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Prezzo benzina e diesel: ecco perché è già aumentato con la guerra Israele-Iran

(ansa)

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Teheran, un importante produttore e raffinatore di petrolio, ha già subito attacchi alle proprie infrastrutture. Il timore è che la guerra abbia un impatto sulla disponibilità globale di oro nero
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Quattro giorni di guerra tra Israele e Iran sono già bastati per far salire il prezzo dei carburanti alla pompa di benzina. Nello scacchiere energetico Teheran gioca un ruolo importante sia nella produzione (da solo, circa il 3%) sia nella raffinazione del petrolio. Dall’analisi di Staffetta Quotidiana il riflesso è già evidente, con la benzina che è tornata sopra la soglia 1,7 euro al litro per il self service e il gasolio sopra quella di 1,6 euro. Parliamo quindi di un aumento di circa 2 centesimi per la benzina e di 3 centesimi per il gasolio. Una conferma arriverà domani, quando sul sito del ministero dell’Ambiente e sicurezza energetica (Mase), verrà pubblicato l’aggiornamento settimanale dei prezzi medi. La tabella ancora online oggi mostra, purtroppo, un altro mondo. Quello in cui, perlomeno tra Israele e Iran, non volavano missili.

Cosa sta succedendo? E soprattutto: com’è possibile che l’aumento si sia già trasferito sugli automobilisti italiani? Che il Brent si sia già appre…

Quattro giorni di guerra tra Israele e Iran sono già bastati per far salire il prezzo dei carburanti alla pompa di benzina. Nello scacchiere energetico Teheran gioca un ruolo importante sia nella produzione (da solo, circa il 3%) sia nella raffinazione del petrolio. Dall’analisi di Staffetta Quotidiana il riflesso è già evidente, con la benzina che è tornata sopra la soglia 1,7 euro al litro per il self service e il gasolio sopra quella di 1,6 euro. Parliamo quindi di un aumento di circa 2 centesimi per la benzina e di 3 centesimi per il gasolio. Una conferma arriverà domani, quando sul sito del ministero dell’Ambiente e sicurezza energetica (Mase), verrà pubblicato l’aggiornamento settimanale dei prezzi medi. La tabella ancora online oggi mostra, purtroppo, un altro mondo. Quello in cui, perlomeno tra Israele e Iran, non volavano missili.

Cosa sta succedendo? E soprattutto: com’è possibile che l’aumento si sia già trasferito sugli automobilisti italiani? Che il Brent si sia già apprezzato nei giorni scorsi di circa un 10% è un fatto che, dice Simona Benedettini, consulente dei mercati energetici e founder di Race consulting, si spiega “soprattutto con il timore che vengano colpiti impianti di produzione e raffinazione in Iran”. Uno scenario che nelle ultime ore si è trasformato in realtà con l’attacco israeliano a depositi e raffinerie nel Paese degli ayatollah.

Il cuore del problema, come sempre quando si parla di mercati in fibrillazione, è l’incertezza. “Se la produzione e raffinazione dell’Iran dovessero diminuire per effetto dei bombardamenti bisogna capire se gli altri Paesi dell’Opec potranno - o vorranno - compensare aumentando le proprie quote, e quanto tutto ciò intaccherà le loro riserve” continua Benedettini.

ll ruolo della speculazione

Un termine che in giornate come questa si sente spesso pronunciare è “speculazione”. Secondo l’esperta si tratta di un’ovvietà: “In questi mercati la speculazione è intrinseca, non un fenomeno patologico. La possiamo definire come le aspettative degli attori di un mercato che si manifestano nei prezzi. E purtroppo i tempi in cui tutto ciò si riverbera sul prezzo alla pompa sono brevi”. Insomma: nel timore che decresca la capacità di raffinazione, c’è chi cerca di mettersi ai ripari alzando subito il prezzo. A peggiorare il quadro c’è lo spauracchio che venga interrotto o limitato il passaggio lungo lo stretto di Hormuz, la lingua di mare tra Iran e penisola araba percorsa da una petroliera su tre.

In un contesto generale che è già poco baldanzoso: per tutto il 2025 infatti l’attesa è che la domanda di petrolio cresca, ma a ritmi più bassi rispetto alla media degli anni passati.

La tendenza generale è quindi di una domanda fiacca, ma facendo uno zoom sul periodo attuale - l’inizio delle vacanze estive - le cose cambiano perché con l’incremento del traffico dovuto agli spostamenti vacanzieri, aumenta anche la domanda, rinforzando il prezzo. E proprio da questo parte Assoutenti: “L’aumento avviene nel periodo peggiore dell’anno, quando cioè milioni di italiani si apprestano a partire in auto per raggiungere le località di villeggiatura, e che rischia di determinare un salasso per le tasche delle famiglie” commenta il presidente Gabriele Melluso, secondo il quale “la fiammata dei listini di benzina e gasolio” richiederebbe l’intervento di mister Prezzi, “affinché monitori la situazione e segnali eventuali anomalie o irregolarità nella formazione dei prezzi al dettaglio”.

Le regioni più care

Come sempre, e oggi più che mai, la rete autostradale è il posto peggiore dove rifornirsi di benzina o diesel perché presenta i prezzi più alti. L’Unione nazionale consumatori ha elaborato i dati odierni del Mimit, relativi alle medie regionali, e ha stilato una classifica delle regioni più e meno convenienti. Le uniche regioni ad attestarsi sotto 1,7 euro al litro in modalità self per la benzina sono Marche, Veneto, Lazio, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Campania. Sulle autostrade il prezzo medio è 1,80 euro al litro, ma molto care risultano anche provincia di Bolzano (1,75), Basilicata (1,74), Calabria e provincia di Trento (1,73).

Per il diesel, in autostrada si paga in media 1,73 euro al litro e molto care sono anche Bolzano (1,66), Trento e Valle d’Aosta (1,64), Liguria e Basilicata (1,63). Sotto la soglia di 1,60 ci sono invece Campania (1,58), Veneto, Marche, Lazio, Piemonte, Puglia ed Emilia Romagna, tutte non oltre 1,59 euro al litro.

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