Voli “sostenibili” e tariffe verdi: come funziona il greenwashing delle compagnie aeree
di Federico FormicaMostrare attenzione all’ambiente con lo scopo di aumentare i profitti e migliorare l’immagine dell’azienda. Lo fanno in molti: si chiama “greenwashing” e il fenomeno riguarda anche il trasporto aereo, uno dei più inquinanti in assoluto. Già due anni fa il Beuc - l’associazione europea dei consumatori - più 19 associazioni nazionali avevano presentato un esposto contro 17 compagnie, poi diventate 20, per dare lo stop a queste pratiche ingannevoli. A due anni da questa iniziativa la situazione è migliorata, ma la soluzione definitiva è ancora lontana.
I danni per i consumatori
In cosa consiste il greenwashing nel trasporto aereo? Il Beuc fa alcuni esempi pratici. Ad esempio le tariffe green: molto utilizzate soprattutto dal gruppo Lufhansa, combinano una piccola qu…
Mostrare attenzione all’ambiente con lo scopo di aumentare i profitti e migliorare l’immagine dell’azienda. Lo fanno in molti: si chiama “greenwashing” e il fenomeno riguarda anche il trasporto aereo, uno dei più inquinanti in assoluto. Già due anni fa il Beuc - l’associazione europea dei consumatori - più 19 associazioni nazionali avevano presentato un esposto contro 17 compagnie, poi diventate 20, per dare lo stop a queste pratiche ingannevoli. A due anni da questa iniziativa la situazione è migliorata, ma la soluzione definitiva è ancora lontana.
I danni per i consumatori
In cosa consiste il greenwashing nel trasporto aereo? Il Beuc fa alcuni esempi pratici. Ad esempio le tariffe green: molto utilizzate soprattutto dal gruppo Lufhansa, combinano una piccola quota di Saf (il carburante sostenibile per l’aviazione) con compensazioni tramite progetti ambientali. Sono, in pratica, biglietti aerei con una sovrattassa. Tariffe che strizzano l’occhio ai viaggiatori più attenti all’ambiente ma si traducono in un “contentino”: sia perché l’utilizzo del Saf è residuale nel trasporto aereo, sia perché danno l’illusione che in questo modo il viaggio in aereo sia sostenibile. Anche se non è così. Oltretutto, i passeggeri che scelgono questa tariffe ricevono punti fedeltà extra, incentivando la prenotazione di ulteriori voli.
Cos’è il Saf
Il Saf è una delle argomentazioni più usate per vendere biglietti più cari o “contributi” come i biofuel blocks di Sas: 10 euro con 500 punti bonus. Per convincere i clienti della bontà dei loro progetti, le compagnie aeree confrontano le emissioni dei voli con altre rotte aeree, tacendo il fatto che ci siano mezzi alternativi ben più sostenibili, come il treno.
Nel suo rapporto il Beuc scrive che molte compagnie dichiarano l’intenzione di raggiungere il “net zero”, cioè di voler azzerare le emissioni nette di anidride carbonica entro il 2050. Questi obiettivi, però, spesso non sono verificabili e comunque non vincolanti e si traducono quindi in meri strumenti di marketing per abbellire l’immagine dell’azienda.
Tribunali in soccorso: precedenti ed esempi
Il rapporto appena uscito elenca anche una serie di sentenze e decisioni dei tribunali in giro per l’Europa che, sul solco dell’esposto di due anni fa, hanno quantomeno contenuto il fenomeno del greenwashing nel trasporto aereo. Ad esempio la Corte austriaca ha stabilito che Austrian Airlines ha ingannato i passeggeri dicendo che il volo per Venezia era a emissioni zero grazie al Saf; nel Regno Unito è stato vietato il claim pubblicitario “fly more sustainably” di Lufthansa, Air France ed Etihad; nei Paesi Bassi sono state considerate fuorvianti 15 diverse affermazioni in ambito climatico.
Questi pronunciamenti della magistratura, insieme alle pressioni di Beuc e associazioni di consumatori nazionali, hanno portato ad alcuni risultati. Alcuni vettori hanno modificato o rimosso dichiarazioni ambientali durante la prenotazione online. È il caso, ad esempio, di Norwegian, Wizz Air, Ryanair e Vueling, che hanno eliminato le opzioni di compensazione delle emissioni e i riferimenti a voli “sostenibili”. Non solo: Lufthansa, Swiss e Brussels Airlines hanno modificato l’aspetto grafico delle tariffe “green”, cambiando il colore da verde a rosso o arancione, riducendo così l’impatto visivo delle promesse ambientali.
Greenwashing aereo, 2026 anno di svolta
Il fenomeno, denuncia il Beuc, resta però esteso e il 2026 dovrebbe essere un anno di svolta per dargli un definitivo giro di vite. Entrerà infatti in vigore la direttiva Ue che vieterà espressamente affermazioni ambientali vaghe o infondate, tra cui claim generici come “sostenibile” o “verde” senza prove scientifiche, promesse future non accompagnate da piani verificabili e l’uso del termine “climaticamente neutro” basato solo su compensazioni.