Il Tar dà torto a Banco Bpm, Unicredit ha un mese in più per convincere la Borsa sull’Ops
di Andrea GrecoMILANO - Il Tar del Lazio respinge il ricorso di Banco Bpm, presentato dopo che il 21 maggio Consob aveva sospeso per 30 giorni l’offerta pubblica di scambio di Unicredit. L’Ops resta dunque sospesa, ripartirà in Borsa il 23 giugno e finirà il 23 luglio.
I giudici nell’ordinanza scrivono: «Non è stata dimostrata l’esistenza di un pregiudizio grave e irreparabile» per il ricorrente, quindi non ci sono i presupposti per accogliere la domanda. Il Tar, nel bilanciamento dei contrapposti interessi, ha stimato che «appare prevalente quello generale degli investitori, riconducibile alla tutela del risparmio, a disporre di un quadro informativo il più possibile chiaro, completo e non fuorviante», dopo gli «elementi sopravvenuti» con le prescrizioni del golden power. Proprio i vincoli posti dal governo avevano indotto Unicredit a chiedere a Consob di fermare l’Ops, e avere il tempo di chiarirne i paletti.
MILANO - Il Tar del Lazio respinge il ricorso di Banco Bpm, presentato dopo che il 21 maggio Consob aveva sospeso per 30 giorni l’offerta pubblica di scambio di Unicredit. L’Ops resta dunque sospesa, ripartirà in Borsa il 23 giugno e finirà il 23 luglio.
I giudici nell’ordinanza scrivono: «Non è stata dimostrata l’esistenza di un pregiudizio grave e irreparabile» per il ricorrente, quindi non ci sono i presupposti per accogliere la domanda. Il Tar, nel bilanciamento dei contrapposti interessi, ha stimato che «appare prevalente quello generale degli investitori, riconducibile alla tutela del risparmio, a disporre di un quadro informativo il più possibile chiaro, completo e non fuorviante», dopo gli «elementi sopravvenuti» con le prescrizioni del golden power. Proprio i vincoli posti dal governo avevano indotto Unicredit a chiedere a Consob di fermare l’Ops, e avere il tempo di chiarirne i paletti.
L’ordinanza descrive «una dinamica procedurale ancora in evoluzione, e dunque fonte di incertezza informativa e indeterminatezza» per gli azionisti Banco Bpm, e aggiunge che «a un primo sommario esame non si palesano vizi di manifesta illegittimità, irragionevolezza o deficit istruttorio». Neanche il fatto che Banco Bpm resti soggetta alla passivity rule – che le vieta operazioni difensive senza l’ok dei soci – «non determina per sé un congelamento totale dell’operatività della società». Un giudizio netto, con la richiesta a Banco Bpm di pagare a Consob e a Unicredit 2.500 euro di spese di giudizio.
Il Tar tornerà sul caso il 9 luglio, per decidere nel merito se il ricorso di Unicredit contro il golden power del governo sia fondato. Mercoledì l’ad Andrea Orcel definiva «le probabilità che realizziamo l’Ops al 20% o meno, è tutto legato al fatto che il governo chiarisca i paletti del golden power». E prima del 9 luglio è plausibile Unicredit riapra il negoziato con il governo sui paletti dell’Ops.
«Prendiamo atto della decisione del Tar, anche se per noi non cambia il contesto: siamo ormai abituati da sette mesi a non avere chiarezza sui tempi e sulle reali intenzioni dell’offerente - hanno detto il presidente di Banco Bpm, Massimo Tononi, e l’ad Giuseppe Castagna -. È innegabile che si tratti di un’Ops di durata straordinaria, circa otto mesi contro una media di cinque. Ma soprattutto l’offerta continua a non essere conveniente per gli azionisti di Banco Bpm, ed è incerta anche perché non è mai stato comunicato un piano industriale. Spiace continuare a leggere dichiarazioni dell’offerente che per l’ennesima volta non chiarisce le sue reali intenzioni».