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De Meo: dalle quattro ruote alla moda, l’ultima sfida di mister 500

(reuters)

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Ha trasformato una passione nata vedendo i rally in Africa in una carriera di successo. La svolta in Fiat con Marchionne
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A 58 anni appena compiuti e dopo averne passati più di trenta nell’industria dei motori con responsabilità sempre crescenti, Luca de Meo lascia a sorpresa il mondo dell’auto per andare a guidare il colosso della moda e del lusso Kering. Un passaggio non banale, per un uomo che ha fatto tutta la sua carriera nelle quattro ruote. E che è sempre stato innamorato delle auto, sin da quando nel Rally del Bandama (Costa d’Avorio) conobbe a sette anni l’allora pilota della squadra ufficiale Lancia, Arnaldo Cavallari, come ha raccontato lui stesso nel libro “Da 0 a 500”, a metà tra una biografia e un manuale di marketing, pubblicato nel 2010 da Marsilio. Alla domanda: «Che vuoi fare da grande?», il bambino de Meo rispose: «Automobili».

De Meo, la carriera nell’auto

E così è stato fino a ieri, quando ha lasciato il volante della Renault, la sua prima e ultima azienda automobilistica (a meno di sorprese future). Laureatosi nel 1991 in marketing alla Bocconi di Milano, de Meo andò a lavorare l’an…

A 58 anni appena compiuti e dopo averne passati più di trenta nell’industria dei motori con responsabilità sempre crescenti, Luca de Meo lascia a sorpresa il mondo dell’auto per andare a guidare il colosso della moda e del lusso Kering. Un passaggio non banale, per un uomo che ha fatto tutta la sua carriera nelle quattro ruote. E che è sempre stato innamorato delle auto, sin da quando nel Rally del Bandama (Costa d’Avorio) conobbe a sette anni l’allora pilota della squadra ufficiale Lancia, Arnaldo Cavallari, come ha raccontato lui stesso nel libro “Da 0 a 500”, a metà tra una biografia e un manuale di marketing, pubblicato nel 2010 da Marsilio. Alla domanda: «Che vuoi fare da grande?», il bambino de Meo rispose: «Automobili».

De Meo, la carriera nell’auto

E così è stato fino a ieri, quando ha lasciato il volante della Renault, la sua prima e ultima azienda automobilistica (a meno di sorprese future). Laureatosi nel 1991 in marketing alla Bocconi di Milano, de Meo andò a lavorare l’anno dopo proprio nella casa francese, entrando così nel mondo dell’auto. Sei anni dopo passa al colosso giapponese Toyota dove contribuisce al lancio e al successo della Yaris.

Ma il decollo della sua carriera, oltre che alle sue indubbie capacità, è legata al gruppo Fiat e a Sergio Marchionne: «Senza di lui non sarei mai potuto entrare così rapidamente nella stanza dei bottoni», dichiarò anni dopo la scomparsa del manager. Arrivato a Torino nel 2002, gli affidano il marketing di una Lancia in grande difficoltà. E a lui riesce il miracolo, facendo ottenere un successo sopra le aspettative alla Ypsilon e alla Musa grazie alla scelta di puntare sul pubblico femminile con Carla Bruni come testimonial.

De Meo alla Fiat

Appena arrivato al Lingotto, Marchionne punta subito su questo giovane dal ciuffo ribelle ma dalle scelte rapide e convincenti che parla cinque lingue. E lo nomina a 37 anni capo del marketing della Fiat, a cui de Meo svecchia subito l’immagine puntando su testimonial come Fiorello e usando per uno spot della Punto anche una canzone di Vasco Rossi. La sua consacrazione avviene quando a lui e alla sua squadra viene affidato il compito di realizzare la nuova 500, ancora oggi sulle strade e presentata nel luglio del 2007: «Torino era in festa - ricordò anni dopo de Meo - si celebrava la ripartenza della Fiat, la gente per le strade era felice». Forte di questo successo il manager viene nominato amministratore delegato dell’Alfa Romeo per tentare l’ennesimo piano di rilancio.

Prima Seat, poi Renault

La crisi finanziaria mondiale legata ai mutui subprime, però, frena i piani di sviluppo del Biscione. E nel 2009 de Meo coglie l’offerta della Volkswagen e diventa capo del marketing del gruppo tedesco. Una mossa che gli costa il rapporto con Marchionne, ma che gli apre le porte di una carriera da numero uno. Nel 2015 diventa amministratore delegato di Seat, che rivoluziona completamente, ampliandone la gamma a Suv e crossover e riportandone i conti in utile. E soprattutto si inventa un nuovo marchio sportivo, Cupra, che tuttora miete record di vendite e profitti.

Ormai de Meo è uno dei nomi che contano nell’automotive e nel 2020 la Renault, in difficoltà per la caduta in disgrazia di Carlos Ghosn e il conseguente raffreddamento dei rapporti con l’alleata Nissan, gli affida le redini dell’azienda. Il manager italiano in cinque anni raddrizza i conti della casa francese, che nel 2024 ha chiuso il miglior bilancio della sua storia, attuando la “Renaulution”: una strategia basata sull’uscita di nuovi modelli elettrici che richiamassero la tradizione degli anni d’oro della Régie come la R5 e la R4 E-Tech, la creazione di una divisione specializzata nell’elettrico, Ampere, che avrebbe voluto quotare in Borsa, e l’uscita di nuovi Suv e crossover ibridi di successo. E a rivitalizzare anche il marchio Alpine.

Luca de Meo è stato anche presidente dell’Acea, l’Associazione dei costruttori europei, e ha spesso criticato la Commissione Ue sulle politiche relative all’auto, trovandosi in sintonia con il presidente di Stellantis John Elkann. E fino a pochi giorni fa sembrava sempre molto concentrato sull’automotive. Ieri, invece, l’improvviso addio ai suoi, i “Renaulutionnaires”. E al mondo dei suoi sogni da bambino. Per una nuova grande sfida.

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