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Dazi, accordo preliminare tra Washington e Pechino. Corte d'appello: le tariffe Usa restano in vigore

(reuters)

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Concluse le trattative tra i due Paesi a Londra. Possibile intesa sulle terre rare. La Banca Mondiale: meno crescita con le tariffe.
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LONDRA - Stati Uniti e Cina hanno raggiunto un accordo di massima sui dazi. E una Corte d’appello federale ha accolto la richiesta dell’amministrazione di Trump di mantenere in vigore, almeno per ora, le maxi tariffe doganali del presidente.

Dopo quasi 12 ore di colloqui, le due superpotenze hanno a quanto pare migliorato la mini-tregua del mese scorso a Ginevra. “Abbiamo un’intesa di massima che dovrebbe risolvere la questione delle terre rare”, hanno dichiarato il segretario al Commercio statunitense Howard Lutnick e l’inviato Jamieson Greer ieri, a notte inoltrata, fuori la reggia londinese di Lancaster House, “ora sottoporremo tutto al presidente Trump, e lo stesso faranno i cinesi con il loro leader Xi. Allora potremo mettere tutto in pratica. La recente chiamata tra i due presidenti è stata decisiva”. Positivo anche il commento di Pechino e del vicepresidente He Lifeng: “Ora speriamo che la fiducia tra i due Paesi cresca”. Poche ore dopo è arrivata la notizia della proroga, da …

LONDRA - Stati Uniti e Cina hanno raggiunto un accordo di massima sui dazi. E una Corte d’appello federale ha accolto la richiesta dell’amministrazione di Trump di mantenere in vigore, almeno per ora, le maxi tariffe doganali del presidente.

Dopo quasi 12 ore di colloqui, le due superpotenze hanno a quanto pare migliorato la mini-tregua del mese scorso a Ginevra. “Abbiamo un’intesa di massima che dovrebbe risolvere la questione delle terre rare”, hanno dichiarato il segretario al Commercio statunitense Howard Lutnick e l’inviato Jamieson Greer ieri, a notte inoltrata, fuori la reggia londinese di Lancaster House, “ora sottoporremo tutto al presidente Trump, e lo stesso faranno i cinesi con il loro leader Xi. Allora potremo mettere tutto in pratica. La recente chiamata tra i due presidenti è stata decisiva”. Positivo anche il commento di Pechino e del vicepresidente He Lifeng: “Ora speriamo che la fiducia tra i due Paesi cresca”. Poche ore dopo è arrivata la notizia della proroga, da parte della Corte d’appello, della precedente sospensione temporanea di una sentenza del tribunale commerciale che aveva ritenuto che Trump avesse ecceduto nei suoi poteri nell’imporre le tariffe. La stessa Corte ha dichiarato che ascolterà la argomentazioni il 31 luglio. Intanto, con ogni probabilità, i dazi rimarranno in vigore, almeno fino a quella data.

Non sono chiari i dettagli di questo accordo di massima tra Washington e Pechino, dopo l'intesa in Svizzera di qualche settimana fa. Proprio allora, i due blocchi decisero di ridurre drasticamente i dazi giganteschi innescati da Trump e replicati dal presidente Xi, fino al 145%, promettendo di raggiungere un’intesa più ampia entro 90 giorni ed evitare così che una guerra commerciale potesse rallentare l’economia globale. William Reinsch, esperto di commercio presso il Center for Strategic and International Studies, ha affermato a Reuters: "Secondo me, Trump è molto ansioso che la sua squadra torni a casa con qualcosa da poter vantare, e sembra che i cinesi stiano facendo resistenza. Detto ciò, potete scommettere che lui definirà l’accordo un grande successo, a prescindere dal suo contenuto”.

Stando alle parole di Lutnick e dei delegati di Pechino, ci sarebbe almeno un compromesso sulle terre rare, cruciali per l’economia americana, e i semiconduttori che servono a Pechino. La Cina detiene quasi il monopolio globale sulle terre rare, componenti fondamentali per i motori dei veicoli elettrici, tra le altre cose. E la sua decisione di sospendere in aprile l’esportazione di un’ampia gamma di minerali e magneti ha stravolto le catene di approvvigionamento globali. A maggio, gli Stati Uniti hanno risposto bloccando le spedizioni di software per la progettazione di semiconduttori, sostanze chimiche per l’industria elettronica e attrezzature aeronautiche. Il consigliere economico della Casa Bianca, Kevin Hassett, ha dichiarato di aspettarsi un allentamento delle reciproche misure restrittive. Ma ciò non riguarderà i prodotti “più avanzati di Nvidia”, ossia i chip per l’intelligenza artificiale più sofisticati dell’azienda, il cui invio verso la Cina è stato bloccato per timori legati a possibili usi militari.

Sinora, i dazi di Trump hanno sconvolto i mercati globali, provocando disagi nei porti e costando alle aziende decine di miliardi di dollari, in perdite di vendite e costi supplementari. Ieri la Banca Mondiale ha tagliato le previsioni di crescita globale per il 2025 di quattro decimi di punto, portandole al 2,3%: “Dazi più elevati e una maggiore incertezza globale rappresentano un "ostacolo significativo" per quasi tutte le economie”. Intanto, il segretario al Tesoro americano Scott Bessent, anche lui a Londra, ieri è tornato di corsa in America perché oggi ha un’audizione al Congresso. E, secondo Bloomberg, Trump potrebbe sceglierlo come nuovo capo della Fed al posto di Jerome Powell.

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