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Pnrr, l’Eurocamera dice sì alla proroga: la Lega si astiene, FdI vota a favore

L'Europarlamento di Strasburgo 

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La risoluzione adottata con 421 voti favorevoli, 180 contrari e 55 astensioni. I progetti “maturi” slittano di 18 mesi. Allarme per i progetti in ritardo: sono il 70%
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STRASBURGO – L’Europarlamento chiede la proroga di 18 mesi dei progetti del Pnrr che sono a una fase “matura” di realizzazione. La risoluzione, presentata da due deputati romeni, Victor Negrescu, (S&D, socialisti e democratici) e Siegfried Muresan (Epp, partito popolare) è stata appena adottata con 421 voti favorevoli, 180 contrari e 55 astensioni. Nella risoluzione il Parlamento esprime preoccupazione per il 70% degli obiettivi ancora pendenti. Il testo chiede inoltre di destinare le risorse che non possono essere spese per il Recovery agli investimenti su energia, difesa e infrastrutture transfrontaliere, come le ferrovie ad alta velocità, e di accelerare quelli riguardanti la protezione sociale.

Se la proroga di 18 mesi ha raccolto una ampia maggioranza bipartisan, molto contestato invece l’articolo 43 della risoluzione, che chiede di destinare i fondi non spesi alla difesa. E infatti tra gli italiani ci sono stati anche alcuni dissidenti rispetto alle scelte del proprio part…

STRASBURGO – L’Europarlamento chiede la proroga di 18 mesi dei progetti del Pnrr che sono a una fase “matura” di realizzazione. La risoluzione, presentata da due deputati romeni, Victor Negrescu, (S&D, socialisti e democratici) e Siegfried Muresan (Epp, partito popolare) è stata appena adottata con 421 voti favorevoli, 180 contrari e 55 astensioni. Nella risoluzione il Parlamento esprime preoccupazione per il 70% degli obiettivi ancora pendenti. Il testo chiede inoltre di destinare le risorse che non possono essere spese per il Recovery agli investimenti su energia, difesa e infrastrutture transfrontaliere, come le ferrovie ad alta velocità, e di accelerare quelli riguardanti la protezione sociale.

Se la proroga di 18 mesi ha raccolto una ampia maggioranza bipartisan, molto contestato invece l’articolo 43 della risoluzione, che chiede di destinare i fondi non spesi alla difesa. E infatti tra gli italiani ci sono stati anche alcuni dissidenti rispetto alle scelte del proprio partito nel voto finale: non ha votato Cecilia Strada, del Pd, in quota S&D, formazione a favore del provvedimento; sempre del Pd, si è astenuto Marco Tarquinio. Si sono anche astenuti tutti i leghisti, che fanno capo a Patriots for Europe (PfE), formazione che invece s’è schierata a stragrande maggioranza contro il provvedimento. La richiesta di proroga del Pnrr è sostenuta da tempo dalla Lega in Italia, e in particolare dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Hanno votato sì compatti gli esponenti di Forza Italia, che fanno parte del Partito popolare, promotore della risoluzione. Sì anche dalla maggioranza del Pd e da Fratelli d’Italia (Ecr). Hanno votato contro compatti i Verdi e gli esponenti del M5S, che però sono favorevoli alla proroga. Il no finale è motivato invece dallo storno dei fondi per rafforzare la difesa europea.

Il timore è, tra l’altro, che alla fine la richiesta di assegnare i fondi rimanenti alla difesa sia l’unico aspetto che alla fine verrà accolto dalla Commissione: infatti in questi giorni il vicepresidente della Commissione Ue Raffaele Fitto ha ribadito che non ci sarà un rinvio. "Il Fondo per la ripresa e la resilienza è stato creato come uno strumento di supporto temporaneo – ha spiegato nel corso del dibattito che ha preceduto il voto – Il Regolamento sul Rrf è esplicito nel prevedere il completamento di tutte le tappe e gli obiettivi entro la fine di agosto 2026 e l'erogazione degli ultimi pagamenti, nonché i relativi prestiti, entro la fine di dicembre 2026. Queste scadenze non possono essere modificate senza un emendamento al regolamento sull'Rrf, al regolamento Euri e alla decisione sulle risorse proprie”.

"La Commissione dà priorità alla certezza giuridica, pur offrendo opzioni per accelerare l'attuazione e garantire il completamento entro la scadenza dello strumento", ha concluso.

Al momento il Piano è molto lontano dalla conclusione, e tra l’altro, ha spiegato lo stesso Fitto, "nonostante i miglioramenti nell'attuazione e nell'erogazione tra la seconda metà del 2023 e il 2024, si è registrato un significativo rallentamento nelle erogazioni nella prima metà del 2025. Nel primo semestre del 2025 sono stati erogati 10,8 miliardi di euro a 10 Stati membri". Nel complesso, finora sono stati erogati solo 316,9 miliardi di euro, pari al 49% dell'importo totale del sostegno impegnato.

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