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Nuovi sì a Mediobanca. Esposto in procura sull’operazione di Mps

ALBERTO NAGEL CEO MEDIOBANCA 

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Mediolanum e il fondo Norges si schierano per l’offerta su Banca Generali. Aperto fascicolo a Milano. Il ruolo di Caltagirone e Delfin a Piazzetta Cuccia
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Milano – Si scalda la vigilia dell’assemblea Mediobanca che lunedì 16 giugno deve decidere se andare avanti con l’Ops su Banca Generali. Ieri si è saputo che la procura di Milano ha aperto un fascicolo sulla scalata a Mediobanca e da quanto si è potuto apprendere si tratta di un modello 45, registro in cui vengono inserite le segnalazioni che non costituiscono reato. In questo momento la procura non ha assegnato deleghe di indagine, né effettuato alcuna attività preferendo una posizione attendista.

L’ipotesi iniziale sull’apertura del fascicolo era che fosse stata Mediobanca a presentare un esposto anche in procura dopo quelli inviati a marzo scorso sia in Consob sia in Bce per l’ipotesi di concerto tra i soci Caltagirone e Delfin nell’operazione che ha portato Mps lo scorso 24 gennaio a lanciare un’Ops su Piazzetta Cuccia. Ma in serata Mediobanca ha smentito un suo ruolo attivo nella vicenda: «Non è stato presentato alcun esposto alla procura di Milano avente ad oggetto il concerto …

Milano – Si scalda la vigilia dell’assemblea Mediobanca che lunedì 16 giugno deve decidere se andare avanti con l’Ops su Banca Generali. Ieri si è saputo che la procura di Milano ha aperto un fascicolo sulla scalata a Mediobanca e da quanto si è potuto apprendere si tratta di un modello 45, registro in cui vengono inserite le segnalazioni che non costituiscono reato. In questo momento la procura non ha assegnato deleghe di indagine, né effettuato alcuna attività preferendo una posizione attendista.

L’ipotesi iniziale sull’apertura del fascicolo era che fosse stata Mediobanca a presentare un esposto anche in procura dopo quelli inviati a marzo scorso sia in Consob sia in Bce per l’ipotesi di concerto tra i soci Caltagirone e Delfin nell’operazione che ha portato Mps lo scorso 24 gennaio a lanciare un’Ops su Piazzetta Cuccia. Ma in serata Mediobanca ha smentito un suo ruolo attivo nella vicenda: «Non è stato presentato alcun esposto alla procura di Milano avente ad oggetto il concerto relativo ad operazioni di mercato in essere».

Da fonti vicine alla procura emerge che l’esposto in realtà sarebbe stato presentato da alcuni avvocati di parti coinvolte. E l’oggetto potrebbe essere il presunto concerto o altro. Lo scorso marzo Mediobanca aveva segnalato alle autorità competenti che due dei suoi principali azionisti, Francesco Gaetano Caltagirone e la Delfin della famiglia Del Vecchio, essendo azionisti anche di Mps e Generali, avrebbero potuto acquisire, con le operazioni annunciate, il controllo di tre delle più importanti istituzioni finanziarie italiane senza l’approvazione delle autorità di vigilanza.

L’ipotesi del concerto tra Caltagirone e Delfin era già emersa nel 2022 prima dell’assemblea di Generali per il rinnovo del cda, che aveva visto la presentazione di due liste concorrenti una delle quali presentata da Caltagirone. Ma sia la Consob che l’Ivass, dopo aver indagato in base a una segnalazione di Generali, avevano escluso l’ipotesi degli acquisti coordinati di titoli. «Non emergono violazioni degli obblighi di comunicazione in ordine ai programmi futuri e non si riscontrano asimmetrie informative ipotizzate nella segnalazione», scriveva la Consob nel suo Bollettino del 4 aprile 2022.

Ora però, alla vigilia di un’assemblea molto importante per il futuro dell’assetto finanziario italiano, viene chiamata in causa la procura di Milano. Sul tavolo dell’assemblea c’è il via libera dei soci alla prosecuzione dell’Ops su Banca Generali annunciata da Mediobanca il 28 aprile scorso anche per sfuggire alla morsa dell’Ops lanciata da Mps il 24 gennaio. L’affluenza in assemblea si annuncia molto alta, oltre l’80%, e nelle ultime ore sono arrivati alcuni voti importanti. Quello del fondo sovrano norvegese Norges (titolare dell’1,45% di azioni Mediobanca), il più grande al mondo con 1900 miliardi di dollari in gestione, e quello di Mediolanum, la società delle famiglie Doris-Berlusconi che possiede il 3,49% di piazzetta Cuccia. L’orientamento degli investitori istituzionali, guidati dalle raccomandazioni positive dei proxi advisor Iss e Glass Lewis, sembra quello di schierarsi a favore dell’operazione. Così come quello dei principali componenti del patto di consultazione che raggruppa l’11,8% del capitale di Mediobanca e che si va a saldare ad altri soci storici, come Unipol (2%).

Mediolanum ha deliberato di appoggiare l’Ops dopo aver «valutato positivamente le prospettive di sviluppo industriale e le previsioni finanziarie» di un’operazione che punta a fare di Mediobanca un polo del wealth management scindendo i legami azionari con le Generali.

Se le previsioni sull’affluenza saranno confermate servirà circa il 41% del capitale perché l’Ops passi ma in assemblea si schiererà anche un gruppo di soci contrari piuttosto nutrito. L’opposizione è guidata dal gruppo Caltagirone (9,9%), che ha chiesto il rinvio dell’assise dopo aver lamentato l’assenza di informazioni sul contratto di distribuzione che dovrà essere firmato col Leone. Al costruttore romano potrebbero saldarsi i voti delle le casse di previdenza Enpam, Enasarco e Cassa forense (insieme hanno circa il 5,5%) e di Delfin (19,8%). Ma le riflessioni sono ancora in corso. Negli ultimi giorni il ceo di Mediobanca Alberto Nagel si è prodigato nello spiegare la bontà della sua operazione a molti soci importanti, tra cui Francesco Milleri, che guida la Delfin, e la Edizione holding dei Benetton che ha in portafoglio il 2,2%.

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