentano la nascita di nuove imprese e l’attrazione di capitale di rischio. Ogni campus genera un effetto moltiplicatore lungo l’intera filiera, dalle costruzioni specializzate all’elettronica di potenza fino alla consulenza digitale, irradiando benefici economici e occupazionali ben oltre i confini del sito che lo ospita. «IA e governance strategica dei dati stanno trainando la crescita dei data center, alimentando un unico ingranaggio digitale con un impatto crescente sull’ecosistema – spiega Sherif Rizkalla, presidente di Ida - nel 2050 la potenza IT complessiva installata potrebbe superare i 12.600 MW e sarà concentrata in prevalenza nei data center commerciali, che guideranno la domanda di energia. Al tempo stesso, però, cresce anche l’attenzione all’impronta ambientale delle fabbriche di dati. In Europa, il 60% delle infrastrutture tecnologiche hyperscale sarà a impatto zero di carbonio entro il 2025. Dati incoraggianti, che fanno ben sperare nel successo della transizione energetica green».