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Naspi 2025, cambiano le regole: chi si dimette dovrà lavorare almeno 13 settimane

ANSA/CLAUDIO PERI

 (ansa)

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La stretta con l’ultima Legge di Bilancio. Ora serve un minimo di contributi se nei 12 mesi precedenti ci sono state dimissioni o risoluzioni consensuali. Tutte le novità e cosa fare per non perdere il diritto al sussidio
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L’attesa stretta del governo sulla Naspi si è ormai compiuta. Da quest’anno, si complica non poco la vita di chi è precario, o senza lavoro. Il governo ha voluto mettere un argine – questo l’obiettivo dichiarato – a quei casi di presunto “opportunismo” per cui “mi faccio licenziare per prendere il sussidio”. Detto altrimenti, si vuole evitare che il sussidio di disoccupazione diventi un paracadute immediato per chi sceglie di lasciare volontariamente il proprio lavoro, per poi rientrare nel mercato con contratti brevi, magari saltuari.

La logica è premiare la continuità contributiva, anche minima, prima di tornare a chiedere l’aiuto. Ammesso che quella dell’Esecutivo sia una fotografia nitida del mondo del lavoro, qual è la novità? Che ora la disoccupazione…

L’attesa stretta del governo sulla Naspi si è ormai compiuta. Da quest’anno, si complica non poco la vita di chi è precario, o senza lavoro. Il governo ha voluto mettere un argine – questo l’obiettivo dichiarato – a quei casi di presunto “opportunismo” per cui “mi faccio licenziare per prendere il sussidio”. Detto altrimenti, si vuole evitare che il sussidio di disoccupazione diventi un paracadute immediato per chi sceglie di lasciare volontariamente il proprio lavoro, per poi rientrare nel mercato con contratti brevi, magari saltuari.

La logica è premiare la continuità contributiva, anche minima, prima di tornare a chiedere l’aiuto. Ammesso che quella dell’Esecutivo sia una fotografia nitida del mondo del lavoro, qual è la novità? Che ora la disoccupazione non la prendi più se nel giro di un anno ti sei prima dimesso e poi trovi un altro lavoro da cui poi ti licenziano, oppure se termini un rapporto di lavoro a tempo determinato. Questa regola vale sempre a meno che tu abbia lavorato almeno 13 settimane tra i due contratti.

In altre parole – per quanto sembri un paradosso – non è più sufficiente perdere il lavoro per avere diritto alla disoccupazione. Chi si dimette, insomma, deve lavorare almeno 13 settimane prima di ricevere l’indennità. L’Inps ha pubblicato in questi giorni una circolare (la n.98/2025) in cui chiarisce bene le nuove regole sulla disoccupazione. Vediamo cosa cambia nel dettaglio.

Quali sono i nuovi requisiti per la Naspi 2025

Come anticipato, dal 1° gennaio 2025 è stato modificato uno dei requisiti cardine per accedere alla vecchia Naspi. Ora, chi ha lasciato volontariamente un lavoro a tempo indeterminato, per dimissioni o risoluzione consensuale, dovrà avere almeno 13 settimane di contributi versati successivamente prima di poter accedere alla disoccupazione Inps in caso di successiva perdita involontaria del lavoro.

Ricapitolando: chi nei 12 mesi precedenti si è dimesso o ha accettato di sciogliere il contratto dovrà prima maturare un nuovo “mini-percorso contributivo” per rientrare nei requisiti.

Naspi e dimissioni, quando serve il nuovo requisito delle 13 settimane di lavoro

Come spiega l’Inps nella circolare, il nuovo requisito di accesso si applica solo in un caso ben preciso, e cioè se sono state date le dimissioni da un contratto a tempo indeterminato o è stato risolto consensualmente il contratto, e nei 12 mesi successivi è stato perso involontariamente un altro lavoro, indeterminato o a termine. E ora, appunto, si chiede il sussidio per quest’ultima disoccupazione.

In questo scenario, l’Inps richiede che ci siano almeno 13 settimane di contributi versati tra il primo e il secondo evento lavorativo. Altrimenti, niente sussidio. Quindi, consiglio che per chi si è appena dimesso o sta pensando di farlo: assicuratevi di avere almeno tre mesi di lavoro retribuito prima di perdere eventualmente un altro impiego. Solo così siete sicuri di mantenere il diritto alla Naspi.

Chi è escluso dalla nuova regola

Ci sono però alcune eccezioni. La stretta non si applica in alcuni casi specifici: sono esclusi coloro che si sono dimessi per giusta causa – ad esempio per stipendi non pagati, mobbing o trasferimento immotivato –, chi ha lasciato il lavoro durante il periodo di tutela per maternità o paternità, oppure chi ha rifiutato un trasferimento troppo lontano, dove per lontano si intende oltre 50 chilometri dalla residenza o oltre 80 minuti di viaggio.

In tutti questi casi, la NASpI continua ad essere erogata senza il vincolo delle 13 settimane.

Quali contributi valgono per la Naspi 2025

Ma cosa si intende esattamente per “13 settimane di contributi”? Chiariamo subito che non serve lavorare tre mesi consecutivi: l’Inps specifica che sono utili tutti i contributi effettivamente versati, anche non continuativi, purché siano riferiti a lavoro subordinato, anche a termine, siano pienamente retribuiti, oppure siano figurativi (ad esempio per maternità, congedo parentale o malattia dei figli) e versati in Italia o in Paesi convenzionati. L’importante è che queste 13 settimane si collochino tra le dimissioni e il successivo licenziamento per cui si chiede la Naspi.

Quanto dura e quanto vale la Naspi con le nuove regole

Quantomeno – magra consolazione – la nuova norma targata Meloni non cambia né la durata né l’importo del sussidio. Il calcolo dell’indennità resta invariato e continua a basarsi sulla media delle retribuzioni percepite negli ultimi quattro anni e sulla durata del lavoro effettuato nel quadriennio precedente.

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