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Salgono a 17 gli scioperi generali nel 2024. Garante: “In Italia meno di altri Paesi europei”

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La relazione della presidente della Commissione Paola Bellocchi a Montecitorio: “Dai subappalti dumping e aumento conflitti”. In totale, l’anno scorso ci sono state 1.080 astensioni, contro le 1129 del 2023
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ROMA – Il numero di astensioni è un po’ calato nel 2024, 1.080 contro le 1129 del 2023. Ma a crescere sono gli scioperi generali, passati a 17, dagli 11 dell’anno precedente. Le cause principali della conflittualità, spiega nella relazione presentata stamane a Montecitorio la presidente della Commissione di Garanzia sugli scioperi Paola Bellocchi, sono soprattutto i ritardi nei rinnovi dei contratti collettivi e le carenze di sicurezza, che portano a incidenti sul lavoro. Una situazione che si amplifica nel caso delle esternalizzazioni nei servizi pubblici essenziali.

Subappalti spesso fonte di lavoro povero

"Le dinamiche di erogazione di taluni servizi nei quali si è fatto ampiamente ricorso ad esternalizzazioni (appalti e subappalti), – spiega Bellocchi – generano una proliferazione di contratti collettivi (il cosiddetto dumping contrattuale) che hanno comportato fenomeni di ampia diffusione di lavoro povero e intensificazione dei conflitti”.

ROMA – Il numero di astensioni è un po’ calato nel 2024, 1.080 contro le 1129 del 2023. Ma a crescere sono gli scioperi generali, passati a 17, dagli 11 dell’anno precedente. Le cause principali della conflittualità, spiega nella relazione presentata stamane a Montecitorio la presidente della Commissione di Garanzia sugli scioperi Paola Bellocchi, sono soprattutto i ritardi nei rinnovi dei contratti collettivi e le carenze di sicurezza, che portano a incidenti sul lavoro. Una situazione che si amplifica nel caso delle esternalizzazioni nei servizi pubblici essenziali.

Subappalti spesso fonte di lavoro povero

"Le dinamiche di erogazione di taluni servizi nei quali si è fatto ampiamente ricorso ad esternalizzazioni (appalti e subappalti), – spiega Bellocchi – generano una proliferazione di contratti collettivi (il cosiddetto dumping contrattuale) che hanno comportato fenomeni di ampia diffusione di lavoro povero e intensificazione dei conflitti”.

Inoltre, “il sistema di appalti e subappalti ha, altresì, dato luogo al verificarsi di forme di inadempimenti degli enti pubblici che, in qualità di stazioni appaltanti, non riescono ad erogare i canoni pattuiti all’azienda appaltatrice. Tutto ciò spesso comporta la mancata erogazione delle retribuzioni ai dipendenti, che rimane una delle cause principali di insorgenza del conflitto in taluni settori (Igiene ambientale; Comparto Regioni e Autonomie Locali), di fronte alla quale risulta difficile richiedere l’osservanza di regole sullo sciopero ai lavoratori”.

Non enfatizzare l’effetto annuncio

Il Garante riserva una parte della relazione ai media, ai quali chiede di “non alimentare l’effetto annuncio degli scioperi”. Se infatti, premette, “affinché l’attività della nostra Autorità sia ancora più efficace, è necessario che essa sia portata a conoscenza, come espressamente previsto nella legge, dell’opinione pubblica. Il servizio pubblico radiotelevisivo, nonché i giornali quotidiani che si avvalgono di finanziamenti o agevolazioni, tariffarie o fiscali, sono tenuti a dare “informazioni complete” sugli scioperi, la loro durata, le misure predisposte e le eventuali revoche”, tuttavia c’è spesso “il rischio di enfatizzare mediaticamente a priori i disagi provocati da uno sciopero, a prescindere dalla sua consistenza, ovvero senza valutare l’impatto reale prodotto dalla percentuale di adesione dei lavoratori e dalle dimensioni delle organizzazioni sindacali proclamanti”.

L’80% dei conflitti su base locale

“Oltre l’80% degli scioperi proclamati ed effettuati – ha evidenziato il Garante - hanno una dimensione locale, se non addirittura aziendale: su questi micro-conflitti, gli sforzi della Commissione si sono concentrati sul rigoroso rispetto degli strumenti di prevenzione previsti dalla legge, particolarmente utili per la composizione di tali vertenze”.

In testa la Lombardia

La Regione dove si sciopera di più è risultata la Lombardia (82 giornate di sciopero), seguita da Lazio e Campania (65 scioperi in ciascuna Regione) e dall’Emilia Romagna (58 astensioni). Le Regioni dove si sciopera di meno sono anche le più piccole in termini di forza lavoro, ossia la Valle d’Aosta (2 scioperi) e la Basilicata (4).

E il settore dei trasporti

"Anche se in Italia si sciopera sempre meno che negli altri Paesi europei, le agitazioni si concentrano sui servizi pubblici più vulneranti e soprattutto nel settore dei trasporti, dove il panorama sindacale appare frammentato, turbolento e ad alto tasso di conflittualità, ed è forse questo – ha sottolineato la presidente Bellocchi – il motivo per cui la percezione è che si scioperi tanto”.

Il trasporto aereo in particolare nel 2024 ha registrato un incremento sia degli stati di agitazione sia degli scioperi proclamati: 236 proclamazioni a fronte delle 203 registrate nel 2023 (circa il 15% in più).

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