Economia

L’Antitrust Ue dà il via libera a Unicredit-Banco Bpm. “Sì, con la cessione di 209 sportelli”

L’Antitrust Ue dà il via libera a Unicredit-Banco Bpm. “Sì, con la cessione di 209 sportelli”

“L’operazione, modificata dagli impegni, non solleverà più preoccupazioni in materia di concorrenza”. Respinta la richiesta dell’Italia di rinviare la fusione alla sua valutazione. Castagna: “Prendiamo atto ma restiamo preoccupati”

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MILANO – Orcel incassa un altro punto a favore. Dopo la decisione favorevole del Tar, l'antitrust Ue ha approvato l'acquisizione di Banco Bpm da parte di Unicredit, subordinata al pieno rispetto degli impegni assunti. Nel dettaglio, la banca guidata da Andrea Orcel si è impegnata a cedere 209 filiali (pari al 14% del totale) per l'Ue l'impegno risolve pienamente le preoccupazioni di concorrenza.

Con gli impegni cadono le preoccupazioni sulla concorrenza

“Unicredit – scrive la Commissione – opera in modo significativo in Italia, Germania e nell'Europa centrale e orientale, mentre Bpm opera principalmente in Italia. L'indagine della Commissione ha rilevato che: a livello locale, l'operazione proposta solleverebbe preoccupazioni in termini di concorrenza nei mercati dei depositi e dei prestiti, sia per i consumatori al dettaglio che per i servizi bancari alle pmi”. Una volta ceduti gli sportelli indicati, “l’operazione non solleverà più preoccupazioni in materia di concorrenza nei mercati dei depositi e dei prestiti, sia per i consumatori al dettaglio che per le Pmi”. E questo perché, dopo la cessione, “le quote di mercato combinate dell'entità risultante dalla fusione nelle aree locali interessate saranno moderate”.

A livello regionale, invece, non ci sono timori per la concorrenza sui servizi bancari delle Lcc, dato che il mercato è ricco di concorrenti. “Inoltre, l'operazione non solleva preoccupazioni in merito a possibili rischi di coordinamento nel mercato bancario italiano, a causa della sua natura frammentata e competitiva.

No all’Italia sulla rinvio a una sua valutazione

L’autorità non si ferma qui. La Commissione ha respinto la richiesta dell'autorità garante della concorrenza italiana di rinviare la concentrazione alla sua valutazione. Il motivo è il seguente. L'articolo 9, paragrafo 3, del Regolamento sulle concentrazioni Ue consente all’esecutivo comunitario di rinviare, in tutto o in parte, la valutazione di un caso a uno Stato membro, a condizione che gli effetti sulla concorrenza siano limitati ai mercati all'interno di tale Stato membro. Nel decidere se accettare o respingere tale richiesta di rinvio, la Commissione tiene conto, tra l'altro, di quale autorità sia nella posizione migliore per trattare il caso. Considerando tutti gli aspetti, Bruxelles ha concluso che “non sussistono motivi validi che giustifichino il rinvio dell'operazione all'Italia”.

Castagna: “Prendiamo atto ma restiamo preoccupati”

Immediata la risposta di Giuseppe Castagna, amministratore delegato della banca sotto Ops. “Prendiamo atto della decisione di oggi della Commissione Europea” e, “come sempre, non entriamo nel merito delle decisioni delle Autorità, ma esprimiamo la nostra preoccupazione”. Il manager cita le “conseguenze dell'operazione sul modello di business adottato dalla nostra banca, vicino da sempre all'economia reale e alle imprese e famiglie dei nostri territori”.

Invece, per Federico Freni, sottosegretario dell’Economia, il via livbera era “scontato”. “Ci saranno sicuramente dei vincoli di concentrazione rispetto all'operazione nel suo astratto che poi verranno valutati e si daranno i rimedi alla concentrazione, ma è una prassi”, a dichiarato a margine di un evento a Milano. Diverso è il caso delle prescrizioni golden power, che ha definito “giuste”.

Decisione divisa in quattro filoni

La decisione dell’antitrust europeo sull’Ops lanciata da Unicredit sulla rivale è stata divisa in quattro filoni. I primi due, quelli comunicati oggi, riguardano la competenza della procedura sulla concorrenza e la decisione vera e propria sotto il profilo della concorrenza. Gli altri due filoni, per cui al momento non c’è una scadenza fissata, riguardano l’art.21 comma 4 del regolamento europeo sulle concentrazioni e la procedura Eu Pilot. Queste ultime due riguardano la disciplina del Golden power adottata dall’Italia con leggi successive, l’ultima delle quali nel 2021 dal governo Draghi.

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