Roma - Il governo riapre il portafoglio per garantire la sopravvivenza dell’ex Ilva. In attesa di trovare un compratore, ecco la misura d’emergenza per assicurare la continuità aziendale e la messa in sicurezza degli impianti. Tutto in un decreto. Servirà a coprire i costi che stanno lievitando a causa di una produzione che si è dimezzata dopo l’incendio che ha fermato l’altoforno 1 dello stabilimento di Taranto. Secondo quanto riferiscono fonti dell’esecutivo, l’asticella del nuovo impegno pubblico sarebbe stata collocata a quota 200 milioni.
L’intenzione di procedere con un decreto è stata annunciata ieri dallo stesso governo durante un incontro con i sindacati a Palazzo Chigi. A farlo, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, che ha presieduto la riunione insieme al ministro delle Imprese, Adolfo Urso, e alla titolare del Lavoro, Marina Calderone.
Roma - Il governo riapre il portafoglio per garantire la sopravvivenza dell’ex Ilva. In attesa di trovare un compratore, ecco la misura d’emergenza per assicurare la continuità aziendale e la messa in sicurezza degli impianti. Tutto in un decreto. Servirà a coprire i costi che stanno lievitando a causa di una produzione che si è dimezzata dopo l’incendio che ha fermato l’altoforno 1 dello stabilimento di Taranto. Secondo quanto riferiscono fonti dell’esecutivo, l’asticella del nuovo impegno pubblico sarebbe stata collocata a quota 200 milioni.
L’intenzione di procedere con un decreto è stata annunciata ieri dallo stesso governo durante un incontro con i sindacati a Palazzo Chigi. A farlo, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, che ha presieduto la riunione insieme al ministro delle Imprese, Adolfo Urso, e alla titolare del Lavoro, Marina Calderone.
L’impegno emerge dal comunicato stampa diffuso dalla presidenza del Consiglio dopo un’ora e mezza di confronto a cui hanno partecipato anche i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia e del gruppo Ilva, oltre ai rappresentanti di Invitalia e al consigliere per i rapporti con le parti sociali, Stefano Caldoro. "Il governo - si legge nella nota - ha confermato il massimo impegno a tutti i livelli per il rilancio della siderurgia e la tutela dell’occupazione”, oltre a chiarire che “la trattativa per la vendita dell’ex Ilva prosegue con continue interlocuzioni” e assicurare “la copertura finanziaria per il proseguimento delle attività dell’azienda attraverso un decreto legge”.
La road map non convince i sindacati. "In questo momento lo Stato deve fare lo Stato fino in fondo, l’incontro non ha dato le garanzie che avevamo chiesto nell’incontro precedente”, dice il segretario generale della Fiom-Cgil, Michele De Palma. Critico anche il numero uno della Uilm, Rocco Palombella: “Non è andata bene, tutte le nostre preoccupazioni e i problemi restano inalterati, non ci sono rassicurazioni sul futuro”. Il segretario della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, mette l’accento sulla durata del nuovo aiuto pubblico: “Gli abbiamo chiesto fino a quando e finché serve è stata la risposta, quindi per quanto ci riguarda significa che deve servire sia per quando arriva l’autorizzazione integrata ambientale sia quando c’è il processo che porta all’assegnazione di un eventuale acquirente”.
Oltre alle risorse che servono a salvaguardare la produzione, il governo ha assicurato "le attuali condizioni per il beneficio della cassa integrazione”. Fin qui la gestione dell’emergenza. Ma sul tavolo ci sono altre due questioni. La prima è l’accordo di programma interistituzionale tra governo, Regioni, provincia e Comune. Senza un’intesa sul territorio non può maturare la nuova Aia: con l’autorizzazione ambientale integrata - è l’auspicio del governo - si allontanerebbe il rischio che il tribunale di Milano decida per la chiusura dell’area a caldo.
Il tempo stringe. Ecco perché Urso ha auspicato una risposta positiva, già nei prossimi giorni, da parte del neo sindaco di Taranto, Piero Bitetti, sulla nave rigassificatrice che dovrà alimentare la nuova Ilva green. È anche una delle condizioni poste dalla cordata azera guidata da Baku Steel per l’acquisto dello stabilimento. La seconda incognita è proprio la vendita. In corsa ci sono anche gli indiani di Jindal e gli americani di Bedrock Industries. Ma intanto l’ex Ilva ha ancora bisogno dell’ossigeno di Stato.