ROMA – Raggiunto l’accordo con la Cina, adesso tocca all’Europa. «Difficile prevedere quale sarà il punto di caduta, anche se è improbabile che Trump possa accettare una completa liberalizzazione degli scambi: lui è davvero convinto che i dazi possano generare risorse finanziarie per gli Stati Uniti». Proprio per questo, ragiona Giorgio Barba Navaretti, professore di Economia all’Università Statale di Milano, «l’Unione Europea dovrebbe farsi promotrice di un sistema di libero scambio basato su regole comuni». Perché un mondo basato su accordi bilaterali che hanno come perno gli Stati Uniti «è destabilizzante, e va contro tutte le regole del Wto».
Da quello che sappiamo finora, l’accordo con la Cina sembra sbilanciato a favore degli Usa.
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ROMA – Raggiunto l’accordo con la Cina, adesso tocca all’Europa. «Difficile prevedere quale sarà il punto di caduta, anche se è improbabile che Trump possa accettare una completa liberalizzazione degli scambi: lui è davvero convinto che i dazi possano generare risorse finanziarie per gli Stati Uniti». Proprio per questo, ragiona Giorgio Barba Navaretti, professore di Economia all’Università Statale di Milano, «l’Unione Europea dovrebbe farsi promotrice di un sistema di libero scambio basato su regole comuni». Perché un mondo basato su accordi bilaterali che hanno come perno gli Stati Uniti «è destabilizzante, e va contro tutte le regole del Wto».
Da quello che sappiamo finora, l’accordo con la Cina sembra sbilanciato a favore degli Usa.
«I dettagli sono ancora vaghi, ma non mi sembra. Il punto fondamentale è che la Cina ha riaperto le esportazioni delle terre rare, delle quali gli Stati Uniti non possono fare a meno, per l’automotive, le batterie, e molto altro. Ma l’America in cambio sembrerebbe aver allentato le restrizioni che risalivano addirittura alla presidenza di Biden sull’export in Cina di prodotti come i microchip. Non direi che la Cina ha perso e gli Stati Uniti hanno vinto: piuttosto il contrario, la Cina ha un potere contrattuale molto forte, e ha saputo usarlo».
Ma i dazi al 55% sull’export sono davvero sostenibili per la Cina?
«Se rimangono così sono proibitivi, ma intanto non sappiamo quali prodotti riguardano, probabilmente non tutti. E anche se fosse così c’è da scommettere che si ridurranno presto. Com’è che si dice? Trump torna sempre indietro… I mercati cinesi e americani sono troppo interconnessi perché i consumatori possano accettarli. E non è pensabile che i tanti beni consumati in America ma prodotti in Cina possano ritornare a essere prodotti negli Stati Uniti, che sono un Paese in piena occupazione. È la tecnica usata finora da Trump: aggredisce i partner commerciali imponendo restrizioni che non sono sostenibili. Ma è anche la sua debolezza. Mentre la Cina ha ottenuto che cadessero le restrizioni imposte per motivi di sicurezza».
Comunque Trump ha stipulato un accordo importante. A questo punto la sua strategia è più chiara?
«Quello che continua a emergere è una grande confusione, e una grande incertezza. Il livello di protezionismo che Trump vorrebbe imporre al resto del mondo non è fattibile, lui è obbligato puntualmente a tornare indietro, e lo farà anche con l’Europa, anche se è difficile prevedere il punto di caduta dell’accordo».
Il ministro Urso ieri ha rilanciato l’ipotesi “dazi zero”. È realistica?
«Sarebbe auspicabile, ma non credo che Trump possa accettarla. Quello che però l’Europa dovrebbe fare è farsi promotrice di un ampio spazio di libero scambio basato sulle regole, non tanto con gli Usa, ma con il resto del mondo. E poi se Trump a sua volta volesse aderire in un secondo momento, tanto meglio. È quello che sta cercando di fare la Cina, ma questo sistema l’abbiamo fondato noi, è il frutto dell’accordo tra le democrazie liberali nel dopoguerra».
L’Europa però finora ha giocato in difesa, e si è guardata bene dall’imporre controdazi.
«Non credo che l’Europa debba fare la corsa al rialzo dei dazi, anche se deve far pesare il suo potere contrattuale, perché è un grande mercato di cui difficilmente gli Stati Uniti potrebbero fare a meno. Ma soprattutto dovrebbe agire a tutela del commercio internazionale e globale: questa idea di Trump degli accordi bilaterali va contro ogni regola del Wto, è destabilizzante e genera caos».