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Fondi pensione i chiusi vincono su quelli aperti

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Dal 2005 al 2024 i prodotti negoziali dei lavoratori hanno performato meglio di quelli di banche e Sgr
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Cipputi batte la grande finanza. Per una volta la classe operaia, e con essa tutto il variegato mondo dei lavoratori dipendenti, mostra di saper gestire i preziosi risparmi dei fondi pensione meglio di banche, assicurazioni e società di gestione. Questo dicono i dati a lungo termine resi noti nei giorni scorsi dalla Covip sui rendimenti della previdenza integrativa. Negli ultimi vent’anni – dal 2005 al 2024 - i fondi pensione negoziali, quelli appunto che nascono dalle varie categorie di lavoratori subordinati, hanno fatto meglio – in media – degli analoghi sofisticati prodotti della finanza italiana, i fondi pensione aperti. I dati della Commissione di vigilanza sul settore anticipano quelli, più ampi, che saranno resi noti il 23 giugno nella Relazione annuale del nuovo presidente, Mario Pepe.

le performance nei 20 anni

Inutile sottolineare che gli ultimi vent’anni sono stati tra i più contrastati della storia mondia…

Cipputi batte la grande finanza. Per una volta la classe operaia, e con essa tutto il variegato mondo dei lavoratori dipendenti, mostra di saper gestire i preziosi risparmi dei fondi pensione meglio di banche, assicurazioni e società di gestione. Questo dicono i dati a lungo termine resi noti nei giorni scorsi dalla Covip sui rendimenti della previdenza integrativa. Negli ultimi vent’anni – dal 2005 al 2024 - i fondi pensione negoziali, quelli appunto che nascono dalle varie categorie di lavoratori subordinati, hanno fatto meglio – in media – degli analoghi sofisticati prodotti della finanza italiana, i fondi pensione aperti. I dati della Commissione di vigilanza sul settore anticipano quelli, più ampi, che saranno resi noti il 23 giugno nella Relazione annuale del nuovo presidente, Mario Pepe.

le performance nei 20 anni

Inutile sottolineare che gli ultimi vent’anni sono stati tra i più contrastati della storia mondiale del dopoguerra: dal boom economico e azionario durato fino al 2007 alla tempesta finanziaria del 2008, dalla crisi dei debiti sovrani nel 2010-11 alla catastrofe del Covip, passando per molti altri anni di turbolenza minori. Dunque i risultati sono ancora più interessanti perché i vari prodotti della previdenza integrativa hanno comunque mostrato resilienza in ogni frangente. Anche se i fondi pensione devono durare dai 30 ai 40 anni, già dopo 20 anni si vede di che pasta sono fatti.

A chi danno ragione i risultati

E i risultati danno ragione ai prodotti negoziali (o chiusi), che come dice la parola stessa sono il frutto della trattativa tra sindacati e datori di lavoro per ogni singola categoria di lavoratori. La media degli azionari (dal 50 al 100% di azioni) ha raggiunto – secondo le elaborazioni di A&F su dati Covip - il più 4,59% medio annuo netto per i negoziali, un risultato più elevato del più 4,20% dei fondi aperti. Ma la distanza si allarga guardando gli altri due comparti: i bilanciati (fino al 50% di azioni) dei negoziali hanno raggiunto in media un rendimento del più 3,50% contro il più 2,95% degli aperti. Per l’obbligazionario misto i chiusi hanno messo a segno un più 3,32% contro l’1,70% degli aperti. Nell’obbligazionario puro la distanza si restringe ma gioca ancora a favore dei negoziali: più 1,46% contro il più 1,18% dei prodotti bancari e assicurativi.

quali strumenti fanno meglio in 20 anni

Vale la pena di notare che il confronto con il terzo strumento della previdenza integrativa, i Pip assicurativi, non è ancora possibile a 20 anni, se non per due o tre prodotti. Un dato più significativo per i Prodotti d’investimento previdenziali si dovrebbe cominciare a vedere a partire dal 2027.

Ma per quali ragioni i fondi negoziali hanno battuto gli analoghi strumenti aperti costituiti da banche, Sim, compagnie e società di gestione del risparmio? Il fondo chiuso fa capo a sindacati e datori di lavoro, le rappresentanze dei quali siedono dentro il consiglio d’amministrazione. Anche se i membri del cda hanno obbligatoriamente (per legge) acquisito competenze finanziarie, restano comunque lontani dal mondo della finanza. «Ma proprio per questo – sostiene Andrea Mariani, segretario di Assofondipensione, l’associazione dei negoziali – come previsto dalla legge, i fondi negoziali si devono rivolgere a dei gestori professionali, che vengono scelti attraverso gare per mettere a punto le quali ci aiutano dei consulenti specializzati. In questo modo si possono sfruttare di più gli strumenti della finanza, si possono scegliere vari gestori in un mix che diventa vincente». Al contrario, il gestore previdenziale di una banca o di una compagnia è sempre lo stesso, e questo talvolta può limitare gli approcci e anche le performance.

L’iter per la scelta dei gestori, e a volte il loro allontanamento quando le performance vengono ritenute insufficienti, parte dal cda «ma poi – dice Lorenzo Lupi, ceo e amministratore unico di Lcg Advisory, una delle società di consulenza usate dai negoziali – passa alla Direzione finanza dello stesso fondo, la quale è incaricata di effettuare le gare per la scelta dei gestori. Qui interveniamo noi società di consulenza per aiutare a individuare i gestori che saranno ammessi alle gare in base alle priorità individuate, soprattutto l’adattamento ai profili di rischio degli iscritti, che variano da fondo a fondo». In più, i consulenti aiutano a stilare i bandi di gara e successivamente a monitorare che i gestori facciano quello per cui si sono impegnati. Un iter lungo e complesso, certamente più faticoso di quello, più semplice, dei fondi aperti. Il risultato, però, «è anche una minore dispersione dei rendimenti nei fondi chiusi rispetto agli aperti», registra Mariani. «Tant’è vero che i negoziali, pur con rendimenti medi superiori agli aperti, non appaiono mai agli estremi (migliore o peggior fondo), salvo in un caso come migliore».

Lupi sottolinea la maggiore attenzione sia ai rendimenti che ai costi da parte dei cda dei fondi chiusi, che devono rispondere ai loro iscritti, «mentre i fondi pensione aperti sono sostanzialmente dei prodotti fra i tanti che una banca o un ente autorizzato aggiungono agli altri che hanno, dai fondi d’investimento alle polizze vita».

La ricerca sui fondi chiusi

Di certo, se si deve isolare l’elemento più significativo nello spiegare le migliori performance del mondo della previdenza di origine negoziale, questo va senz’altro ricercato – secondo vari osservatori - nei costi più bassi. «Io e un mio collega – racconta Lucia Spotorno, docente di Economia degli intermediari finanziari all’Università Bocconi di Milano – stiamo effettuando una ricerca sui fondi chiusi e stiamo analizzando ogni singolo mandato. Ebbene, abbiamo trovato che i fondi chiusi hanno costi incredibilmente bassi. Ad esempio, sui bilanciati a 10 anni, i negoziali hanno un costo medio annuo dello 0,37%. Quello degli aperti è dell’1,44% e quello dei Pip del 2,25%. Con una differenza così grande nei costi, è davvero difficile far meglio dei negoziali. Anzi, c’è da meravigliarsi che questi ultimi strappino ai gestori costi così bassi».

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