Amazon vuole battere moneta. Un incubo per l’euro, le banche, Visa e Mastercard
Gianni Del VecchioLa notizia è una potenziale rivoluzione nel modo in cui tutti noi ogni giorno acquistiamo prodotti online e nei negozi fisici. Ma è anche gravida di conseguenze di non poco conto per le banche, per i colossi dei pagamenti digitali Visa e Mastercard ma anche per l’euro e il dollaro. Ha effetti sulla vita di tutti giorni di miliardi di persone e parallelamente sulla sovranità monetaria dell’Unione europea. L’indiscrezione la mette in homepage sul sito il Wall Street Journal, il giornale per eccellenza della piazza finanziaria americana. Amazon starebbe pensando di emettere una propria moneta virtuale che i clienti sparsi per tutto il mondo dovrebbero usare per completare gli acquisti sulla piattaforma globale più famosa. In realtà, sostiene il Wsj, ci sarebbero anche altri soggetti interessati a battere valuta in proprio: la grande catena di centri commerciali americani Walmart, la piattaforma di prenotazioni online di viaggi Expedia e anche qualche compagnia aerea non meglio precisata.…
La notizia è una potenziale rivoluzione nel modo in cui tutti noi ogni giorno acquistiamo prodotti online e nei negozi fisici. Ma è anche gravida di conseguenze di non poco conto per le banche, per i colossi dei pagamenti digitali Visa e Mastercard ma anche per l’euro e il dollaro. Ha effetti sulla vita di tutti giorni di miliardi di persone e parallelamente sulla sovranità monetaria dell’Unione europea. L’indiscrezione la mette in homepage sul sito il Wall Street Journal, il giornale per eccellenza della piazza finanziaria americana. Amazon starebbe pensando di emettere una propria moneta virtuale che i clienti sparsi per tutto il mondo dovrebbero usare per completare gli acquisti sulla piattaforma globale più famosa. In realtà, sostiene il Wsj, ci sarebbero anche altri soggetti interessati a battere valuta in proprio: la grande catena di centri commerciali americani Walmart, la piattaforma di prenotazioni online di viaggi Expedia e anche qualche compagnia aerea non meglio precisata. Tutti i soggetti interessanti starebbero aspettando - e nel frattempo starebbero facendo grossa opera di lobbying al Congresso americano – la proposta di legge Genius Act, con la quale il presidente americano Donald Trump vorrebbe lanciare e regolare la creazione di criptovalute private legate al dollaro, le cosiddette stablecoins. Quella tipologia che appunto Amazon e gli altri vorrebbero adottati per incrementare i propri utili.
La concorrenza a banche, Visa e Mastercard
Un futuro in cui Amazon, e in prospettiva le altre Big Tech come Meta o Apple, ci venderà le merci tramite la sua moneta è un futuro in cui si ritroverà a fare concorrenza alle banche, alle carte di pagamento ma anche alle valute diverse dal dollaro, come ad esempio l’euro. Andiamo con ordine. Con una propria stablecoins, la multinazionale di Jeff Bezos non dovrebbe più versare le grosse commissioni che tutti i giorni gira a Visa, Mastercard e agli istituti di credito. Ogni volta che facciamo un acquisto online, infatti, una parte del guadagno di Amazon viene girato a quei circuiti che rendono possibile il pagamento digitale, carte o Bancomat nel caso il cliente scelga il metodo di pagamento italiano. Quindi, in primo luogo il Genius Act quando sarà approvato – deve ancora passare sia a Camera che Senato – sarà un duro colpo per il sistema finanziario, americano e non solo, visto che le piattaforme online vendono in tutto il mondo.
Male per l’euro, bene per il dollaro
La cosa più preoccupante però è la ripercussione che ci sarà a livello geopolitico. La libertà di creare stablecoins ancorate al dollaro è un attacco all’euro e un grande assist al biglietto verde. Come? Immaginiamo un mondo in cui Amazon vende tramite la sua moneta in Europa. I cittadini europei inizieranno a fare acquisti usando una moneta alternativa all’euro, indebolendo così la nostra moneta, che sarà meno richiesta rispetto ad adesso. Le stesse politiche monetarie della Bce sarebbero meno efficaci perché la banca centrale controllerebbe di meno la circolazione monetaria. Senza considerare che in tal modo gli europei cederebbero un pezzo di sovranità valutaria a una multinazionale americana, cosa che già avviene adesso con le Big Tech in un altro campo, quello dei big data.
Contestualmente le stablecoins darebbero un grande assist agli Usa e al presidente Trump in un momento in cui il biglietto verde è in grande difficoltà sui mercati internazionali a causa della guerra dei dazi. Questa particolare tipologia di criptovalute, infatti, a differenza dei Bitcoin, è ancorata al dollaro: significa che ogni cripto deve essere “coperta” da un dollaro. È un po’ quello che succede quando passiamo una serata in casinò: quando si entra si cambiano gli euro veri con i gettoni e quando si esce si fa la stessa cosa. Ogni gettone vale un euro. Non sfugge quindi che quante più stablecoins circoleranno nel mondo, tanto più dollari a copertura verranno richiesti. E siccome chi emette non detiene fisicamente i dollari ma può anche investire in titoli di stato americani, ecco che per gli Usa la situazione diventa win-win: si rafforza il dollaro e si abbassano i rendimenti sui titoli di stato americani, quindi la Casa Bianca potrà risparmiare sugli interessi che ogni anno paga ai propri creditori. Senza considerare il terzo win, che riguarda però solo Trump: la famiglia del presidente ha lanciato la cripto fatta in casa ancorata al dollaro: l’Usd1. Un altro business strettamente collegato alle decisioni prese in qualità di presidente degli Stati Uniti, il che scopre il fianco a possibili accuse di conflitto d’interessi.